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Iraq, I bambini pagano il prezzo della violenza, dice l'UNICEF

Osservatorio Iraq, 21 dicembre 2007

A pagare il prezzo della violenza in Iraq sono ancora i bambini, che, a oltre quattro anni dall'invasione del Paese guidata dagli Usa, in due milioni soffrono per malattie, malnutrizione, e mancanza di istruzione.

L'allarme è stato lanciato dall'UNICEF, che in una nota diffusa oggi ha documentato le gravi condizioni in cui vive l'infanzia in Iraq, a causa della situazione di violenza e insicurezza che prevale nel Paese, situazione che quest'anno è peggiorata.

Nel 2007, "centinaia di bambini hanno perso la vita o sono rimasti feriti a causa della violenza, e molti altri hanno avuto la persona che manteneva la famiglia rapita o uccisa".

Secondo la nota, una media di 25.000 bambini al mese è costretta a lasciare le proprie case, al seguito delle famiglie che fuggono da violenze e intimidazioni. A fine anno, sono 75.000 i bambini che attualmente vivono in campi profughi o in rifugi temporanei, un quarto dei quali sfollati dopo l'attentato del febbraio 2006 contro la moschea al Askariya di Samarra, che ha scatenato una ondata di violenze confessionali senza precedenti.

Questa situazione ha un impatto particolarmente grave sull''accesso all'istruzione e alla sanità, sottolinea l'agenzia delle Nazioni Unite per l'infanzia.

Molti dei 220.000 bambini sfollati in età scolare ne subiscono le conseguenze, in un Paese dove in circa 760.000 (il 17%) già non frequentano la scuola elementare.

Anche la sanità in queste condizioni diventa un lusso. Secondo l'UNICEF, i bambini che vivono in zone lontane e difficili da raggiungere spesso non vi hanno accesso. Fuori dalla capitale, Baghdad, solo il 20% vive in posti dove i servizi fognari funzionano, e un altro problema grave è rappresentato dall'accesso all'acqua pulita.

Non basta: in Iraq i bambini vengono anche arrestati. Nel 2007 in 1.350 sono stati fermati dalle autorità di polizia e da quelle militari, molti per presunte violazioni della sicurezza.

"I bambini iracheni stanno pagando un prezzo di gran lunga troppo alto", dice nella nota Roger Wright, il rappresentante speciale dell'UNICEF per l'Iraq.

Tuttavia, ci sono anche segnali positivi, sottolinea l'agenzia delle Nazioni Unite, che quest'anno ha investito oltre 40 milioni di dollari in Iraq, nonostante i finanziamenti siano stati i più bassi dal 2003, riuscendo fra l'altro a vaccinare oltre 4 milioni di bambini contro la poliomelite e altri tre milioni contro il morbillo, gli orecchioni, e la rosolia, assieme all'Organizzazione Mondiale della Sanità.

Inoltre, l'attuale diminuzione della violenza, sta aprendo "una nuova finestra di opportunità" che potrebbe consentire di raggiungere i più vulnerabili con un sostegno più ampio e consistente.

Ma, avverte l'agenzia dell'Onu, "dobbiamo agire adesso".


[O.S.]


Area tematica: Democrazia e diritti
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