Italia: venerdì appuntamento all'ambasciata israeliana, per i prigionieri palestinesi

Un cane può decidere se i familiari dei palestinesi nelle prigioni israeliane possono visitare i loro cari. In solidarietà con lo sciopero dei prigionieri palestinesi, si mobilitano Roma e Ramallah. E il mondo su Twitter, grazie ad un invito dell'International Solidarity Movement.

 

di Angela Zurzolo

Sono in sciopero della fame sin dal 27 settembre come segno di protesta per le condizioni disumane nelle quali sono costretti a vivere, dopo che il governo israeliano ha attuato misure di punizione collettiva nelle carceri. Ora, l'Italia si mobilita per solidarizzare con i prigionieri palestinesi e organizza una manifestazione di fronte l'ambasciata israeliana a Roma. L'appuntamento è in via Michele Mercati 12/14, il 14 ottobre, alle ore 15.

E mentre Roma si prepara ad accogliere i manifestanti, i lavoratori degli uffici governativi di Ramallah si preparano allo sciopero della fame di domani e ad una protesta che avrà luogo a mezzogiorno, di fronte la prigione di Ofer, una struttura carceraria della Cisgiordania.

Inoltre, l'International Solidarity Movement ha lanciato un appello al mondo a partecipare su Twitter, il 12 ottobre, ad uno sciopero sull' hashtag  #TweepStrike.

Secondo l'International Solidarity Movement, ad impedire le visite ai familiari dei palestinesi nelle carceri israeliane ci sarebbe il 'signor Kalb', un cane poliziotto: "Secondo il suo stato d'animo, ci viene permesso di vedere i nostri cari o ci viene imposto di tornare a casa con una scorta. Se il signor Kalb è di cattvo umore e abbaia molto, dobbiamo capire che le visite non sono permesse, se invece è amichevole, gli ufficiali ci lasciano entrare". Questo il racconto di uno dei tanti familiari dei prigionieri palestinesi in sciopero della fame.

Queste e molte altre le motivazioni delle proteste che dalle prigioni israeliane si sono estese a Ramallah e ora anche all'Italia.

Dopo il recente discorso pronunciato dal primo ministro Benyamin Netanyahu, vi è stato un ulteriore giro di vite sui prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, giustificato con il fatto che il soldato Gilad Shalit, prigioniero a Gaza di Hamas, non è stato ancora rilasciato.

Le misure punitive collettive sono illegittime e totalmente contrarie alle leggi internazionali. I prigionieri palestinesi si rifiutano di toccare cibo e di indossare le divise carcerarie sin dal 27 settembre, e chiedono la fine dell'uso eccessivo dell'isolamento, del divieto di possedere libri e giornali, delle multe e delle punizioni collettive, che prevedono l'impossibilità di ricevere i familiari e di avere cure sanitarie.
 

11 ottobre 2011

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