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Iraq, Un nuovo partito tenta di dare ai kurdi la loro 'Rivoluzione arancione'

di Patrick Cockburn da Sulaimaniya
The Independent, 24 luglio 2009

Dopo 18 anni al potere, i partiti di governo devono far fronte a un'ondata di protesta per la corruzione

"Devo chiederle di andarsene perché lei sta criticando le autorità su una proprietà dello Stato", dice un funzionario kurdo, interrompendo la nostra conversazione con una persona critica nei confronti del governo kurdo.

Stiamo parlando con Peshko Hama Fares Mohammed, un rappresentante di Goran, ovvero "Cambiamento", il nuovo partito politico che sta tentando di sloggiare i due partiti che governano il Kurdistan da 18 anni. Il risultato sarà deciso in elezioni generali assai combattute che si tengono domani.

Ci eravamo incontrati fuori dalla cittadina di Halabja, nella parte est del Kurdistan, sotto un monumento la cui torre bianca e blu commemora i 5.000 kurdi uccisi nel 1988, in un attacco con gas tossici, dall'aviazione di Saddam Hussein.

In un caffè dietro al monumento, Mohammed spiegava perché così tanti kurdi sono arrabbiati per il modo in cui i partiti di governo – l'Unione Patriottica del Kurdistan (PUK) e il Partito democratico del Kurdistan (KDP) - monopolizzano potere, soldi, e posti di lavoro. E' stato a questo punto che il funzionario responsabile del monumento, che stava apertamente origliando, è intervenuto per dire che non poteva consentire che venisse detto nulla di negativo riguardo al governo in un edificio sotto la sua responsabilità. "Potrei essere licenziato, se qualcuno venisse a scoprire quello che stavate dicendo", ha spiegato con toni di scusa mentre ci cacciava.

La parte est del Kurdistan è colorata dalle bandiere blu e dai manifesti di Goran, mentre il movimento cerca di emulare le "rivoluzioni arancione" della Georgia e dell'Ucraina, dove i riformisti hanno usato le elezioni per deporre élite radicate da molto tempo.

Nessuno si aspetta che i leader kurdi che hanno una posizione consolidata da tempo, Jalal Talabani, presidente dell'Iraq e capo del PUK, e Mas'ud Barzani, presidente del Governo regionale del Kurdistan che gode di larga autonomia, nonché capo del KDP, perdano il potere. Sono gli uomini che hanno combattuto Saddam Hussein, e portato al loro popolo una quasi-indipendenza. Tuttavia, il loro dominio, che prima nessuno aveva mai messo in discussione, ora viene sfidato in un modo che alcuni kurdi paragonano alle proteste in Iran.

"Il Kurdistan è gestito come una repubblica ex-sovietica", sosteneva Nawshirwan Mustafa, il leader di Goran, in una intervista con l'Independent quest'anno, un po' di tempo fa. "Non c'è divisione fra partito e governo, non c'è magistratura indipendente, non c'è distribuzione equa della ricchezza nazionale, né democrazia reale".

I leader di governo dicono che è un po' paradossale che questo arrivi da Mustafa, dal momento che, fino a poco tempo fa, è stato il numero due del PUK, e parte di quella stessa élite che ora denuncia per corruzione e autocrazia. Tuttavia, le roccaforti del PUK nella provincia di Sulaimaniya sono piene di segnali che indicano che in molti sono d'accordo con l'attacco di Goran all'establishment.

A una manifestazione in un distretto di Sulaimaniya, i suoi sostenitori ballavano e applaudivano un rapper kurdo il cui ritornello era: "In Kurdistan adesso nessuno è felice". Dara Jabar, che lavora in una fabbrica in Gran Bretagna, ed è tornato per votare, diceva: "I partiti prendono per sé tutti i proventi che vengono dalla vendita del petrolio, e nessuno sa dove vanno". Asos Hama, un sostenitore entusiasta di Goran, diceva: "La gente ne ha fin sopra la cima dei capelli, perché questo è un Paese potenzialmente molto ricco, ma persone che hanno frequentato l'università devono fare i tassisti per 10 o 12 anni".

Mohammed Tawfiq, ex funzionario di spicco del PUK che adesso è portavoce di Goran, fa una critica più ampia. Dice che la gente è arrabbiata per la mancanza di servizi come l'elettricità e l'acqua, ma aggiunge che la leadership politica kurda ha sbagliato tutto dalla caduta di Saddam Hussein nel 2003 – dal non essere riuscita ad affermare la rivendicazione kurda sulla città di Kirkuk, all'avere assegnato in modo segreto i contratti per sfruttare il petrolio kurdo.

L'establishment politico kurdo, leader di uno dei movimenti di liberazione nazionali che hanno avuto più successo al mondo, sembra essere preso in contropiede dall'apparente ingratitudine del suo stesso popolo. I presidenti Talabani e Barzani si sono difesi con forza, tenendo i loro incontri e le loro manifestazioni. I muri sono coperti del loro simbolo: un cavallo rampante su uno sfondo bianco e verde.

In Iraq le elezioni vanno ben al di là dell'essere popolari. Il potere di distribuire favori è decisivo per il successo alle urne, e il governo controlla la maggior parte dei posti di lavoro, in una economia dominata dallo Stato. Una delle principali lamentele di Goran è che i membri di KDP e PUK formano una mafia che monopolizza la distribuzione di posti di lavoro, contratti, e sussidi.

(Traduzione di Ornella Sangiovanni)


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Area tematica: Contesto politico
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