Libano: Ghajar, il villaggio del sud "che nessuno vuole"

Ghajar è un piccolo villaggio del sud del Libano. Non si hanno numeri precisi sulla popolazione locale. Non esiste una mappa ufficiale e tutte le carte geografiche in possesso dell’esercito nazionale, di quello israeliano e delle truppe Unifil (Onu) sono considerate "materiale riservato".

 

 

di Marco Di Donato  - CISIP

 

Si parla di qualche migliaio di persone. Forse cinquemila, anche se fonti giornalistiche ne contano poco più di 2 mila.

L’Unifil, nonostante l’area ricada sotto il suo mandato, non vi ha accesso perché Ghajar, lo affermano a chiare lettere i rappresentanti del contigente internazionale, è ancora "sotto occupazione israeliana".

Dopo la guerra del 2006, Tel Aviv ha infatti mantenuto nella parte settentrionale di Ghajar una presenza stabile. Oggi le truppe israeliane pattugliano l’area del villaggio in maniera autonoma e senza alcuna forma di collaborazione con i caschi blu dell'Onu.

Questo nonostante Israele abbia accettato la risoluzione n. 1701, e quindi il ritiro da tutti i territori occupati. 

Ma non è così semplice.

Il villaggio è praticamente diviso in due proprio dalla 'Linea Blu': al Libano spetterebbe il nord del villaggio (circa 2 mila persone), mentre la parte meridionale (meno di mille abitanti) verrebbe assimilata nel territorio dello Stato di Israele.

Ghajar è un luogo strano, perfetta immagine delle contraddizioni regionali. Gli abitanti sono in gran parte cittadini di origine siriana ed alawita che oggi hanno passaporto israeliano.

Nel caso di un’integrazione della parte settentrionale di Ghajar all’interno del territorio libanese, infatti, il paese dei cedri si troverebbe ad assorbire circa 2 mila persone con regolare passaporto israeliano e che parlano perfettamente ebraico ed arabo.

Un rischio non da poco se si pensa ai recenti fatti di cronaca interna, che hanno portato alla luce
una fitta rete di spionaggio fra americani, israeliani e servizi segreti giordani.

Una problematica apertamente sollevata nel 2010 dall’allora ministro dell’Informazione libanese Tarek Mitri, che alla LBC affermava: “Alcuni residenti della città di confine di Ghajar sono siriani con passaporto israeliano e ci potrebbe essere un problema se rimangono in Libano dopo il ritiro israeliano dalla parte settentrionale della città”.

Si tratta di un gioco dai sottili equilibri.

Del resto l’ex premier Fouad Siniora aveva apertamente accusato Israele di mantenere una presenza a Ghajar per coprire un fitto network di spie nel paese dei cedri.

Il governo libanese ovviamente non può decidere di consegnare parte del suo territorio ad Israele, ma allo stesso tempo non desidera integrare nuovi soggetti potenzialmente 'dannosi' per la propria stabilità interna.

Ma c’è di più.

La parte nord del paese è stata occupata a seguito della guerra del 2006, mentre il sud è in mano israeliana dal 1967, ossia a seguito della Guerra dei Sei Giorni.

Di conseguenza a Ghajar tutti i servizi, dalla luce all’acqua finanche alle strutture per l’assistenza medica, sono fornite direttamente dal governo di Tel Aviv.

Secondo alcune indiscrezioni, sembra che la stessa popolazione di Ghajar, quella che abita nella parte nord, non abbia alcuna intenzione di “rientrare” in Libano, preferendo rimanere inserita
all’interno del sistema israeliano giudicato "più efficiente" di quello libanese.

La situazione è complessa, e non a caso molti articoli di giornale che fanno riferimento a Ghajar ne parlano come di un vero e proprio 'enigma' dalla non facile risoluzione.

Alla luce di queste considerazioni Ghajar, ne siamo sicuri, sarà il vero problema da risolvere per le truppe Unifil quando Israele effettuerà il ritiro dalla cittadina.

 

24 gennaio 2012