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Iraq, Approvata la legge sulle elezioni provinciali, ma non è detto che si voti a ottobre
Osservatorio Iraq, 23 luglio 2008
Alla fine ce l'hanno fatta. Il Parlamento iracheno ieri ha approvato la legge sulle elezioni provinciali, nonostante il ritiro dei deputati appartenenti alla coalizione che raggruppa le principali forze politiche kurde.
Hanno votato a favore della legge 127 parlamentari dei 142 presenti (su 275 che compongono l'Assemblea Nazionale irachena), dopo che circa 60 kurdi - e 15 sciiti - avevano abbandonato l'aula per protesta, contro la decisione del presidente, Mahmud al-Mashhadani, di ricorrere al voto segreto.
Il nodo riguarda la soluzione adottata per Kirkuk – dove, per togliere di mezzo quello che finora era stato uno dei punti più controversi, è stato deciso che le elezioni verranno rinviate a data da definirsi.
Ora divampano le polemiche.
Uno dei due vice presidenti dell'assemblea, lo sceicco Khaled al-Attiya, dopo avere anch'egli abbandonato l'aula assieme all'altro vice presidente, che è kurdo, ha espresso le proprie riserve sulla maniera in cui si è votato.
E ha aggiunto di ritenere improbabile che la legge venga ratificata dal Consiglio di Presidenza - composto dal presidente iracheno Jalal Talabani, e dai due vicepresidenti.
"Non possiamo votare nell'assenza totale di una fazione. Il voto è inutile", ha detto Attiya, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta a margine della seduta parlamentare. "Sarà respinto dai rappresentanti di questa fazione e dal Consiglio di Presidenza".
Se così dovesse essere, il provvedimento ritornerebbe all'assemblea.
Secondo una legge approvata dal Parlamento in febbraio, le elezioni provinciali dovrebbero svolgersi il 1 ottobre, ma questa data sembra ogni giorno più improbabile.
La Commissione Elettorale irachena due giorni fa ha avvertito che non c'è più tempo per i preparativi, e ha proposto di rinviare il voto a dicembre.
Il suo presidente, Faraj al-Haidari, ieri ha detto alla Reuters che non può comunque passare alla fase di attuazione finché il provvedimento approvato non avrà la ratifica del Consiglio di presidenza – diventando così legge a tutti gli effetti.
E ha ribadito che si rischia di non poter votare quest'anno, sottolineando che ormai si andrà come minimo a dicembre, anche se la legge elettorale dovesse essere approvata entro fine luglio.
Il nodo di Kirkuk
Il principale punto di contenzioso, che aveva bloccato finora l'approvazione della legge da parte del Parlamento, è la questione di Kirkuk – provincia multietnica, e contesa fra kurdi da un lato, e arabi e turcomanni dall'altro.
La maggioranza delle forze politiche aveva proposto una soluzione che avrebbe ripartito i 32 seggi del consiglio provinciale, assegnandone 10 ciascuno ad arabi, turcomanni, e kurdi, e riservando i restanti due alle altre minoranze.
Ma i kurdi avevano detto no, e respinto anche l'ipotesi di un rinvio del voto, provocando così una situazione di stallo.
Tuttavia, ci sono dubbi sul fatto che approvare la legge nel modo in cui è stato fatto oggi sia stata una buona idea. E che possa evitare il rinvio del voto.
Nel provvedimento si dice che le elezioni dovranno tenersi non oltre il 31 dicembre, ma sia Attiyah che l'altro vice presidente dell'assemblea, Arif Taifur, hanno fatto capire che anche questa data è ottimistica.
"Le elezioni provinciali non si potranno tenere quest'anno perché questa legge verrà respinta", ha dichiarato Attiyah alla Associated Press.
"Non abbiamo mai avuto un voto segreto in due anni di lavori di questo Parlamento", ha detto Mahmud Othman, uno dei deputati kurdi che ieri hanno abbandonato la seduta."Non lo consideriamo legale, è un tentativo di rinviare le elezioni".
Secondoalcuni deputati, il presidente dell'Assemblea, Mashadani avrebbe forzato la mano perché il premier Nuri al Maliki e i funzionari dell'ambasciata Usa starebbero facendo pressioni sul Parlamento perché venga approvata la legge elettorale e si vada al voto.
Ora i kurdi hanno annunciato di volersi appellare alla Corte Costituzionale.
Se così dovesse essere, ha commentato Baha al Araji, un deputato sciita del gruppo che fa riferimento a Muqtada al Sadr, "ci vorranno sei mesi per risolvere la questione".
[O.S.]
Fonti: Reuters, Associated Press, McClatchy Newspapers
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