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 Siria e Israele hanno avviato colloqui indiretti in Turchia
Osservatorio Iraq, 22 maggio 2008
Se ne era parlato già un mese fa, ma la conferma ufficiale è arrivata solo ieri: Israele e la Siria hanno avviato “colloqui indiretti” con la mediazione della Turchia.
Secondo fonti del governo israeliano, che hanno trovato conferma presso il ministero degli Esteri turco, dei funzionari dei due Paesi si trovano in questo momento a Istanbul.
In un comunicato diffuso dall’ufficio del primo ministro israeliano Ehud Olmert si parla di trattative “senza pregiudizi e in uno spirito di apertura”, che si pongono “l’obiettivo di raggiungere un accordo di pace completo", mentre in un testo analogo del ministero degli Esteri siriano si parla di “buona volontà” e “serietà” per “arrivare a una pace completa”.
Gli sforzi per riavviare il dialogo tra Tel Aviv e Damasco, interrotto dopo il fallimento del negoziato patrocinato dagli Stati Uniti nel 2000, andrebbero avanti da tempo. Fonti israeliane parlano di quasi un anno.
Ma l’ipotesi di colloqui faccia a faccia viene ancora giudicata prematura. La catena televisiva Cnn Turk ha fatto sapere che i funzionari di Tel Aviv e Damasco non sono seduti allo stesso tavolo, e il ministro degli esteri siriano Walid al-Muallim ha dichiarato che negoziati di pace diretti saranno possibili solo se, in questa prima fase, lo Stato ebraico dimostrerà di essere “serio”.
Questione centrale della trattativa resta la restituzione alla Siria delle alture del Golan, occupate da Israele durante la guerra del 1967 e successivamente annesse.
Olmert si è detto disponibile a fare un passo in questa direzione, a patto che Damasco interrompa le sue relazioni con l’Iran e con le organizzazioni “anti-Israele”, in primo luogo Hamas e l’Hizbollah libanese.
Per arrivare a questo punto – affermano diversi analisti – dovrebbero però mutare innanzitutto i rapporti tra la Siria e gli Stati Uniti. Stando a questa interpretazione, solo l’ipotesi di rinnovati legami diplomatici ed economici con Washington potrebbe convincere la Siria a rivedere le sue convinzioni di politica estera e ad accantonare la relazione privilegiata con Tehran.
Per ora, Damasco ha fatto sapere - tramite “fonti diplomatiche di alto livello” citate dal quotidiano al-Hayat - che con i colloqui diretti avviati con Tel Aviv e il contemporaneo accordo interlibanese di Doha “si è aperta una nuova fase” nelle sue relazioni con i Paesi arabi, con l'Occidente e con gli Stati Uniti.
Dal canto suo, l’amministrazione Bush si è detta disponibile a sostenere un eventuale negoziato Israele-Siria sotto mediazione turca, a condizione che Damasco ponga fine alla sua “ingerenza” sul Libano.
[c.m.m.]
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