Libano
Donne tra democrazia e dittature
Fino alla metà del ventesimo secolo i dittatori mediorientali "liberavano" le donne nei giorni buoni, per poi ritrattare da populisti mascherati da democratici quali erano. I successi elettorali dei partiti islamici in Egitto, Tunisia e Marocco non hanno fatto che accrescere le preoccupazioni circa le politiche e le leggi rigurdardanti la famiglia e le questioni di genere, e questo nonostante le rassicuranti dichiarazioni dei loro leader (nuovi e vecchi).
Il 2011 dei difensori dei diritti umani in Medio Oriente e Nord Africa
Nel rapporto di Front Line, il 2011 viene dedicato alla libertà di riunione. È stato questo il diritto maggiormente messo in discussione nel corso dell’anno appena trascorso, ed è proprio questo il diritto che ha permesso ai difensori dei diritti umani di esprimersi. Un diritto che è stato conquistato e riaffermato con la forza del popolo, soprattutto in Medio Oriente e Nord Africa.
Libano: gli armeni di Beirut tra identità e marginalizzazione
"Kos okht al bakhra elly gibitkon la hon", che per necessità eufemiche tradurrei “al diavolo la pecora che vi ha portato qui”. Sono le parole che i libanesi cristiano-maroniti solevano dire agli armeni sino a qualche decennio fa, come mi racconta la mia amica R., 26 anni, libanese di origini turco-armene.
Medio Oriente: "colpevole" di essere una lavoratrice migrante (in gravidanza)
Era appena arrivata ad Abu Dhabi. Avrebbe dovuto fare la cameriera presso una ricca famiglia degli Emirati Arabi Uniti. Poi le coliche addominali, fino alla corsa disperata in ospedale. La donna etiope non aveva una malattia, ma una gravidanza. Giunta ormai al nono mese, secondo i medici la futura mamma si era sentita male a causa del duro lavoro a cui la costringeva la famiglia che l'aveva assunta.
Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili: l'allarme riguarda anche il Medio Oriente
Oggi, 6 febbraio, si celebra la Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili (Mgf), orribile pratica che interessa circa 140 milioni di donne in tutto il mondo. Il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha invitato la comunità internazionale a perseguire l’impegno nel combattere questa pratica e ha ricordato il lavoro italiano sul tema. Ma è in Medio Oriente che il fenomeno sta crescendo in modo preoccupante.
I paesi più corrotti della regione Mena secondo Transparency International
Secondo la classifica pubblicata da Transparency International, nel 2011 il paese "più trasparente" della regione Mena è stato il Qatar, che con il suo 22esimo posto ha superato di due posizioni gli Stati Uniti d'America, collocandosi nella colonna più virtuosa dell'intera lista stilata da TI. L'Italia segue la Turchia e precede la Tunisia, mentre l'ultimo arrivato è l'Iraq, che si conferma il paese più corrotto dell'area.
Il velo nell'Islam: storia, politica, estetica
Chi lo indossa lo considera espressione della propria identità religiosa e culturale e, in alcuni casi, anche politica. Chi lo critica lo ritiene la prova evidente del diffondersi di un Islam oscurantista e misogino. In Occidente rappresenta spesso l’emblema della sottomissione femminile e del rifiuto a integrarsi. Ma che cosa è questo pezzo di stoffa che suscita tanto clamore? Qual è il suo significato? Per quali ragioni è in crescita il numero delle donne che si velano? Perché si va diffondendo la moda islamica?
Reporters sans Frontières: la libertà di stampa ai tempi delle rivolte arabe
L’ong francese Reportes sans Frontières ha pubblicato la classifica sulla libertà di stampa nel mondo. Per quanto riguarda il Medio Oriente ci sono delle sorprese: alcuni paesi hanno fatto balzi in avanti, altri sono precipitati indietro e qualcuno è rimasto al proprio posto, sordo ai venti di cambiamento. Sta di fatto che mai come nel 2011 l'informazione è stata così tanto legata a doppio filo con la democrazia.
Libano: in viaggio tra i 'disperati' di Bourj el-Barajneh
I fili della corrente sono praticamente ad altezza d’uomo. Quando piove qui si scatena l’inferno. Alzo gli occhi al cielo. Oggi c’è il sole a Beirut, ma il tempo qui cambia molto velocemente. Muhammad, la nostra guida, ci conduce attraverso strade strettissime, che a volte ci impongono di camminare in fila indiana. Superiamo centinaia di case, più spesso baracche, e piccoli negozi le cui finestre sono decorate con immagini di Hassan Nasrallah, Yasser Arafat e anche di vari personaggi di Hamas. La guerra del 2006 è un ricordo vivo. Muhammad ci dice: non abbiamo combattuto è vero, ma eravamo pronti.
Un cimitero chiamato Mediterraneo: nel 2011 ancora troppi morti e record di sbarchi in Italia
Nel 2011 sono state oltre 1.500 le persone annegate o disperse nel tentativo di attraversare il Mediterraneo e raggiungere l’Europa. Le stime diffuse oggi dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) rendono l’anno appena trascorso quello col maggior numero di vittime nella regione, da quando - nel 2006 - l’Agenzia ha cominciato ad elaborare questo tipo di statistiche.
Il 2012 visto da HRW: "è tempo di abbandonare gli autocrati e abbracciare i diritti"
L’enciclopedico rapporto pubblicato ogni anno da Human Rights Watch, summa del monitoraggio dei diritti umani nel mondo nell’anno appena trascorso, stavolta si apre con un’introduzione sulla Primavera Araba. Evidentemente i fatti mediorientali e nordafricani sono stati straordinari non solo da punto di vista politico, ma anche da quello del rispetto dei diritti dell’uomo.
Libano: Ghajar, il villaggio del sud "che nessuno vuole"
Ghajar è un piccolo villaggio del sud del Libano. Non si hanno numeri precisi sulla popolazione locale. Non esiste una mappa ufficiale e tutte le carte geografiche in possesso dell’esercito nazionale, di quello israeliano e delle truppe Unifil (Onu) sono considerate "materiale riservato".
Nahr el-Bared cinque anni dopo
A Nahr el Bared si arriva dopo un viaggio tutto sommato breve da Beirut. Si va verso il Nord, in direzione di Tripoli. Si percorre una strada costiera che svela tutta la bellezza di un paese drammaticamente contraddittorio. Poi finalmente il campo, fatto di strade di terriccio e palazzi in rovina, con bambini che giocano a piedi nudi nel fango e continuano a sorridere nonostante la fame, la miseria e la povertà che strangolano la gente che vive qui.
Siria, Libano, Iran e Iraq, un intreccio da risiko: se cade Damasco conseguenze su tutta la regione
Cosa succederebbe se alla fine, come quasi tutti danno per scontato, il regime del presidente siriano Bashar al-Assad dovesse cadere? L’interrogativo non ha facili risposte.C’è chi ha detto che la Primavera araba si è fermata in Siria: paese complesso, che porta segnati i passaggi della storia, di popoli e religioni diverse.
La Primavera Araba vista dall’Africa, dove si teme per 'l'arsenale libico'
Penso che gli unici vincitori per il momento siano i tunisini, gli egiziani e i libici che si sono guadagnati il diritto supremo di scegliersi i propri governanti. I partiti islamici trionfatori devono ancora soddisfare le aspettative del popolo e riuscire proprio là dove i loro predecessori non sono riusciti. Sappiamo che la democrazia non può essere costruita nel giro di una notte.
Dall'Autunno Sovietico alla Primavera Araba, il problema resta "l'Occidente"
Un’analisi della Primavera Araba alla luce dell’Autunno Sovietico: similitudini e differenze tra la caduta dei regimi comunisti dell’Europa Centrale negli anni Novanta e la caduta delle dittature arabe dello scorso 2011. Secondo Matyas Eorsi c’è più di un motivo per essere scettici circa le previsioni degli analisti politici e perfino di quelle dei servizi di intelligence.
Amnesty International: un 2011 'irripetibile', ma il 'bottino' è stato magro
È tempo di bilanci. Era il gennaio di un anno fa a dar fuoco alla miccia che avrebbe sconvolto il mondo arabo nei 12 mesi a seguire. Ora Amnesty International fa il punto della situazione. Rivolte, manifestazioni, rovesciamenti di regime. Ma quanto è cambiato nella sostanza? Il bottino appare magro, grazie anche alla sorprendente "incoerenza" della comunità internazionale.
E se il Medio Oriente non fosse mai stato decolonizzato?
Se c’è una parte del mondo che non è mai stata completamente decolonizzata, quella è il Medio Oriente. Partendo da questa premessa, Seumas Milne fa coincidere il giorno della caduta di Hosni Mubarak in Egitto con l’inizio di una “implacabile controrivoluzione” delle potenze occidentali e dei loro alleati del Golfo, nel tentativo disperato di schiacciare o comunque manipolare le rivoluzioni arabe.
La strada per Damasco passa per il Cairo: la crisi siriana e gli equilibri del Vicino Oriente
Sulla Siria, Arabia Saudita e Qatar si sono trovati subito d’accordo. Eppure per un certo periodo di tempo si è detto che il piccolo emirato era uno spin-off dell’Iran, e che la sua agenda di politica estera ricalcava da vicino quella di Tehran.
Libia e Libano: li chiamano "interventi umanitari"
L'articolo 11 della nostra Costituzione recita: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Eppure le nostre truppe continuano a essere coinvolte in interventi che vengono definiti "umanitari", ma che invece autorizzano "l'uso discrezionale della forza", come è accaduto in Libia.
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