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Iraq, La South Oil Company contro i contratti alle compagnie petrolifere straniere

di Ornella Sangiovanni
Osservatorio Iraq, 29 giugno 2009

Mentre ormai mancano poche ore all’annuncio dei nomi delle compagnie petrolifere internazionali che si sono aggiudicate i contratti del primo round di gare d’appalto, continuano i segnali che indicano che non andrà tutto liscio.

Perché adesso, all’opposizione dei sindacati del settore, si è aggiunta nientemeno che quella della South Oil Company (SOC) – la compagnia di Stato irachena che gestisce i giacimenti del sud – dove è concentrato il grosso della ricchezza petrolifera del Paese.

Oggi il suo Direttore Generale, Fayadh al Nema, ha consegnato un rapporto dettagliato al Parlamento, chiedendo di respingere il secondo round di gare d’appalto, a cui il governo di Baghdad si appresta a metter mano una volta completata la prima tranche.

Fonte della notizia – riferita dall’agenzia di stampa indipendente irachena Aswat al Iraq, è Nureddin al-Hayiali, un deputato che fa parte della Commissione parlamentare Petrolio e Gas.

Secondo Hayiali, il Direttore Generale della SOC ritiene “che le licenze distruggano il lavoro delle compagnie petrolifere irachene, compresa la sua”. Nema, a detta del deputato, sostiene che assegnare contratti alle compagnie petrolifere straniere non fa gli interessi del popolo iracheno, “dato che essi riguardano giacimenti attualmente in produzione”.

Lettera a Shahristani

L’opposizione del dirigente petrolifero iracheno all’ingresso delle compagnie straniere attraverso le gare d’appalto decise dal governo di Baghdad non è nuova.

Il 10 giugno scorso, in una lettera indirizzata al ministro del Petrolio, Hussein al Shahristani, Nema aveva espresso e motivato la sua contrarietà. Era stato uno degli elementi che aveva portato il Parlamento a convocare il ministro, perché illustrasse i benefici della sua strategia, e fornisse chiarimenti.

Nella seduta speciale dedicata alla questione, pochi giorni fa, Shahiristani aveva difeso le sue scelte, ribadendo la volontà del governo di andare avanti con l’assegnazione dei contratti – ma il Direttore Generale della SOC si era fatto sentire. Argomentando che gli investimenti stranieri nel settore petrolifero iracheno vanno bene – ma solo per i giacimenti non ancora in produzione e per quelli non ancora scoperti.

La North Oil Company: per noi va bene

Nessun problema invece dalla North Oil Company (NOC), la compagnia di Stato che gestisce i giacimenti del nord.

Manaa Abdullah al-Obaidi, il suo direttore, un paio di giorni fa ha detto che la compagnia ha partecipato a tutte le fasi dello studio e della preparazione dei contratti che stanno per essere assegnati, assieme al ministero del Petrolio, e che è d’accordo con il fatto che vadano a compagnie straniere.

“La NOC è affiliata al ministero del Petrolio, e non può andare contro la sua volontà”, aveva commentato il dirigente iracheno.

Nema invece – evidentemente - la pensa in modo assai diverso, e, secondo Hayiali, i parlamentari erano d’accordo con la sua proposta, “e hanno chiesto che sia approvata una legge prima che i contratti vengano firmati”.

Tutti elementi che fanno pensare che il percorso sarà accidentato.


Fonti: Aswat al Iraq, Bloomberg News


Area tematica: petrolio
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