Israele/Palestina. Insegnando violenza, generando rabbia: ecco il “turismo dell’odio”
Gutz Etzion negli ultimi mesi è diventata una meta calda per i turisti alla ricerca di un’esperienza unica: l’opportunità di fingere di sparare ad un terrorista. I residenti degli insediamenti della zona, che gestiscono il posto, offrono la possibilità di sentire storie dal campo di battaglia, guardare un’uccisione simulata, e sparare con armi a lunga gittata.
di Ranjan Solomon
David Pearl, capo del consiglio regionale di Gush Etzion, nota che questo tipo di esperienza rende il luogo una perla del turismo a livello mondiale.
Alla fine dell’avventurosa giornata, i turisti ottengono un diploma per aver completato un corso di uso di arma da fuoco in Israele.
Il turismo in Israele si dimostra un’arma a doppio taglio.
Da un lato, manipola le immagini del nemico palestinese. Le guide vengono istruite appositamente per spaventare i turisti parlando dei pericolosi palestinesi tutti schierati per sparare ed uccidere.
Dall’altro lato, il turismo israeliano accaparra miliardi di dollari a spese dei palestinesi.
La quantità di luoghi della tradizione palestinese oggi in mano ad Israele è un altro strumento dell’occupazione per portarsi via il meglio e spogliare la Palestina anche della sua cultura e della sua tradizione storica.
Uno studio dell’Alternativ Tourism Group (ATG) di Beit Sahour dice: “Israele afferma di avere un surplus di beni turistici – luoghi storici e religiosi, spiagge, luoghi tradizionali, spazi archeologici, angoli naturalistici.
L’industria turistica si basa su ciò che ormai viene definito “mercato del pellegrino”, per ottenere i suoi drammatici incassi.
Tuttavia è importante sottolineare che Israele si è appropriato di moltissimi luoghi e aree palestinesi e li spaccia per “autenticamente israeliani”.
Tutto ciò è stato possibile perché, essendo la forza occupante in Palestina, ha effettuato la confisca di questi luoghi con mezzi illegali.
La più grande attrazione per una larga parte dei turisti in Palestina è lo status di “terra santa”.
Storicamente, pellegrini da tutto il mondo sono giunti qui, ma il conflitto scaturito dall’occupazione ha causato una drastica riduzione dei pellegrinaggi.
Almeno 15 ordini militari e regolamenti riguardanti il turismo sono stati emessi dal 1967 a oggi dalle autorità militari israeliane, che hanno assunto il potere sul turismo nei Territori Occupati.
Questi ordini hanno alzato il livello di requisiti per le licenze delle istituzioni turistiche, senza fornire a queste istituzioni i mezzi necessari per i miglioramenti richiesti.
Alla domanda: “I turisti possono entrare nella aree al di fuori del controllo israeliano (quelle palestinesi)?”, il governo israeliano appare ambiguo, suggerendo però "che è poco sicuro".
L’ATG invece sostiene che viaggiare in Palestina è sicuro.
L’ospitalità è un valore estremamente importante in Palestina, come in tutto il mondo mediterraneo.
I palestinesi accolgono i visitatori a braccia aperte. Il rischio maggiore non viene da eventuali violenze palestinesi ma dalle forze di occupazione israeliane.
ATG insiste che “le popolazioni arabe in generale ed i palestinesi in particolare sono stati demonizzati per decenni in Occidente".
Sono spesso presentati dai media come pericolosi, infidi ed immorali.
Non è raro per i visitatori in Palestina di fare esperienza di un mix di emozioni – disorientamento, confusione, gioia, imbarazzo e rabbia – quando scoprono quanto false siano queste immagini demoniache.
Gli stereotipi negativi sui palestinesi sono stati volutamente rinforzati dal governo israeliano, che scoraggia sistematicamente i visitatori internazionali dall’avere un contatto con loro.
Israele sa bene che l’esposizione alle realtà presenti e storiche della situazione attuale hanno un effetto trasformativo sulla maggioranza dei turisti in Palestina, i quali ritornano nei loro paesi di origine come oppositori delle politiche israeliane repressive contro i palestinesi.
In barba a questa severa propaganda i palestinesi incoraggiano i visitatori internazionali a mettere da parte qualsiasi pregiudizio che hanno su di noi, fino a che non avranno la possibilità di incontrarci faccia a faccia.
Se “i turisti si avventurano in Cisgiordania per sparare ai terroristi”, sotto la tutela dei coloni, allora il turismo israeliano ha mostrato il suo lato peggiore.
Il turismo nasce per essere un’esperienza che trasforma – un incontro tra persone che risulta in uno scambio di valori umani e comprensione reciproca. Il turismo israeliano ha preferito il profitto alle persone, l’odio alla comprensione.
Il sito ynetnews, che ha pubblicato un articolo su come dei coloni illegali in Cisgiordania hanno creato dei pacchetti turistici incentrati sull’odio e la violenza, deve essere assolutamente condannato e delle misure devono essere prese per essere censurato.
Tutti noi possiamo fare la nostra parte:
• Esprimendo il proprio disappunto su tali itinerari turistici direttamente alle autorità israeliane – scrivendo al Ministero del Turismo all’indirizzo: info@goisrael.com
• Diffondere ampiamente questa informazione in particolar modo ai tour operator e alle chiese – qualsiasi posto da cui hanno origine i tour turistici per Israele – ed incoraggiare gli interessati ad andare dove si possano appunto realizzare “incontri di pace, giustizia e comprensione umana reciproca”
The Alternative Tourism Group offre alternative costruttive attraverso le quail si può "Vedere cos’è la Palestina, oltre ai titoli di prima pagina ed incontrare famiglie palestinesi, testimoni dei reali effetti dell’occupazione, ed imparare la storia, le religioni, i conflitti, le culture e le tradizioni della regione".
*Traduzione a cura della Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese
21 giugno 2012
