Italia, giovani musulmani: un'integrazione possibile?
In un convegno svoltosi ieri a Roma presso il Centro Studi Americani è stata presentata una ricerca sulle seconde generazioni di musulmani in Italia, dal quale è emerso che nel nostro paese esiste la "terza via".
di Anthony Santilli
Nato da un’idea di Karima Moual, giornalista del Sole-24 Ore e presidente dell’associazione Genemaghrebina, il convegno è stato organizzato e promosso dalla stessa associazione, dalla Fondazione Italianieuropei e dal Centro Studi Americani.
Apertosi con la proiezione del documentario Haram (“Peccato”) realizzato da Karima Moual, il convegno ha rappresentato l’occasione per presentare i risultati della ricerca “G2 Una generazione orgogliosa. Una ricerca sui musulmani d’Italia”, la prima realmente organica in questo campo.
L’indagine, promossa da Genemaghrebina, si è focalizzata su giovani appartenenti a famiglie originarie di paesi musulmani, selezionati in base alla consistenza della presenza in Italia ed a criteri d’ordine geografico-culturale. Lo studio ha concentrato quindi la sua attenzione su due comunità di area mediterranea (marocchina ed egiziana) ed una di area asiatica (pakistana).
Dallo studio, presentato da Mario Abis, presidente di Abisas, sono emerse interessanti indicazioni sul sentimento di appartenenza dei giovani musulmani. Un nuovo modello di relazione emerge dall’indagine, basata su di un impianto di tipo esplorativo-qualitativo. Se in effetti appare forte le diffidenza del campione intervistato verso un modello di integrazione nella cultura italiana di tipo “classico”, è altrettanto evidente la volontà di questi giovani di costruire un rapporto di interazione con il sistema-paese volto ad una valorizzazione della doppia appartenenza. Una terza via ancora tutta da costruire.
L’iniziativa si è conclusa con una tavola rotonda con Giuliano Amato, Massimo D’Alema, Gianfranco Fini, Federico Ghizzoni, Giorgia Meloni e Maurizio Sacconi.
30 settembre 2011
