La mossa sembra essere un ulteriore tentativo di affermare la leadership di quei gruppi che hanno preso le distanze dalla coalizione di quelle fazioni armate che invece fanno riferimento ad al al-Qaida in Iraq, nonché di avere una voce politica più coesa in un momento in cui stanno avvenendo notevoli cambiamenti nel panorama delle formazioni della resistenza sunnita e fra i sunniti iracheni in generale.
La nuova coalizione ha esordito oggi con un lungo comunicato che espone un programma politico in 14 punti, il primo dei quali è la continuazione delle azioni contro le forze Usa.
Tutte le leggi e i trattati approvati sotto l’occupazione saranno abrogati, mentre si afferma che l’Iraq non sarà governato da un “unico elemento” che rappresenti qualunque interesse etnico o confessionale.
I gruppi che compongono la nuova coalizione sono l’Esercito islamico in Iraq, l’Esercito dei Mujahidin, l’Esercito dei Fatihin, e il Consiglio della
Shari’a di Ansar al-Sunna (già riuniti dal maggio scorso nel cosiddetto “Fronte per la riforma e il jihad”), assieme al Fronte islamico della resistenza irachena (Jami), e al Movimento Hamas-Iraq (nato da una scissione delle Brigate della rivoluzione del 1920).
Le discussioni per la formazione del nuovo “consiglio politico” erano in corso da parecchi mesi. L’obiettivo era quello di ridurre la frammentazione delle varie sigle della resistenza, ma anche di darle una veste politica per eventuali trattative in vista di un ritiro delle forze Usa dall’Iraq.
A rivelare il progetto era stato per primo il
Guardian in luglio, quando i gruppi erano stati vicini a un annuncio che però era stato poi rinviato per disaccordi su come reagire nei confronti della politica Usa di fare accordi con i leader tribali sunniti.
Una delle più importanti formazioni della resistenza, le Brigate della rivoluzione del 1920, inizialmente coinvolta nelle discussioni, si è in seguito ritirata.
Secondo quanto riferito da un suo portavoce al
Guardian, il motivo per cui ha deciso di non entrare nella nuova alleanza è evitare lo scontro con quei gruppi tribali sunniti che stanno attualmente lavorando assieme agli Usa contro al-Qaida in Iraq.
"Daremo tempo a coloro che sono stati che sono stati danneggiati da al-Qaida e dalla sua violenza", ha detto il portavoce al quotidiano britannico, smentendo tuttavia quanto pubblicato dall’
Economist, secondo cui il gruppo starebbe lavorando con gli americani.
Al contrario, esso sta continuando ad attaccare le truppe Usa, afferma il portavoce.
Fonti: Associated Press, Reuters, Guardian