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Libano: Accordo tra sunniti e alauiti per mettere fine agli scontri di Tripoli
di Ziad Talhouk Ansa, 8 settembre 2008
Comincia a dare frutti il dialogo tra le comunità musulmane rivali libanesi, che si sono sanguinosamente combattute negli ultimi mesi: un accordo di riconciliazione fra le comunità alauite e sunnite di Tripoli, porto del nord e seconda città del paese, è stato firmato stasera, per porre fine agli scontri che hanno fatto 23 morti in città dallo scorso maggio.
Il premier sunnita Fuad Siniora ha partecipato a Tripoli, novanta chilometri a Nord di Beirut, alla firma dell'accordo raggiunto nel fine settimana tra il leader sunnita antisiriano Saad Hariri e Ali Eid, un leader alauita con stretti contatti con la Siria, guidata dal presidente alauita Bashar al Assad.
Negli ultimi mesi, attivisti delle due comunità si sono sporadicamente affrontati in sparatorie nei pressi di Tripoli, con un bilancio di oltre 20 morti e decine di famiglie fuggite dalla zona degli scontri. Alcuni giorni fa, il presidente Assad ha affermato che la situazione in Libano rimane “fragile” con la crescita del fondamentalismo sunnita nel Nord del Paese. “Tripoli è una sola città - ha detto il premier Siniora in un discorso in tv dopo la firma dell'accordo -. Una città unita dove non ci sono differenze fra libanesi e libanesi, fra musulmani e musulmani e fra cristiani e cristiani. Siamo tutti libanesi. Tripoli deve essere liberata da tutte le armi, le armi non proteggono nessuno”.
Il documento firmato invita al ritiro degli uomini armati dalle strade, allo spiegamento dell'esercito per garantire la sicurezza, al ritorno degli sfollati nelle loro case, a compensazioni per i danni materiali e a un piano per lo sviluppo economico della città.
La violenza a Tripoli ha suscitato il timore che Damasco possa usarla come pretesto per inviare nuovamente le sue truppe nel Nord Libano. La Siria ha ritirato i suoi soldati dal Paese dopo 29 anni nel 2005, in seguito alle pressioni internazionali seguite all'assassinio dell'ex premier Rafik Hariri.
Sayyed Hassan Nasrallah - leader del movimento sciita Hezbollah i cui miliziani hanno sanguinosamente sconfitto i seguaci di Hariri in un blitz militare a Beirut e dintorni lo scorso maggio - ha prontamente salutato il processo di riconciliazione. “Sosteniamo chiunque contribuisca a portare la pace a Tripoli e tutti gli sforzi di riconciliazione nel Nord in generale”, ha detto Nasrallah, esortando nel contempo l'avvio di un dialogo nazionale, “anche da domani se possibile”, dicendosi “aperto” al movimento al Mustaqbal guidato da Hariri “e a tutti i sunniti”.
“Chiedo al popolo libanese di astenersi dall'esercitare un sostegno fanatico a qualsiasi figura o partito politico”, ha aggiunto.
I combattimenti di maggio tra sunniti, sciiti e alauiti a Beirut ed in altre zone del Paese, che hanno causato la morte di oltre 60 persone, sono scaturiti dopo tre anni di un braccio di ferro politico-istituzionale, che ha trascinato il Paese sulla soglia di una nuova guerra civile.
La crisi è poi stata disinnescata da un accordo interlibanese mediato dal Qatar, che però non ha risolto le divergenze politiche e i risentimenti inter-confessionali. Il presidente Michel Suleiman deve ancora dare l'avvio al processo di “dialogo nazionale” previsto da quell'accordo, che dovrebbe riunire attorno ad un tavolo la coalizione antisiriana 14 Marzo, che vuole il disarmo di Hezbollah, e l'alleanza guidata dallo stesso movimento sciita, che ha il sostegno di Iran e Siria.
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