Le conseguenze della guerra: il mercato delle donne irachene

Presentato a Londra il report Karamatuna sul traffico di donne e lo sfruttamento della prostituzione: dal 2003 ad oggi, sono più di 4 mila le irachene che mancano all’appello. Vendute, comprate, e abbandonate nelle mani di aguzzini in tutto il Medio Oriente e il Nord Africa.
 

 

di Marta Ghezzi

I numeri del report Karamatuna (La nostra dignità), presentato la scorsa settimana a Londra dall’associazione Social change for education in the Middle East (SCEME) sono impressionanti, così come lo sono le decine di storie raccolte durante i due anni di ricerca attraverso l’intera regione.

Storie di fughe, inganni, violenze, povertà, schiavitù, sullo sfondo di un paese distrutto dal conflitto e di una società chiusa e piena di tabù.

Una ragazzina di 11 anni costa 30 mila dollari, ma compiuti i 20 il suo valore scende troppo per poter essere considerata ancora un buon investimento.

Alcune adolescenti vengono sottoposte a operazioni di ricostruzione dell’imene per poter essere vendute come vergini più volte. Altre vengono abbandonate dalle loro famiglie lungo i confini siriano e giordano, dove saranno prelevate dai trafficanti, spesso sposate in tutta fretta e poi ‘divorziate’ una volta entrate nei paesi di destinazione.

Durante il fine settimana e l’estate il grosso afflusso di turisti dal Golfo verso Siria, Giordania e Libano fa crescere a dismisura il numero di ‘matrimoni temporanei’, contratti per un periodo di tempo prefissato e che al termine svincolano le parti da qualunque tipo di obbligazione, compreso il mantenimento dei figli concepiti durante l’unione.

Il problema della tratta colpisce in misura maggiore Siria e Giordania, a seguire Libano, Emirati e Arabia Saudita.

Le cause sono tante e tutte legate alla situazione di povertà e svantaggio in cui il popolo iracheno si è ritrovato a vivere all’indomani dell’invasione americana: la perdita del capofamiglia, la condizione di rifugiati senza diritti e senza possibilità di accesso al mercato del lavoro nei luoghi dell’esilio, la crescente domanda e la difficile applicazione delle norme sulla protezione della donna, tra le principali.

Le leggi ci sono, ma non vengono applicate. E quando vengono fatte rispettare, difficilmente sanzionano gli sfruttatori, colpendo più di frequente le vittime stesse con sanzioni che vanno dall’incarcerazione al rimpatrio in Iraq.

 

13 novembre 2011

 

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