L’acqua torna in piazza in risposta alla crisi (e all'occupazione)

Sabato, il popolo dell’acqua tornerà ad inondare le strade e le piazze per chiedere che la volontà referendaria sia finalmente rispettata. Per una coincidenza, ricorrerà anche la giornata Onu per la Palestina. La mobilitazione sarà quindi un’occasione per ricordare che l'occupazione non è solo militare, ma anche sottrazione continua di terre e di risorse naturali.

 

 

 

di Valentina Quaresima - Un ponte per...

"Con la vittoria referendaria il movimento per l’acqua ha inserito un fortissimo granello di sabbia negli ingranaggi dell’economia liberista, ora si tratta di costruire percorsi, alleanze e intrecci a livello nazionale ed europeo per arrivare tutte e tutti assieme a ingripparne definitivamente il motore", dice Marco Bersani di Attac Italia.

E già, perché la battaglia per la riappropriazione sociale dell’acqua e dei beni comuni va in una direzione “ostinata e contraria” – per dirla con le parole di Faber – a quella definita dai patti di stabilità…

Se il governo e i 'poteri forti', dall’interno, e la BCE, dall’esterno, con il ricatto del debito premono di nuovo sull’acceleratore delle privatizzazioni e della svendita dei servizi e del patrimonio pubblico scavalcando il risultato referendario, le persone non sono più disposte a farsi prendere in giro.

Specialmente, quei 27 milioni di cittadine e di cittadini che a giugno hanno rinunciato ad un auspicato fine settimana di mare per esprimere attraverso le urne un chiaro 'no' alla gestione privatistica dei servizi.     

In questo quadro, dice sempre Bersani: "La mobilitazione per l’approvazione della legge d’iniziativa popolare [quella depositata nel 2007 con più di 400 mila, ndr] da una parte e il lancio della campagna di “Obbedienza civile” per l’autorganizzazione della riduzione delle tariffe [il 7% di remunerazione del capitale investito, ndr] in obbedienza al voto del popolo italiano, sono gli obiettivi immediati".

E ancora: "Tali obiettivi possono essere portati a vero compimento solo se collocati in una mobilitazione più ampia che prenda di petto le politiche monetariste dell’UE e liberi un nuovo ruolo del pubblico nella finanza e nell’economia".

Il 26 novembre sarà il primo appuntamento nazionale dopo il fatidico 15 ottobre. Sarà un’occasione importante, non soltanto per ripompare fiducia nelle vene del corpo straordinario del popolo dell’acqua  e per descrivere e delineare insieme nuovi scenari e nuove strategie di lotta in risposta alla logica del bankfare, ma anche per riprendere in modo colorato e creativo quegli spazi democratici sottratti da prefetture e sindaci sceriffi in nome del rispetto dell’ordine pubblico.

Un ponte per… scenderà in piazza al fianco delle realtà del Forum Italiano dei movimenti per l’acqua per manifestare solidarietà verso tutte quelle resistenze che si muovono in difesa del diritto all’acqua al livello globale.

Lavorando da più di 20 anni in Medio Oriente, UPP sa bene che questa regione più di altre costituisce uno scenario di conflitto in cui il legame tra l’appropriazione delle risorse naturali e l’occupazione militare e tecnologica dei territori (le dighe e le centrali idroelettriche nel sud est della Turchia, per esempio) diventa sempre più imprescindibile.

Per una coincidenza, il 26 novembre ricorrerà la giornata ONU per la Palestina. La mobilitazione di sabato sarà un’occasione non rituale per ricordare che la decennale occupazione della Palestina da parte di Israele non è solo un’occupazione militare, ma anche sottrazione continua di terre e di risorse naturali.              

Come si legge nel comunicato di adesione alla manifestazione del Teatro Valle occupato, "Il bene comune nasce dal basso e dalla partecipazione attiva e diretta della cittadinanza…si auto-organizza per definizione e difende la propria autonomia sia dall’interesse proprietario privato sia dalle istituzioni pubbliche che governano con logiche privatistiche e autoritarie i beni pubblici".

Non possiamo che essere d’accordo.

 

23 novembre 2011