Le autorità del Bahrain tendono la mano ai manifestanti, anzi no
Le autorità del Bahrain sembrano aver accolto le richieste della Commissione d'inchiesta indipendente e operano una 'revisione' delle condanne inflitte ad alcuni manifestanti che si erano "macchiati" di reati di opinione.
di Maria Letizia Perugini
Attraverso l’agenzia di stampa nazionale, il governo del Bahrain ha annunciato la creazione di un nuovo pool di giudici ai quali verrà affidato il compito di rivedere alcune delle sentenze emesse nel corso della proteste di febbraio e marzo.
Le sentenze che saranno riesaminate erano state emesse da una corte militare nel corso delle manifestazioni esplose a febbraio e marzo e riguardano soprattutto reati di opinione. Diversa è la situazione di chi è stato giudicato per reati più 'gravi', come l'incitamento alla violenza.
Nuovi processi, dunque, celebrati questa volta da giudici civili che opereranno secondo i “principi internazionali del giusto processo”, come ha dichiarato lo sheikh bin Rashid al-Khalifa, presidente della Corte di Cassazione.
Si tratta di un primo passo verso l’attuazione delle raccomandazioni contenute nel report stilato dalla Commissione d’inchiesta indipendente e pubblicato lo scorso novembre.
Le buone intenzioni delle autorità sembrano però contraddette dalla violenza che ancora si registra nei villaggi sciiti: gli scontri tra i giovani e polizia sono ormai all'ordine del giorno.
Le ultime violenze sono esplose proprio durante il funerale di un giovane: il 15enne era stato ucciso da un colpo alla testa nel corso degli scontri di sabato. Al momento della sua sepoltura a Sitra, a sud della capitale, nuovi assembramenti di manifestanti sono stati immediatamente dispersi dall'intervento della polizia.
Eppure qualche giorno fa il capo della polizia, Tariq al Hassan, aveva promesso "di affrontare gli errori commessi e imparare la lezione”, laddove per "errori" s'intendono ovviamente - come si legge nel rapporto della Commissione d'inchiesta - torture, violenze, strupri e almeno 35 morti.
4 gennaio 2012
Abdulhadi al Khawaja è stato condannato all’ergastolo con l’accusa di terrorismo. Sua figlia Zainab è stata rilasciata sotto cauzione. In Bahrein c'è un'intera famiglia che sta pagando per la libertà di tutti.
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