Libano

Denominazione ufficiale:
al-Jumhuriyya al-lubnaniyya - République libanaise
Capitale:
Beirut
Popolazione:
4.228.000 abitanti.
(Fonte: UN, World Population Prospects 2010)
Lingue:
L’arabo è la lingua ufficiale (art. 11 della Costituzione) assieme al francese (nei casi previsti dalla legge, art. 11 ). Nel paese vengono parlate e comprese anche la lingua inglese e quella armena. Non esistono statistiche attendibili per distinguere, in termini quantitativi, la popolazione per gruppi linguistici. Possiamo dedurre che, costituendo la comunità armena il 4% della popolazione libanese (circa 160.000 ab.), una quota analoga di popolazione parli l'armeno.
(Fonte: CIA, The World Factbook 2011)
Religioni:
27% musulmani sunniti, 27% musulmani sciiti, 21% cristiani maroniti, 8% greco-ortodossi, 5% drusi, 5% greco-cattolici, 7% gruppi cristiani minoritari. (18 comunità confessionali ufficialmente riconosciute dallo Stato).
(Fonte: US Departement of State, Report on International Religious Freedom 2010)
Forma di governo:
Repubblica parlamentare
Capo dello Stato :
Il Presidente della Repubblica è Michel Suleiman, cristiano maronita. Secondo il Patto nazionale del 1943, che integra in modo non scritto la Costituzione del 1926 e istituzionalizza il confessionalismo politico, il Presidente della Repubblica deve essere un cristiano maronita, il Primo ministro un musulmano sunnita ed il Presidente della Camera dei deputati un musulmano sciita. Come disciplina l'art. 49 della Costituzione, il Presidente della Repubblica viene eletto con scrutinio segreto dalla Camera dei deputati (con maggioranza di due terzi) e rimane in carica per sei anni senza possibilità di essere rieletto.
Potere legislativo:
: Il potere legislativo è esercitato dal Parlamento unicamerale che si riunisce in sessione ordinaria due volte l'anno. Come stabilito dall'art. 24 della Costituzione, il numero di deputati e il metodo di elezione vengono fissati dalla legge elettorale, generalmente modificata prima di ogni elezione legislativa (l'ultima legge elettorale è stata emanata nel 2008 e formalizza a 128 il numero di seggi in Parlamento e a 4 anni la durata della legislazione). Inoltre, in conformità con gli accordi di Ta'if (1989), per garantire uguaglianza tra cristiani e musulmani la distribuzione dei seggi deve assicurare un'equa rappresentazione tra le due comunità religiose, una rappresentazione proporzionale tra gruppi confessionali all'interno di ogni comunità e una rappresentazione proporzionale delle regioni geografiche. Come espresso nel secondo comma dell'articolo 24, il carattere comunitario della Camera è da considerarsi provvisorio fino all'emanazione di una nuova legge elettorale su base non-confessionale. Gli accordi di Ta'if infatti, come pure la Costituzione del 1926 (art. 22), prevedevano la creazione di un senato che avrebbe continuato a garantire un giusta rappresentanza a tutte le comunità religiose. Tuttavia, come nel caso di altre disposizioni previste da Ta'if e non ancora implementate, nessuna iniziativa è stata lanciata per istituire un sistema bicamerale. Allo stesso modo, non è ancora stato trovato un accordo per l'emanazione di una legge elettorale definitiva che superi il sistema confessionale.
Potere esecutivo:
Il potere esecutivo è esercitato dal Presidente della Repubblica e dal Consiglio dei ministri. La modifica costituzionale del 1990, che recepisce alcune delle disposizioni degli accordi di Ta'if, trasferisce gran parte del potere esecutivo dal Presidente della repubblica al Consiglio dei ministri (art. 17), che determina l'orientamento politico del governo, prepara decreti organizzativi e finanziari e prende le decisioni necessarie per implementarli (art. 65), mentre il Capo dello Stato presiede il Consiglio superiore della difesa ed è capo delle Forze armate (art. 49). Ai sensi dell'art. 55, il Presidente della Repubblica può (in conformità con le condizioni stipulate negli artt. 65 e 77 della Costituzione) chiedere al Consiglio dei ministri di sciogliere la Camera dei deputati, con decreto motivato, prima del termine del mandato. L'art. 69 disciplina invece i casi di dimissione del governo, che viene sciolto nei seguenti casi: se il Primo ministro si dimette; se perde più di un terzo dei suoi membri; se il Primo ministro muore all'inizio del mandato del Presidente della Repubblica o di quello delle Camere e quando l’esecutivo perde la fiducia delle Camere. Nell'aprile del 2011, per esempio, la fragile coalizione capeggiata da Saad Hariri è collassata quando più di un terzo dei trenta membri del gabinetto si è dimesso per protesta contro le attività del Tribunale speciale per il Libano (istituito dall’ONU su richiesta del governo libanese per indagare sulla morte dell'ex Primo ministro Rafiq Hariri).
Cronologia:
1943: La Repubblica libanese ottiene l'indipendenza. Termina il periodo del mandato (1920-1943) durante il quale la Francia (potenza mandataria) aveva istituito lo Stato del Grande Libano (1920-1926) e poi, in seguito all'adozione della Costituzione (1926), la Repubblica Libanese. Al momento dell'indipendenza, la Repubblica libanese mantiene la Costituzione del 1926, abrogata o modificata nelle parti relative al Mandato francese. Bechara al-Khoury (maronita) e Riad al-Solh (sunnita) danno vita al Patto nazionale,
1943-1952: Il Presidente della Repubblica è Bechara al-Khoury, che apre il paese, economicamente e finanziariamente, al libero mercato rompendo la tradizionale unione doganale e monetaria con la Siria. Sebbene la Costituzione non permetta due mandati consecutivi, Khoury viene rieletto nel 1949, l'opposizione forma allora il Fronte socialista patriottico obbligando il Presidente alle dimissioni il 17 settembre 1952.
1952-1958: Il Presidente della Repubblica è Camille Chamoun. Chamoun prosegue nell'opera di apertura economica, mentre in politica estera allinea il paese su posizioni filo-occidentali aderendo alla dottrina Eisenhower (1957).
1953: Viene garantito il diritto di voto alle donne.
1958, maggio: “Rivolta dei pascià”. L'opposizione, guidata da Henri Pharaon (maronita), Abdallah al-Yafi (sunnita) e Kamal Jumblatt (druso), insorge contro l'intenzione manifestata dal presidente Chamoun di candidarsi per un secondo mandato. L'intervento militare americano, richiesto dal presidente Chamoun, che si era appellato alle Nazioni Unite, riesce a fermare gli scontri tra le opposte fazioni.
1958-1964: Il Presidente della Repubblica è Fouad Chehab. La presidenza di Chehab, che si ritrova alla guida di un paese diviso, vede un forte controllo della società da parte dello. Il suo mandato può essere diviso in due fasi: la prima, fino al 1961, in cui prevale uno sforzo di riconciliazione nazionale. La seconda, dal 1961 al 1964, durante la quale Chehab promuove una riforma complessiva del paese ispirata a principi di solidarietà sociale.
1961: Fallisce il tentativo di colpo di stato organizzato dal Syrian Social National Party (SSNP), che durante gli scontri del 1958 aveva appoggiato l'ex presidente Camille Chamoun e che si oppone al progetto di Chehab per il rafforzamento delle istituzioni statali e di controllo.
1964-1970: Il Presidente della Repubblica è Charles Helou. Durante il mandato di Helou si susseguono diverse crisi. A livello economico, il ritorno al liberismo determina il crollo dei settori agricolo ed industriale, a cui fanno seguito ampi movimenti sociali di protesta. A livello politico/militare, la disfatta araba nella Guerra dei sei giorni (1967) e la presenza sul territorio libanese di milizie legate all'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), provocano una forte crisi politica interna ed inducono l'aviazione israeliana a bombardare l'aeroporto internazionale di Beirut (1968). La questione viene risolta temporaneamente con gli Accordi del Cairo (1969) che legittimano la presenza armata palestinese in Libano.
1970-1976: Il Presidente della Repubblica è Sleiman Frangié. L’elezione di Frangié sancisce la vittoria dell'alleanza guidata da tre partiti della destra cristiana: il Partito falangista (Kataeb) di Pierre Gemayel, il Partito nazionale liberale di Camille Chamoun ed il Blocco nazionale di Raymond Eddé. Il mandato è caratterizzato da una crescente militarizzazione della società, secondo linee comunitarie (cristiani/musulmani), oltreché politiche e sociali (destra/sinistra), e da un indebolimento del ruolo dell'esercito. Il Fronte libanese aggrega le forze cristiane conservatrici, mentre il Movimento nazionale, guidato dal leader druso Kamal Jumblatt, attira a sé gruppi e partiti musulmani (sunniti e sciiti) e l'opposizione di sinistra. Questi fattori, sommati alla presenza delle milizie palestinesi, causano lo sbriciolamento dell'autorità dello Stato e costituiscono il preludio alla guerra civile.
1975: Il 13 aprile si verificano a Beirut una serie di scontri a fuoco tra miliziani palestinesi e falangisti che innescano una catena di violenze e rappresaglie. É l'inizio della guerra civile.
1975, agosto: Il Movimento nazionale propone un programma per la secolarizzazione del paese. Fallisce il tentativo di dialogo tra Movimento nazionale e Fronte libanese sulle riforme. Si intensificano le violenze.
1976: Definizione delle “linee rosse”. Limiti geografici (valle della Bekaa, fiume Litani), negoziati con Israele, che le truppe siriane dispiegate in Libano per fermare le ostilità non devono oltrepassare.
1976, settembre: Il Presidente della Repubblica è Elias Sarkis. Inizialmente appoggiato dalla Siria, dal 1978 fino al 1982 Sarkis viene sostenuto dall'alleanza tra falangisti ed Israele.
1976, novembre: Dispiegamento della Forza araba di dissuasione (caschi verdi) per garantire il mantenimento del cessate il fuoco negoziato durante il vertice della Lega araba a Ryadh il 16 ottobre.
1977, 16 marzo: Viene assassinato Kamal Jumblat, leader del Movimento nazionale.
1978-1982: Ascesa di Bachir Gemayel. Il leader maronita riesce ad imporsi sulle altre milizie cristiane grazie al contributo di Israele.
1978, 14-15 marzo: “Operazione Litani”. Israele invade il sud del Libano.
1978, 19 marzo: Il Consiglio di sicurezza dell’ONU approva la risoluzione 425 che impone il ritiro immediato di Israele. Viene creata la United Nations Interim Force in Lebanon (UNIFIL)
1978, 13 giugno: Raid falangista, guidato da Samir Geagea, nella cittadina di Ehden. Atto di ritorsione contro il clan cristiano dei Frangié, alleato della Siria, che si oppone all'alleanza del Fronte libanese con Israele.
1982, giugno: Operazione “pace in Galilea”. Israele invade il Libano. Beirut viene messa sotto assedio.
1982, agosto: Il Presidente della repubblica è Bachir Gemayel. La sede dell’OLP viene evacuata da Beirut sotto la supervisione della forza multinazionale (Stati Uniti, Francia, Italia) che subito dopo lascia il paese. Il neo-eletto presidente Bachir Gemayel viene assassinato il 14 settembre inducendo le truppe israeliane a tornare a Beirut e scatenando la rappresaglia falangista nei campi palestinesi di Sabra e Shatila (Beirut).
1982, settembre: Il Presidente della repubblica è Amin Gemayel (fratello di Bachir).
1983, maggio: Trattato di pace tra Israele e Libano.
1983-1984: Con le conferenze di Losanna e Ginevra, la crisi libanese torna ad essere gestita da Siria ed Arabia Saudita sotto la supervisione americana.
1984: Nasce ufficialmente Hezbollah (Partito di Dio), già attivo dal 1982.
1985: Accordo tripartito di Damasco, tra Walid Jumblat (Progressive socialist party - Psp - druso), Nabih Berri (Amal, sciita), Elie Hobeika (Lebanese forces, cristiano), raggiunto sotto la supervisione siriana.
1985-1988: Guerra dei campi. La milizia Amal lancia un'offensiva contro i campi palestinesi di Beirut e del sud del paese.
1988: Negoziati per un accordo sul successore di Amin Gemayel alla presidenza. I possibili candidati sono: Raymond Eddé, il generale Michel Aoun e Amin Gemayel che negozia il prolungamento del mandato con la Siria. Gemayel alla fine del suo mandato nomina il generale Michel Aoun capo di un governo militare ad interim. In Libano, la presidenza rimane vacante e convivono due governi guidati da due primi ministri, il maronita Michel Aoun (in violazione del Patto nazionale), ed il primo ministro uscente Selim al-Hoss (sunnita).
1989-1990: Aoun lancia una campagna militare contro le Lebanese forces e l'esercito siriano nel tentativo di liberare il Libano da milizie e truppe straniere.
1989, ottobre: Accordi di Ta'if. Viene rinegoziato il Patto nazionale: il rapporto di parità tra cristiani e musulmani negli incarichi pubblici, il potere esecutivo si sposta verso il Consiglio dei ministri. La Siria conferma il ruolo di potenza egemone sul Libano.
1989, novembre: Il Presidente della repubblica è Elias Hraoui.
1990, ottobre: L'esercito libanese, guidato dal generale Emile Lahoud e appoggiato dalle forze siriane, attacca il palazzo presidenziale di Baabda dove ha stabilito il suo quartier generale Michel Aoun. Dopo essersi rifugiato all'ambasciata francese, Aoun parte in esilio per la Francia (agosto 1991).
1991, maggio: Trattato di cooperazione e fratellanza tra Siria e Libano.
1992, agosto: Elezioni legislative. Il nuovo Primo ministro è Rafiq Hariri. Hariri, ricco imprenditore di origine saudita, vince le prime elezioni del dopoguerra. Il suo programma di governo si concentra sulla ricostruzione del paese. In Libano sono ancora presenti l'esercito siriano dislocato in varie parti del paese e quello israeliano nel sud.
1993: Operazione militare israeliana contro Hezbollah.
1995, dicembre: Il mandato presidenziale di Elias Hraoui viene rinnovato fino al 1998.
1996, aprile: L'aviazione israeliana bombarda il sud del Libano.
1998, novembre: Il Presidente della repubblica è Emile Lahoud. Lahoud, filo-siriano, entra subito in conflitto col premier Hariri.
2000, maggio: Ritiro israeliano dal sud del Libano.
2000, ottobre: Elezioni legislative, a seguito delle quali Rafiq Hariri viene confermato Primo ministro.
2004: Il mandato presidenziale di Emile Lahoud viene rinnovato fino al 2007.
2004, settembre: Il Consiglio di sicurezza dell’ONU adotta la risoluzione 1559 che impone il ritiro delle truppe straniere dal territorio libanese (principalmente siriane).
2005, 14 febbraio: A Beirut, l'ex-premier Hariri (costretto alle dimissioni nell'ottobre del 2004) viene ucciso dall'esplosione di un'autobomba.
febbraio 2005 – settembre 2007: Il paese è scosso da una serie di attentati che provocano la morte di diverse personalità libanesi anti-siriane (politici e giornalisti).
2005, marzo: Piazza Riad el-Solh, a Beirut, diventa luogo di raduno di circa mezzo milione di persone ostili alla risoluzione 1559. Preludio della nascita della “coalizione 8 marzo”. Il 14 marzo, ad un mese dalla morte di Rafiq Hariri, una gigantesca manifestazione sfila per le vie di Beirut per chiedere il ritiro delle truppe siriane dal Libano (la “rivoluzione dei cedri”, da cui nascerà la “coalizione 14 marzo”).
2005, aprile: Ritiro delle truppe siriane dal territorio libanese. Creazione di una commissione d'inchiesta internazionale dell’ONU sull'assassinio di Rafiq Hariri. Il 30 agosto quattro generali pro-siriani vengono arrestati.
2006, luglio-agosto: L'esercito israeliano invade il Libano. Le milizie di Hezbollah riescono a respingere l'aggressione.
2006, agosto: Il Consiglio di sicurezza dell’ONU adotta la risoluzione 1701. Viene raggiunto un accordo per il cessate il fuoco.
2006, 1 dicembre: Inizia la protesta dei partiti filo-siriani che richiedono le dimissioni del Primo ministro Fouad Siniora (in carica dal luglio 2005).
2007, 30 maggio: Il Consiglio di sicurezza dell’Onu, su richiesta del primo ministro Siniora, istituisce il Tribunale speciale per il Libano per far luce sull'attentato a Rafiq Hariri.
2008, 7 maggio: Il Primo ministro Fouad Siniora annuncia la rimozione del responsabile della sicurezza dell'aeroporto di Beirut, considerato vicino ad Hezbollah. Siniora annuncia, contestualmente, lo smantellamento della rete telefonica del partito islamico. Il giorno dopo, 8 maggio, si verificano violenti scontri a Beirut tra i sostenitori di Hezbollah e quelli di Hariri. Il 21 maggio viene firmato l'Accordo di Doha che voleva essere una soluzione alla crisi politica iniziata nel dicembre 2006. L'accordo prevedeva due punti cardine: l'elezione di Michel Suleiman a Presidente della repubblica e la formazione di un governo di unità nazionale nel quale tutti i partiti principali fossero rappresentati.
2008, 25 maggio: Il Presidente della repubblica è Michel Suleiman, ex-comandante delle Forze armate libanesi, attorno al quale le forze politiche trovano un accordo affidandogli la carica presidenziale, vacante dal novembre del 2007.
2009, giugno: Elezioni legislative. Vittoria della coalizione “14 marzo” (filo-occidentale) guidata da Saad Hariri (figlio di Rafiq).
2011, 12 gennaio: Cade il governo retto da Saad Hariri. Walid Jumblat leader del Psp passa alla “coalizione 8 marzo” che così ottiene la maggioranza parlamentare.
2011, 13 giugno: Il premier designato, Najib Miqati, forma un nuovo governo sostenuto da una maggioranza filo-siriana e pro-Hezbollah.
2011, 30 giugno: Il Tribunale speciale per il Libano consegna la sua richiesta di incriminazione al governo libanese. Tale richiesta contiene i nomi di quattro membri di Hezbollah.
(a cura di Elisa Piccioni e Giacomo Galeno)
Riferimenti:
G. Corm, Le Liban contemporain – Histoire et société, La Découverte, Paris 2005.
R. Di Peri, Il Libano contemporaneo – Storia, politica e società, Carocci, Roma, 2009.
F. Traboulsi, A History of Modern Lebanon, Pluto Press, London, 2007.
