La Shell 'monopolizza' il gas iracheno, tra le proteste

Le autorità irachene e i dirigenti della Shell e della Mitsubishi hanno annunciato di aver concluso l’accordo sulla produzione di gas di complemento dai giacimenti di Basra. Si tratta di un accordo storico, non soltanto per le sue controversie, durate anni, ma anche per ciò che creerà: una joint venture senza precedenti che fornirà alla Shell il controllo della maggior parte del gas del paese.

 

 

 

di Giovanni Andriolo

 

Risale a qualche settimana fa la firma del mega-contratto sul gas tra la Royal Dutch Shell e le autorità irachene. L’annuncio arriva dopo più di tre anni di negoziati, controversie e recriminazioni politiche.

Il contratto crea la Basra Gas Company (BGC), una joint venture responsabile del trattamento del gas di complemento, che attualmente viene emesso nel processo di estrazione di petrolio nei super giacimenti petroliferi di Basra (Bassora): Rumaila, West Qurna 1 e Zubair.

La statale South Gas Company (SGC) manterrà il 51% delle azioni, mentre alla Shell andrà il 44 %, e la Mitsubishi deterrà il restante 5%.

La Shell si occupa già del giacimento da 12 miliardi di barili di Majnoun, e opera assieme alla ExxonMobil nel gacimento di West Qurna 1.

La Shell è stata anche una delle prime imprese straniere a entrare in Iraq, dopo la caduta di Saddam Hussein, e la firma dell’accordo per la BGC la rende il maggior partecipante del settore degli idrocarburi del paese.

L’obiettivo della nuova joint venture è lo sviluppo del settore del gas iracheno, dopo anni di trascuratezza dovuti alla guerra e a scarsi investimenti.

A causa di una cronica carenza di infrastrutture, l’Iraq non riesce ancora a catturare il gas naturale generato come prodotto complementare alla produzione di greggio.

Il tre giacimenti della BGC generano attualmente quasi 30 milioni di metri cubi standard al giorno di gas, di cui più di 19 milioni - che valgono 5 milioni di dollari - vengono bruciati nell’aria.

Inoltre, attualmente l’Iraq è costretto a importare gas e combustibili liquidi  per la generazione di corrente, con enorme disborso di denaro pubblico.

Secondo il ministero del Petrolio iracheno, l’operato della BGC favorirà anche la produzione di energia elettrica e la riduzione delle conseguenze dannose per l’ambiente e per la salute pubblica generate della combustione del gas.

I dati del Global Gas Flaring Reduction project, un progetto coordinato dalla Banca Mondiale che si occupa di sviluppare iniziative contro la combustione del gas di complemento, dimostrano come l’inquinamento iracheno da combustione di gas equivalga annualmente alle emissioni prodotte da quindici milioni di auto, i cui vapori risultano particolarmente pericolosi per la salute dei residenti.

Secondo le stime, l’aumento della produzione di petrolio nei giacimenti interessati porterà in pochi anni la produzione di gas associato a circa 60 milioni di metri cubi standard al giorno.

Malgrado tutti i 'vantaggi' illustrati dal ministero del Petrolio, la nuova joint venture è stata accolta tra lamentele e opposizioni da diversi fronti.

Da un lato, l’accordo aveva sollevato molti dubbi a causa della sua formulazione a porte chiuse e del suo annuncio pubblico, nel settembre del 2008, dopo che i termini erano già stati fissati.

Dall'altro, secondo i critici, questo contratto sancisce di fatto la creazione di un monopolio straniero sul gas del paese: per placare le proteste, l’accordo ha subito più di una modifica, coinvolgendo alla fine soltanto tre giacimenti, quelli di Basra.

Ma l'intesa raggiunta con la Shell continua a non piacere a molti: il Consiglio provinciale di Basra ha annunciato che denuncerà il contratto, poiché le autorità locali non sarebbero state coinvolte nei negoziati finali e non avrebbero avuto la possibilità di assicurarsi le garanzie di un investimento sociale dei proventi.

Da parte loro i rappresentanti della compagnia petrolifera hanno assicurato che le operazioni dell’impresa nel giacimento di Majnoun hanno riguardato anche diversi progetti di investimento sociale, e che pertanto anche l’economia di Basra beneficerà di investimenti simili e della creazione di nuovi posti di lavoro.

Inoltre, il ministro del Petrolio iracheno ha assicurato che Basra beneficerà del cosiddetto 'programma dei petrodollari', che prevede l’erogazione alle province di bonus proporzionali alla produzione locale di idrocarburi.

Tuttavia, i membri del Consiglio provinciale di Basra hanno annunciato che si avvarranno dell’articolo 112 della Costituzione, che garantisce ai governatorati produttori un certo grado controllo sulle politiche petrolifere locali: controllo che secondo le autorità locali in questo caso non sarebbe stato assicurato.

 

Fonte: Iraq Oil Report

30 dicembre 2011