Marocco

Denominazione ufficiale: 
al-Mamlaka al-Maghribiyya - Royaume du Maroc

Capitale: 
Rabat

Popolazione: 
Popolazione: 32.344.000 abitanti (Fonte : Haut commissariat au plan du Royaume du Maroc)

Lingue: 
L’arabo e il berbero sono le lingue ufficiali (art. 5 della Costituzione). Non esistono statistiche attendibili per distinguere, in termini quantitativi, la popolazione arabofona da quella berberofona.

Le lingue parlate all’interno del paese sono l’arabo (nella sua varietà marocchina), i tre dialetti berberi – tarifit, tamazight e tachelhit (diffusi rispettivamente nel Rif, nel Medio e nell’Alto Atlante e nel Suss) -, la hassaniyya (nella regione del Sahara Occidentale), il francese (in ambito amministrativo ed economico) e lo spagnolo nella fascia settentrionale (Tangeri, Tetuan, Rif e costa atlantica), sotto controllo iberico fino al 1956.

Religioni: 
Musulmani sunniti 98,7%, cristiani 1,1%, ebrei 0,2%. L’islam è la religione di Stato (art. 3 della Costituzione).
(Fonte: CIA World Factbook)
 

Forma di governo: 
Monarchia costituzionale

Capo dello Stato : 
Re Mohammed VI dal 1999. Il titolo viene tramandato di padre in figlio (maschio) in linea diretta e per ordine di primogenitura all’interno della famiglia reale alawita (art. 43 della Costituzione).

Potere legislativo: 
Il potere legislativo spetta al Parlamento e in circostanze occasionali al governo, che può emanare decreti poi ratificati dal Parlamento stesso (art. 70 della Costituzione).

Il Parlamento è composto dalla Chambre des Représentants (camera bassa), 395 membri eletti per 5 anni a suffragio universale diretto (art. 62), e dalla Chambre des Conseillers (camera alta), 120 membri in carica per sei anni, eletti per 3/5 dai rappresentanti delle comunità locali, provinciali e regionali e per 2/5 dalle organizzazioni professionali e dai sindacati (art. 63).

Il sovrano, che ha facoltà di sciogliere una o entrambe le camere (art. 51), concorre all’esercizio del potere legislativo tramite dahir (decreto reale) contrassegnato dal Capo del governo (art. 42). Il sovrano, in quanto Amir al-mou’minin (Capo dei credenti), ha potere decisionale assoluto ed esclusivo su tutte le prerogative di ordine religioso e lo esercita tramite dahir, che in questo caso non ha bisogno di controfirma (art. 41).

Potere esecutivo: 
Il potere esecutivo è esercitato dal governo (art. 89 della Costituzione).

Il sovrano nomina i ministri e sceglie il Capo del governo all’interno del partito maggioritario alla Chambre des Représentants e “in considerazione del risultato complessivo delle elezioni” (art. 47. Questo significa che può anche scegliere il Capo del governo in un altro partito in funzione degli equilibri politici del paese).

Dopo la designazione, il governo deve ottenere la fiducia della Chambre des Représentants prima di essere investito delle sue funzioni (art. 88). Il primo ministro presiede il Consiglio di governo (art. 92), mentre al re spetta la direzione del Consiglio dei ministri (art. 48), che delibera sulle questioni di maggior rilevanza nella politica del paese.

Una mozione di sfiducia, presentata da almeno un quinto dei deputati e approvata dalla maggioranza assoluta della camera (bassa), può mettere fine alle attività del governo (art. 105), mentre il sovrano ha facoltà di destituire “uno o più membri” dell’esecutivo (art. 47).

Cronologia: 
 
1956, marzo: Proclamazione dell’indipendenza, dopo la lotta di liberazione condotta dal “movimento nazionale” e dall’ALM (Armée de libération marocaine) e il ritorno (1955) del sultano Mohammed Ben Youssef dall’esilio in Madagascar. Abrogazione del Trattato di Fès (1912).
 
1956, aprile: Recupero dei territori settentrionali (Rif e costa mediterranea) sotto il controllo spagnolo.
 
1956, luglio: Creazione delle FAR (Forces armées royales). Progressivamente, le milizie dell’ALM vengono in parte assorbite dalle FAR e in parte liquidate.
 
1957: Mohammed Ben Youssef prende il titolo di Mohammed V. Appoggiandosi sui quadri (caid, pacha) dell’amministrazione coloniale e sui grandi proprietari terrieri recupera il controllo effettivo del paese.
 
1956-1960: Il governo provvisorio (nominato dal re) è formato dai rappresentanti del “movimento nazionale”. Nel 1959, indebolito dai forti contrasti interni il Parti de l’Istiqlal, principale partito del movimento, subisce la scissione dell’UNFP (l’ala più progressista e radicale).
 
1960, novembre: Il sovrano nomina un Consiglio costituzionale a cui è affidata la redazione della carta fondamentale. L’esperienza fallisce in pochi mesi a causa delle ostilità emerse tra i suoi componenti.
 
1960-1961: Il governo provvisorio passa sotto il controllo diretto di Mohammed V.
 
1961: Morte di Mohammed V, sale al trono il figlio Hassan II, che si incarica della redazione del testo costituzionale.
 
1962: Adozione, tramite referendum (boicottato dall’UNFP), della prima Costituzione, che accentra i poteri nelle mani del sovrano, definisce il re “persona sacra” (art. 23) e massima autorità religiosa del paese (Amir al-mou’minine, art. 19). Il Parlamento bicamerale è formato dalla Chambre des Représentants, eletta a suffragio universale diretto e dalla Chambre des Conseillers, eletta dai consigli locali e dalle organizzazioni professionali.
 
1963: Prime elezioni legislative.
 
1963-1965: Prima legislatura. Al governo vanno i partiti “di amministrazione”, che forniscono appoggio politico e parlamentare alla monarchia (ci resteranno fino al 1997), mentre i partiti usciti dal “movimento nazionale” passano all’opposizione.
 
1965: Rivolte a Casablanca. Hassan II proclama lo stato d’emergenza, scioglie il Parlamento e inizia la repressione violenta degli oppositori.
 
1970, luglio: Fine dello stato d’emergenza. Adozione, tramite referendum (boicottato da UNFP e Istiqlal), della seconda Costituzione su iniziativa del sovrano: si riducono ulteriormente i poteri del Primo ministro. Parlamento monocamerale: dei 240 seggi, solo 90 vengono assegnati con elezioni a suffragio universale, i restanti vengono designati da organismi professionali e consigli locali.
Seconde elezioni legislative.
 
1970-1971: Seconda legislatura.
 
1971, luglio: Tentativo di Colpo di Stato (assalto al palazzo reale di Skhirat) ad opera del generale Medbouh.
 
1971, dicembre: Hassan II scioglie il Parlamento.
 
1972, marzo: Adozione, tramite referendum (boicottato dall’UNFP), della terza Costituzione voluta dal monarca: il sovrano, pur mantenendo il controllo dei poteri, cede alcune prerogative al Primo ministro. I due terzi del Parlamento sono eletti a suffragio universale.
 
1972, agosto: Secondo tentativo fallito di Colpo di Stato (attacco all’aereo reale) ordito dal generale Oufkir.
 
1975: Hassan II promuove la “marcia verde”. Occupazione del Sahara Occidentale (ex colonia spagnola) ad opera dell’esercito e dei civili marocchini. Tutte le formazioni politiche legalizzate apportano il loro sostegno all’iniziativa.
 
1977: Elezioni legislative.
 
1977-1983: Terza legislatura. L’Istiqlal partecipa al governo assieme ai partiti “di amministrazione”.
 
1981: Rivolta “del pane” a Casablanca.
 
1984: Elezioni legislative.
 
1984-1993: Quarta legislatura.
 
1990: Una campagna internazionale (guidata da Amnesty International) denuncia le gravi violazioni dei diritti umani compiute dal regime e la repressione sistematica degli oppositori politici.
 
1991: Redazione della Charte d’Agadir, che sancisce la nascita del movimento amazigh e domanda il riconoscimento ufficiale della lingua e della cultura berbera.
 
1993: Adozione, tramite referendum (né sostenuto né apertamente osteggiato dalle storiche forze di opposizione - USFP, PPS e Istiqlal) della quarta Costituzione voluta dal sovrano, che per la prima volta menziona (preambolo) il rispetto dei diritti umani. Il re nomina (dirige e può revocare) il Consiglio dei ministri, che deve ottenere anche la fiducia del Parlamento sul programma. L’assemblea monocamerale (due terzi dei seggi eletti a suffragio universale) ha facoltà di istituire delle commissioni di inchiesta.nElezioni legislative.
 
1993-1997: Quinta legislatura. Le storiche forze di opposizione (riavvicinatesi al palazzo reale) rifiutano di partecipare al governo dopo i risultati delle elezioni (giudicate irregolari).
 
1996: Adozione, su iniziativa monarchica, della quinta Costituzione. Il referendum è appoggiato dalla Koutla Dimoqratiyya (“blocco democratico” - USFP, PPS, Istiqlal) ma boicottato dalla sinistra radicale e dall’associazione islamica Justice et bienfaisance. Rafforzamento delle istituzioni (Consiglio costituzionale, Corte dei conti, assemblee locali) e ritorno al Parlamento bicamerale (camera bassa eletta a suffragio universale). Il sovrano mantiene l’effettivo controllo dei poteri.
 
1997: Elezioni legislative, vinte dal “blocco democratico”.
 
1998-2002: Sesta legislatura. Il re designa il socialista Youssoufi a capo del “governo di alternanza”. Le storiche forze di opposizione si riconciliano con Hassan II.
 
1999: Morte di Hassan II, successione al trono del figlio Mohammed VI.
 
2000: Mohamed Chafik pubblica il Manifeste berbere. Il movimento amazigh acquista visibilità e peso politico pur rimanendo ancorato alla società civile (non ha partiti di riferimento).
 
2001: Mohammed VI pronuncia il “discorso di Ajdir”. Creazione dell’IRCAM (Institut royal de la culture amazighe) e riconoscimento formale dell’identità berbera.
 
2002: Elezioni legislative.
 
2002-2007: Settima legislatura. Il re affida a Driss Jettou (ex ministro dell’Interno) l’incarico di formare il governo. L’esecutivo è formato dalle forze del “blocco democratico” e da alcuni partiti “di amministrazione”. L’opposizione parlamentare è costituita dagli islamisti del PJD.
 
2003: Attentati a Casablanca (45 morti tra cui gli undici kamikaze). Le autorità attribuiscono la responsabilità agli islamisti radicali della “salafiyya jihadiyya”. Arresti sommari e condanne sbrigative per circa duemila “estremisti religiosi”.
 
2004: Il parlamento approva il nuovo codice di famiglia (Moudawana). La condizione della donna beneficia di maggiori garanzie legali. La fonte giuridica del testo resta la shari‘a.
 
2005: L’Istance Equité et Réconciliation (IER, commissione di nomina monarchica) dopo due anni di lavoro, rimette nelle mani del sovrano il rapporto sulle violazioni perpetrate durante gli “anni di piombo” (1956-1999).
 
2007: Elezioni legislative (tasso di partecipazione 37%; 5,7 milioni di votanti su 15,5 milioni di iscritti nelle liste elettorali).
 
2007-2011: Ottava legislatura. Il sovrano nomina Abbas al-Fassi (Istiqlal) Primo ministro. Il governo è formato dalle forze del “blocco democratico” e da alcuni partiti “di amministrazione”. L’opposizione parlamentare è costituita dagli islamisti del PJD, dal PAM e da piccole formazioni della sinistra radicale.
 
2011, febbraio: Inizio delle contestazioni promosse in tutto il paese dal Mouvement 20 février per chiedere la fine del monopolio monarchico sulla vita politica ed economica del paese e la convocazione di una assemblea costituente eletta a suffragio universale. La protesta è appoggiata dai partiti della sinistra radicale, dalle associazioni per i diritti umani, dal movimento amazigh e dagli islamisti di Justice et bienfaisance.
 
2011, marzo: Mohammed VI nomina una commissione con l’incarico di proporre una revisione costituzionale.
 
2011, aprile: Le manifestazioni si intensificano. Attentato al Café Argana di Marrakech (17 morti), le autorità attribuiscono la responsabilità prima ad al-Qaida e poi a presunti terroristi islamici locali.
 
2011, luglio: Adozione, tramite referendum, della sesta Costituzione, che riconosce il tamazight come lingua ufficiale del paese (oltre all’arabo). Ciò nonostante la maggioranza delle associazioni che compongono il movimento amazigh boicotta le urne, assieme alle forze della sinistra radicale e agli islamisti. Il nuovo testo non cambia l’equilibrio dei poteri che resta nelle mani del sovrano.
 
2011, settembre: Approvazione della nuova legge elettorale. I seggi della camera bassa, eletta a suffragio universale, passano da 325 a 395, di cui 60 sono riservati alle donne (che concorrono in una "lista nazionale" separata) e 30 ai "giovani" (under 40, eletti attraverso un'altra lista nazionale).
 
2011, novembre: Elezioni legislative anticipate (la fine della legislatura era prevista nel 2012). Tasso di partecipazione del 45,4% (6,1 milioni di votanti su 13,1 milioni di iscritti nelle liste elettorali).

2012, gennaio: Il segretario del partito islamico (PJD), vincitore delle elezioni con 107 seggi su 395 in totale, è il nuovo Primo ministro. Entra in carica il nuovo governo formato dai partiti PJD-PI-MP-PPS.

2012, gennaio-febbraio-marzo: Rivolte sociali a Taza (nord-ovest) e nel Rif vengono represse duramente dalla polizia. Decine i feriti e le persone finite in arresto.

 
 
Riferimenti:
 
P. Vermeren, Histoire du Maroc depuis l’indépendance, La Découverte, Paris, 2006.
 
(a cura di Jacopo Granci)