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Iraq, Talabani respinge la legge sulle elezioni provinciali, a rischio il voto

Osservatorio Iraq, 23 luglio 2008

Il presidente iracheno, Jalal Talabani, non ha perso tempo, e ha rispedito al mittente la legge relativa alle elezioni provinciali, approvata ieri dal Parlamento senza il voto dei deputati kurdi, che avevano abbandonato l’aula per protesta.

"Il presidente non accetta una legge di questo tipo: una legge votata da 127 deputati, e che non rappresenta neanche metà del Parlamento", dice un comunicato diffuso oggi dal suo ufficio, in cui si aggiunge che “il presidente è sicuro che anche il Consiglio di presidenza non approverà questa legge”.

Si concretizzano così i timori di coloro che, dopo la seduta di ieri, avevano espresso dubbi su una ratifica del provvedimento da parte di Talabani – che è kurdo, e dei suoi due vice: ratifica necessaria perché esso possa diventare legge a tutti gli effetti ed entrare in vigore.

Le proteste dei kurdi, a cui si sono uniti una quindicina di sciiti, sono state provocate dal fatto che il presidente del Parlamento, Mahmud al Mashhadani, ha deciso di fare ricorso al voto segreto, ma il punto cruciale riguarda la soluzione decisa per Kirkuk: ovvero di rinviare le elezioni in questa provincia.

Secondo alcuni parlamentari, sarebbero stati violati i regolamenti procedurali.

Molto dura è stata la reazione del governo regionale del Kurdistan (KRG), che ha diffuso un comunicato nel quale si definisce il voto del Parlamento iracheno incostituzionale e dannoso per il processo democratico.

"Il presidente del Parlamento ha commesso una violazione della Costituzione, e una violazione del regolamento interno parlamentare”, si legge nella nota.

Una mossa, accusa il KRG, che ha come obiettivo “quello di ostacolare il processo democratico nazionale, e le elezioni per i consigli provinciali” e che “sta cercando di buttare all’aria il processo politico nel Paese”.

E il Parlamento regionale del Kurdistan ha convocato una seduta di emergenza per oggi.
In ogni caso, ora si rischia davvero un rinvio delle elezioni provinciali: la data che era stata fissata – il 1 ottobre - sembra allontanarsi ogni giorno che passa.

“Le elezioni si terranno più tardi della data prevista”, ha commentato Ali al-Adib, deputato sciita che fa parte di al Da’wa, lo stesso partito a cui appartiene il premier Nuri al-Maliki, definendo il voto di ieri “una violazione della legge”.

Gli fa eco Salim Abdullah, il portavoce dell’Iraqi Accord Front, la maggiore coalizione sunnita rappresentata in Parlamento.

“Come minimo, le elezioni non avranno luogo il 1 ottobre”, dice, aggiungendo di prevedere che ora si andrà a gennaio.

Non è improbabile, dato che già tre giorni fa la Commissione elettorale aveva avvertito che non c’era più tempo per i preparativi, anche se il Parlamento fosse riuscito ad approvare la legge elettorale, e aveva proposto come nuova data il 22 dicembre.

L’eventualità di un rinvio a tempo indeterminato suscita le preoccupazioni di Washington, tanto che oggi si è mossa addirittura la Casa Bianca, esortando gli iracheni a votare entro fine 2008.

"Pensiamo che sia importante. Riteniamo che le elezioni locali in Iraq aiuterebbero a riconciliare ulteriormente tutti i gruppi", ha detto la portavoce, Dana Perino, esprimendo la speranza che il Parlamento di Baghdad approvi una legge elettorale che possa essere ratificata da Talabani.

Il fatto è che in Iraq sono in molti a volere che le elezioni provinciali si tengano il più tardi possibile.

Questo, ora, potrebbe essere il colpo di grazia.


[O.S.]

Fonti: Agence France Presse, al Jazira


Area tematica: Contesto politico
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