Marocco 2011. Nessuna democrazia in vista
L’adozione di una nuova Costituzione aveva suscitato molte speranze, per ora tutte tradite secondo il rapporto dell’Associazione marocchina dei diritti umani (AMDH). La criminalizzazione della tortura e della detenzione arbitraria, così come la parità tra uomo e donna sono principi ben lontani dall'essere realmente applicati.
In termini di diritti civili e politici, l’AMDH continua a registrare numerose violazioni, denunciando l'impunità garantita agli autori di questi abusi.
L'associazione denuncia inoltre come le condizioni di vita disumane delle carceri marocchine stiano provocando varie forme di proteste individuali e collettive, in particolare scioperi della fame da parte di molti detenuti.
Molti anche i casi di sparizioni e rapimenti, 42 nel solo biennio 2010-2011.
Rispetto alla libertà di stampa, lo Stato marocchino "continua a limitare il diritto di accesso alle informazioni, nonché a sottoporre i giornalisti a processi iniqui e sentenze ingiuste".
Nel mirino della giustizia anche sindacalisti, attivisti politici, manifestanti, difensori dei diritti umani, tra cui molti membri dell’AMDH.
Oltre alla mancata attuazione dei trattati internazionali già siglati (tra cui recentemente il Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti del Protocollo facoltativo alla Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti Donne), l’AMDH deplora il fatto che il Marocco stia ancora procrastinando la ratifica di numerosi statuti e convenzioni internazionali sui diritti umani, in particolare la Convenzione di Roma sulla Corte penale internazionale, i due protocolli alla Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, il Protocollo facoltativo al Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali. Il regno non ha ratificato numerose convenzioni dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro sulla libertà di associazione.
20 luglio 2012

Migliaia di persone sono scese in strada, nel centro di Casablanca, rispondendo all'appello lanciato da due sindacati della sinistra "storica", dopo 15 di atrofizzante esperienza governativa. La "marcia per la dignità" denuncia le crescenti disuguaglianze socio-economiche e l'inefficacia delle politiche dell'esecutivo, ma non solo.
Mouad Belghouat, alias L'haqed ("l'arrabbiato"), è di nuovo in carcere. La condanna ad un anno di prigione per "oltraggio a pubblico ufficiale" e "offesa ad un corpo costituito dello Stato" (la polizia) è stata emessa venerdì scorso dal tribunale di Casablanca. Mouad subisce l'accanimento del regime per i suoi testi militanti e irriverenti e per il suo sostegno al
Mentre la "primavera araba" continua ad infiammare l'area mediorientale, dalla Siria al Bahrein passando per l'Egitto, nel regno alawita - ad un anno dall'inizio della contestazione - condividere su facebook una caricatura irriverente del sovrano Mohammed VI è ancora considerato un crimine di lesa maestà. E' quanto ci insegna la vicenda di Walid Bahomane, diciottenne originario della città di Salé, condannato ad un anno di carcere e mille euro di multa per "attacco ai valori sacri della nazione".
Nei numerosi bilanci che in questi giorni di inizio anno stanno rielaborando gli eventi della "Primavera Araba", si tende troppo spesso a dimenticare quei paesi della regione che continuano a dover fare i conti con la domanda di cambiamento, diritti e libertà che viene dalla popolazione. Un esempio su tutti è il Marocco.