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Iraq, Green Zone sotto controllo iracheno entro fine anno, dice il governo Maliki
Osservatorio Iraq, 13 luglio 2008
La cosiddetta Green Zone di Baghdad, la cittadella superfortificata nel centro della capitale irachena dove si trovano le ambasciate di diversi Paesi occidentali (a cominciare da quella statunitense), la sede delle Nazioni Unite, e di diverse istituzioni irachene, potrebbe tornare presto sotto controllo iracheno.
Lo riferisce oggi il Sunday Times, citando come fonte Ali al Dabbagh, il portavoce del governo guidato dal premier Nuri al Maliki, secondo il quale il passaggio di consegne alle autorità di Baghdad dovrebbe avvenire entro la fine di quest’anno.
“Riteniamo che entro la fine del 2008 tutte le zone di Baghdad dovrebbero essere integrate nella città”, ha detto Dabbagh al domenicale britannico, aggiungendo che “i soldati americani dovrebbero essere basati in accampamenti concordati, fuori dalle città e dalle aree popolate”.
L’atteggiamento delle autorità irachene a riguardo sembra assai fermo.
Dabbagh abbandona il condizionale e prosegue: “Entro la fine dell’anno, non ci sarà nessuna Green Zone”. “La separazione da parte di enormi muri fa infuriare la gente”, afferma il portavoce governativo, anche se ammette che non si tratterà di una impresa semplice, per il gran numero di militari americani, contractor privati, e stranieri in genere che vivono all’interno di questa parte superprotetta della capitale irachena, nella quale si entra solo dopo aver passato un numero incredibile di controlli e checkpoint.
La cosa tuttavia verrà fatta, dice Dabbagh, e i muri in cemento che dividono la zona dal resto della città verranno abbattuti pian piano, “a seconda delle minacce e della circostanze”.
Non è una prospettiva allettante per gli americani, che qui hanno costruito la loro nuova ambasciata, completata da poco - la sede diplomatica statunitense più grande al mondo, nonché la più costosa.
Il complesso, che ha le dimensioni della Città del Vaticano, è in pratica una città autosufficiente, con un eliporto, impianti idrici e fognari propri, una centrale telefonica che ha il prefisso dello Stato della Virginia, una piscina, e una palestra a prova di bomba.
Il piano del governo di Baghdad prevede che l’ambasciata rimanga, con la sua extraterritorialità, ma che tutta la zona circostante torni sotto controllo iracheno.
[O.S.]
Fonte: The Sunday Times
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