La cantante israeliana Noa contestata al San Carlo di Napoli
Un gruppo di attivisti, tra cui i giovani di Jasmine Revolution Italia, si sono riuniti in un presidio pacifico la sera del 6 giugno davanti al Teatro San Carlo di Napoli, per protestare contro la presenza della cantante israeliana Noa, ospite d’onore della rassegna culturale. Identificati e fermati dalle forze dell’ordine per non aver dimenticato le sue parole durante l’offensiva israeliana “Piombo Fuso” su Gaza.
di Cecilia Dalla Negra
Oltre cento manifestanti – “tra cui una bimba di un anno in passeggino”, ci tengono a sottolineare gli organizzatori – hanno assediato pacificamente l’esterno del Teatro San Carlo di Napoli la sera del 6 giugno, per protestare contro la presenza di un’ospite non gradita a tanti.
La cantante israeliana Noa, invitata ad esibirsi nell’ambito del Napoli Teatro Festival, che ha scelto quest’anno di dedicare spazi importanti agli artisti provenienti da Israele.
Un presidio, composto da studenti, lavoratori e artisti riuniti nella sigla “Napoli per la Palestina”, organizzato per esprimere dissenso di fronte a queste scelta, e per contestare quegli artisti israeliani che non hanno mai preso posizione contro le politiche razziali del proprio governo, o addirittura avallandole, come nel caso di Noa.
Una manifestazione “contenuta dalle forze di polizia”, che hanno immediatamente identificato alcuni dimostranti, costringendoli a prendere le distanze dal teatro ma che, secondo gli organizzatori, “ha raggiunto il principale obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica”.
Attraverso un volantinaggio sono state spiegate le ragioni della protesta, organizzata per ricordare le prese di posizione di un’artista erroneamente considerata “voce del pacifismo” israeliano ed “equidistante” rispetto alla situazione palestinese.
Una contestazione “pacifica, colorata e collettiva, rivolta non solo contro Noa, ma anche contro le forze dell’ordine, alle quali rimproveriamo di essere pagate, in un periodo di crisi economica fortissima, non per proteggere Napoli dalla malavita, ma per difendere la voce del sionismo”, si legge nel comunicato.
Impossibile infatti per i manifestanti che hanno organizzato la protesta dimenticare le parole con le quali, attraverso una lettera aperta al popolo palestinese nel corso dell’offensiva “Piombo Fuso” sulla Striscia di Gaza, Noa si augurava che Israele facesse “il lavoro che tutti noi sappiamo deve essere fatto, e vi liberi definitivamente da questo cancro, questo virus, questo mostro chiamato fanatismo, oggi chiamato Hamas”.
L’attacco, durato dal fine dicembre 2008 a inizio gennaio 2009, provocò oltre 1.300 vittime civili, tra cui 400 bambini.
Anche per questo i manifestanti hanno organizzato la contestazione del 6 giugno, inserita in un più vasto programma di eventi previsti in città con il “Napoli Stay Human Festival”, a cui artisti e intellettuali hanno dato il proprio contributo, e i cui incassi saranno devoluti per la costruzione di una scuola a Gaza.
7 giugno 2012
