Israele/Palestina: il pessimismo può ostacolare la pace?

"La pace è possibile?". Alla domanda risponde il nuovo rapporto pubblicato da The Atlantic, che affronta le quattro questioni centrali riguardanti il conflitto israeliano: i confini, la sicurezza, i rifugiati e Gerusalemme.
 

 

 

di Angela Zurzolo

Il progetto è stato realizzato da The Atlantic e dal Centro per la pace nel Medioriente di S. Daniel Abraham.

L'obiettivo è quello di presentare un approccio innovativo nella ricerca di nuove chance per il raggiungimento della pace tra Israele e il futuro Stato palestinese.

Il fallimento dei tentativi portati avanti da leader e statisti ha portato molti a ritenere che le richieste dei palestinesi e degli israeliani siano inconciliabili.

Il Centro per la pace in Medioriente è partito dall'individuare con esattezza quali siano gli obiettivi e le esigenze fondamentali delle due parti, da portare a un futuro tavolo dei negoziati.

Per rispondere alla necessità di cercare soluzioni alternative, sono stati interpellati soggetti esterni, spesso lasciati  al di fuori dalla questione: docenti universitari, ong e esponenti della società civile.

Tutti insieme hanno cercato di confrontarsi con domande difficili:

"E' possibile tracciare un confine tra Israele e uno Stato di Palestina contiguo, sulla base della linea del 1967, che include al suo interno i nuovi confini israeliani una grande maggioranza di israeliani che attualmente vivono in Cisgiordania e Gerusalemme est?".

"Israele può proteggersi efficacemente e coerentemente con la nascita di uno Stato sovrano palestinese?"

"Un accordo può risolvere la crisi dei profughi palestinesi, preservando Israele nella sua qualità di Stato ebraico?"

"Gerusalemme potrà essere la capitale sia degli israeliani che del futuro Stato palestinese?"

Un solo assunto rimane unanimamente valido: "La creazione di uno Stato indipendente e vitale di Palestina in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza è il solo modo che Israele abbia per poter rimanere una democrazia e uno Stato ebraico, per arginare l'ondata di delegittimazione internazionale e per riuscire ad ottenere una sicurezza all'interno dei suoi confini ed essere accettata nella regione".

Al fine di creare un rapporto che comprendesse gli interessi e le idee di ogni parte, sono stati interpellati anche decine di negoziatori, ex funzionari militari, politici, giuristi, diplomatici, accademici ed esperti.

Il rapporto è accompagnato da alcune presentazioni multimediali che affrontano le questioni fondamentali del conflitto: "La realtà è che la vera natura di questo conflitto può essere spesso oscurata, giorno per giorno, dalla politica, dai protagonismi, dagli atteggiamenti che hanno definito il conflitto. Il pessimismo assoluto, abbracciato da tutte le parti coinvolte, è parzialmente responsabile dello stallo in cui si è caduti oggi. Un'analisi approfondita delle componenti del conflitto e delle opportunità per soddisfare le esigenze di entrambe le parti, potrebbe essere proprio ciò che è
necessario per spostare la discussione verso una direzione più produttiva".
 

31 ottobre 2011