Welcome to Osservatorio Iraq
home
chi siamo
mappa del sito
segnala il sito
come aiutarci
contattaci

Guida per paese

Guida per temi


Guarda la
Video newsletter



Archivio video



In Libreria



Gli speciali



Il vecchio sito


L'Osservatorio è un progetto di
Un ponte per...
Credits

Gaza: La logica del potere coloniale


di Nir Rosen
The Guardian, 29 dicembre 2008

Sono stato reporter in Iraq, Afghanistan, Libano, Somalia e altre zone di guerra per quasi tutta la presidenza Bush. I miei articoli sono stati pubblicati su quasi tutte le maggiori testate. Sono stato intervistato dai principali network e ho perfino deposto davanti alla commissione esteri del senato.

L’amministrazione Bush ha iniziato il suo mandato, e i palestinesi venivano massacrati, e lo conclude con Israele che perpetra uno dei massacri più gravi, fino ad ora, nei 60 anni di occupazione del suolo palestinese. La visita di commiato di Bush alla nazione che ha scelto di occupare, si è conclusa con il lancio delle scarpe da parte un colto e laico Sciita iracheno, che ha così espresso i sentimenti di tutto il mondo arabo, non dei dittatori, che, imprudenti, si sono associati all’odiato regime americano.

Ancora una volta Israele bombarda la popolazione di Gaza, affamata e confinata in quel territorio. Il mondo guarda la difficile situazione di un milione e mezzo di abitanti a Gaza live in tv o in rete; i media occidentali giustificano il comportamento di Israele. Perfino alcuni dichiarazioni rilasciate da Arabi provano a mettere sullo stesso piano la resistenza palestinese e la potenza della macchina militare israeliana. Ma tutto questo non deve sorprenderci: Israele ha appena concluso una campagna di relazioni pubbliche intorno al mondo per incassare un ampio appoggio agli attacchi, conquistando la collaborazione anche di stati arabi, come l’Egitto.

La comunità internazionale è direttamente colpevole di questo ultimo massacro. Rimarrà immune dall’ira di un popolo disperato? Fino ad ora si sono svolte manifestazioni molto partecipate in Libano, Yemen, Giordania, Egitto, Siria e Iraq. Gli arabi non dimenticheranno, i palestinesi non dimenticheranno. Come ha detto il poeta Mahmoud Darwish: “Tutto quello che avete fatto alla nostra gente è annotato nei nostri taccuini”.

Mi viene spesso chiesto dagli analisti politici, dai decisori politici e da quanti sono ingabbiati nell’applicazione di tali politiche cosa, a parer mio, dovrebbe fare l’America per promuovere la pace o conquistarsi l’approvazione incondizionata del mondo musulmano. Ma ormai la risposta è chiaramente inutile, poiché solo una vera rivoluzione nel governo americano potrebbe avviare l’autentica rivoluzione che sarebbe necessaria nella politica americana per produrre i cambiamenti richiesti.
Una rivista americana una volta mi chiese di scrivere un saggio per contribuire al dibattito sulla possibilità o meno di trovare una giustificazione per il terrorismo o gli attacchi contro i civili. La mia risposta fu che una rivista americana non avrebbe dovuto chiedere se si potessero mai giustificare il terrorismo o gli attacchi contro i civili, poiché questa è una domanda che devono porsi i deboli, gli Indiani d’America nel passato, gli ebrei nella Germania nazista, i palestinesi oggi.

La parola terrorismo è normativa, non descrive un concetto; una parola vuota che significa tutto e niente, che viene usata per descrivere quello che fanno gli Altri e non quello che facciamo Noi. I potenti, che si tratti di Israele o dell’America, della Russia o della Cina, descriveranno sempre i morti delle proprie battaglie come vittime del terrorismo, mentre la distruzione della Cecenia, la pulizia etnica della Palestina, il lento massacro dei palestinesi rimasti, l’occupazione americana dell’Iraq e dell’Afghanistan, con la conseguente morte di decine di migliaia di civili…ebbene, questi non si guadagneranno mai lo status di vittime del terrorismo, sebbene i civili fossero il bersaglio e terrorizzarli l’obiettivo.

Contro-insurrezione, termine di nuovo in auge al Pentagono, è un altro modo di definire la repressione delle lotte di liberazione nazionale, e terrore ed intimidazione sono elementi chiave per raccogliere consensi.

Le norme prescrittive sono determinate dai rapporti di potere, sono infatti coloro che lo detengono a stabilire cos’è legale e cosa illegale e opprimono i deboli imponendo divieti per impedire loro di resistere. Per i deboli, resistere è contro la legge per definizione. Concetti quali terrorismo vengono inventati e usati in modo normativo come se fossero stati introdotti da un tribunale neutrale, invece che dagli oppressori. Il pericolo è che questo uso eccessivo della legalità in realtà finisce per minare la legalità, sminuendo la credibilità delle istituzioni internazionali quali per esempio le Nazioni Unite. Diventa evidente come i potenti, coloro che dettano le regole dunque, insistano sulla legalità unicamente per preservare i rapporti di potere che sono loro necessari o per proseguire l’occupazione ed il colonialismo.

Gli attacchi ai civili sono il metodo di resistenza ultimo, più disperato ed anche elementare quando ci si trova di fronte ad un conflitto così schiacciante e ad un imminente annientamento. I palestinesi non attaccano i civili israeliani pensando di distruggere Israele.

Il territorio palestinese è stato rubato giorno dopo giorno, il popolo palestinese viene annientato giorno dopo giorno e dunque il popolo reagisce in ogni modo da esercitare pressione su Israele. Le potenze coloniali usano i civili in modo strategico, si insediano per rivendicarne la terra e ne tolgono il possesso alle popolazioni locali, sia che si tratti degli Indiani del Nord America o dei palestinesi in quella che è ora Israele e i Territori Occupati. Quando le popolazioni indigene si accorgono delle dinamiche irreversibili che portano loro via la terra e l’identità con il sostegno di una potenza schiacciante sono allora costrette a far ricorso a qualunque metodo di resistenza.

Non molto tempo fa, Qassem al-Mughrabi, un palestinese di 19 anni di Gerusalemme, si diresse con la sua macchina contro un gruppo di soldati ad un incrocio. “Il terrorista”, come lo definì il quotidiano israeliano Haaretz, fu ucciso; lo scorso luglio, in due eventi diversi, Palestinesi di Gerusalemme usarono veicoli per attaccare gli Israeliani, e gli attaccanti non facevano parte di un’organizzazione.
Sebbene quei palestinesi furono uccisi, alti ufficiali israeliani ordinarono la demolizione delle loro case.

In un altro incidente, Haaretz scriveva che una donna palestinese aveva colpito con l’acido un soldato israeliano rendendolo cieco da un occhio. “Il terrorista è stato arrestato dalle forze di sicurezza” diceva il quotidiano.

Una cittadina occupata attacca un soldato occupante, e la terrorista è lei?

Durante il suo discorso alle Nazioni Unite a settembre, Bush disse che non vi è motivazione che possa giustificare una deliberata cancellazione di vite umane, e tuttavia gli Stati Uniti hanno ucciso migliaia di civili in attacchi aerei su zone densamente popolate. Quando lanci una bomba su aree di questo tipo sapendo che si verificheranno alcuni danni “collaterali” ai civili ma accettandolo come prezzo giusto, allora questo è un atto deliberato. Se imponi sanzioni, come ha fatto Bush con l’Iraq ai tempi di Saddam che uccidono centinaia di migliaia di persone e poi dichiari che le loro morti erano un prezzo giusto, come fece il Segretario di Stato Albright, allora stai deliberatamente uccidendo persone per un fine politico. Quando cerchi di applicare lo “shock and awe”, colpisci e terrorizza, come fece il presidente Bush nei bombardamenti sull’Iraq, allora pratichi il terrorismo.

Così come i vecchi film di cowboy americani presentavano gli americani bianchi come assediati e gli Indiani come aggressori, ma la realtà era tutto il contrario, allo stesso modo i palestinesi sono diventati gli aggressori e non le vittime.

Già nel 1948 750mila palestinesi furono deliberatamente sottoposti a pulizia etnica e cacciati via dalle loro case e centinaia di villaggi furono distrutti, e la loro terra fu occupata dai coloni, che continuarono a negare la loro stessa esistenza e a dichiarare una guerra che dura da sessant’anni contro gli abitanti rimasti e i movimenti di liberazione nazionale fondati dai palestinesi in tutto il mondo.

Ogni giorno, viene rubata altra terra palestinese e altri palestinesi vengono uccisi. Se un israeliano si definisce sionista significa che prende parte all’esproprio dell’intero popolo. D’altro canto, il solo fatto di essere palestinese non attribuisce il diritto di impiegare qualsiasi mezzo sia necessario, accade per debolezza. I deboli hanno molto meno potere dei forti e provocano molto meno danno. I palestinesi non avrebbero mai bombardato bar o usato missili fatti in casa se avessero avuto carri armati ed aerei. Le loro azioni possono essere giustificate solo considerata la situazione attuale, e vi sono limiti ovvi.

E’ impossibile avanzare una richiesta etica universale o stabilire un principio kantiano che giustifichi qualsiasi atto di resistenza al colonialismo o alla dominazione di un potere schiacciante. E ho difficoltà a rispondere a tutta un’altra serie di domande: Si può giustificare un cittadino iracheno che attacca gli Stati Uniti? Dopo tutto il suo paese fu attaccato non in risposta ad una provocazione, e distrutto, causando milioni di rifugiati e centinaia di migliaia di morti. E questo, dopo 12 anni di bombardamenti e sanzioni che avevano ucciso migliaia di persone e distrutto le vite di molti altri.

Potrei affermare che tutti gli americani ricevono un beneficio dalle imprese del loro paese senza dover pagare il prezzo, e che nel nostro tempo la macchina imperiale non è semplicemente una rete militare ma militare/civile. E potrei perfino affermare che gli americani hanno eletto l’amministrazione Bush due volte e hanno eletto rappresentanti che non hanno fermato la guerra, e anche il popolo americano non ha fatto nulla. Dal punto di vista di un americano o israeliano o di altri potenti aggressori, se sei forte qualsiasi cosa tu faccia è giustificabile, mentre niente di quanto fanno i deboli è legittimo. Dipende solamente di quale parte si sceglie: se quella del forte o quella del debole.

Israele e i suoi alleati dei regimi occidentali e arabi, come per esempio l’Egitto, la Giordania e l’Arabia Saudita, sono riusciti a corrompere la leadership dell’Olp e ad allettarla con la promessa del potere a spese della libertà del suo popolo, fondando dapprima un movimento di liberazione che collaborava con l’occupante. Le elezioni si avvicinano in Israele e, come sempre, sono accompagnate dalla guerra per rafforzare i candidati. Non si può diventare primo ministro in Israele senza sporcarsi abbondantemente le mani di sangue arabo. Un generale israeliano ha minacciato di rimandare Gaza indietro di decenni, proprio come minacciavano di ricacciare il Libano indietro di decenni nel 2006. Come se strangolando Gaza e negando ai suoi abitanti il carburante o il cibo non la si fosse già rimandata indietro di decenni.
Il governo di Hamas eletto democraticamente è diventato bersaglio di attacchi distruttivi sin dal giorno in cui vinse le elezioni nel 2006, e così il mondo annunciò ai palestinesi che non possono avere democrazia come se l’obiettivo fosse quello di renderli ancora più radicali, come se questo non avesse conseguenze. Israele sostiene che il suo bersaglio sono le forze armate di Hamas.

Non è vero. Il bersaglio sono le forze di polizia palestinesi e ne sta uccidendo i membri, incluse personalità quali il capo della polizia, Tawfiq Jaber, che in realtà era un ex ufficiale di Fatah che rimase al suo posto dopo che Hamas guadagnò il controllo di Gaza. Cosa accadrà ad una società senza forze di sicurezza? E gli israeliani cosa pensano accadrà quando le forze più radicali di Hamas conquisteranno il potere?

Il progetto di un Israele sionista non è fattibile a lungo termine e gli insediamenti israeliani, l’esproprio della terra e le barriere di separazione hanno già da tempo reso impossibile la soluzione di avere due stati. Vi può essere un solo stato nella Palestina storica. Nei decenni a venire, gli Israeliani si troveranno di fronte ad una scelta: opereranno una transizione pacifica verso una società di pari, dove i palestinesi hanno gli stessi diritti com’è avvenuto nel Sud Africa post-apartheid? Oppure continueranno a vedere la democrazia come una minaccia? Se sarà così, uno dei due popoli sarà costretto ad andare via. Il colonialismo funziona solo quando la maggior parte degli abitanti del posto è sterminata, anche se spesso, come nell’Algeria occupata, sono i colonizzatori a fuggire. Alla fine, i palestinesi non saranno disponibili a trovare un compromesso e a lavorare verso un solo Stato per due popoli. E il mondo vuole spingerli verso una ulteriore radicalizzazione?

Non fatevi ingannare: il persistere della questione palestinese è la motivazione di ogni militante anti-americano, e non solo nel mondo arabo; ora però l’amministrazione Bush ha aggiunto l’Iraq e l’Afghanistan, altre due fonti di risentimento. L’America ha perso la propria influenza sulle masse arabe, anche se è ancora in grado di premere sui regimi arabi. Ma i riformisti e le élite del mondo arabo non vogliono aver nulla a che fare con l’America.

Si conclude la fallimentare amministrazione Bush, la promessa di uno Stato palestinese rimane una menzogna, mentre molti altri palestinesi vengono uccisi. Un nuovo presidente si appresta ad entrare in carica, ma le popolazioni mediorientali hanno avuto troppe esperienze deludenti con diverse amministrazioni degli Stati Uniti per nutrire una qualche speranza di cambiamento. Il presidente eletto Obama, il vice-presidente eletto Biden e il futuro ministro degli esteri Hillary Clinton non hanno dimostrato che le loro idee sul Medio Oriente siano diverse da quelle delle precedenti amministrazioni.

Mentre il mondo si appresta a festeggiare l’arrivo di una nuova era, quanto tempo passerà prima che senta nuovamente il dolore di quanti ignora o sostiene la repressione?

(Traduzione di Concetta Spinosa, Traduttori per la pace, per Osservatorio Iraq)

L’articolo in lingua originale


Area tematica: Conflitti
Pagina Stampabile Pagina Stampabile
Invia questo Articolo ad un Amico RSS feed 

 








Cerca nel sito
 

Newsletter
Se vuoi ricevere la newsletter inserisci la tua mail

 


Testata giornalistica registrata - Autorizzazione Tribunale di Roma n. 49 del 14-2-2008.
I materiali presenti su questo sito possono essere liberamente utilizzati citandone la fonte.
Nessuna autorizzazione alla riproduzione è concessa a siti o media di ispirazione razzista, fascista o antisemita