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Iraq, I kurdi (e i loro alleati) silurano le elezioni provinciali

di Ornella Sangiovanni
Osservatorio Iraq, 24 luglio 2008

Le elezioni provinciali si allontanano. Dopo che ieri il presidente iracheno Jalal Talabani aveva respinto la legge elettorale approvata il giorno precedente dal Parlamento iracheno senza il voto dei deputati kurdi, l’intero Consiglio di presidenza si è rifiutato di ratificare il provvedimento.

Talabani, che è kurdo, e uno dei suoi due vice - lo sciita Adel Abdel Mahdi, esponente di spicco del Consiglio Supremo islamico iracheno (ex SCIRI), uno dei due partiti sciiti della coalizione di governo – d’accordo sul fatto che la legge non andasse controfirmata, hanno telefonato all’altro vice presidente – il sunnita Tariq al Hashimi, leader dell’Iraqi Islamic Party , che si trovava in Turchia. Ad al Hashimi, comunque a quel punto in minoranza, non è rimasto che adeguarsi.

Il presidente iracheno aveva obiettato a un voto parlamentare che aveva visto l’abbandono dell’aula per protesta del gruppo dei deputati kurdi (assieme ad alcuni sciiti).

Anche se tecnicamente valida dal punto di vista del numero legale, l’approvazione del provvedimento con 127 voti favorevoli (dei 142 presenti, su un totale di 275 parlamentari), e in assenza di una intera fazione politica - era stata bollata da Talabani come irresponsabile. Il capo dello Stato aveva inoltre criticato la decisione del presidente dell’Assemblea di ricorrere al voto segreto, invece di cercare un accordo fra le diverse forze.

Ora le legge torna in Parlamento, dove è rimasto pochissimo tempo per modificarla: sempre nell’ipotesi – assai improbabile – che i deputati dei vari schieramenti riescano ad arrivare a un compromesso.

Il 1 agosto inizia la pausa estiva dei lavori, e l’eventualità di un rinvio del voto provinciale, che era stato fissato per il 1 ottobre (una data che appariva sempre più a rischio), è praticamente ormai realtà.

La questione ora non è se rinviare le elezioni, ma di quanto.

La Commissione Elettorale irachena aveva già proposto, pochi giorni fa, di spostare il voto al 22 dicembre, avvertendo che non c’era più tempo per i preparativi necessari, anche se la legge elettorale fosse stata approvata. Adesso anche questa data comincia ad apparire ottimistica.

Ieri, prima che il Consiglio di presidenza annunciasse la sua decisione di rinviare la legge al Parlamento, un funzionario della commissione – coperto dall’anonimato - aveva detto che, se il provvedimento fosse stato respinto, si sarebbe andati al 2009.
Anche secondo lo sceicco Khalid al-Attiya, uno dei due vice presidenti del Parlamento, sarebbe ormai improbabile che si riesca a votare prima del prossimo anno.

A Washington, che su queste elezioni provinciali puntava molto, la preoccupazione per un rinvio a tempo indeterminato è tale che ieri, dopo il rifiuto di Talabani, si è mossa persino la Casa Bianca - per chiedere agli iracheni di tenere le elezioni entro fine 2008.

Il nodo di tutta la vicenda, apparentemente, è stata la questione di Kirkuk. Ma in Iraq, tutto è sempre meno semplice di come (non) appare.

In molti queste elezioni provinciali non le volevano, o le volevano al più tardi possibile. Sembra proprio che siano riusciti nel loro intento.


Fonti: Associated Press, Aswat al Iraq


Area tematica: Contesto politico
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