Iraq: via gli americani, Moqtada al-Sadr scioglie l'Esercito del Mahdi
8 gennaio 2012 - Il famigerato 'Esercito del Mahdi', la milizia che fa capo allo sciita Moqtada al-Sadr e che in questi otto anni ha tenuto sotto scacco le forze armate americane e irachene, non ha più ragion d'essere. Parola dello stesso leader, che ha appena annunciato la sua volontà di sciogliere il suo fedelissimo e personalissimo esercito. Il motivo? Ora che i militari Usa hanno completato il loro ritiro dall'Iraq la sua milizia può abbandonare la lotta armata.
Impegnati in sanguinosi combattimenti contro le forze statunitensi e contro l'esercito iracheno fin dal 2004, tre anni dopo al-Sadr aveva congelato le attività dei suoi uomini.
Lo scorso aprile il leader sciita aveva minacciato di riprendere le armi, qualora non si fosse trovato un accordo sul ritiro immediato delle truppe Usa, noto come SOFA.
Londra, 6 novembre 2002. Al Foreign Office si svolge un incontro a porte chiuse tra Michael Arthur della Direzione economica del ministero e Richard Paniguian, responsabile dell'area mediorientale della compagnia petrolifera BP. La guerra in Iraq sembra alle porte, crescono le voci di accordi segreti tra Usa, Francia e Russia per la promessa di contratti petroliferi in cambio del sostegno all'attacco.
In una recente intervista all'Iraq Oil Report, il vice primo ministro iracheno, Hussain al Shahristani, chiarisce la posizione ufficiale del governo iracheno sulla questione del contratto non autorizzato tra la ExxonMobil e le autorità della regione del Kurdistan.
Le autorità irachene e i dirigenti della Shell e della Mitsubishi hanno annunciato di aver concluso l’accordo sulla produzione di gas di complemento dai giacimenti di Basra. Si tratta di un accordo storico, non soltanto per le sue controversie, durate anni, ma anche per ciò che creerà: una joint venture senza precedenti che fornirà alla Shell il controllo della maggior parte del gas del paese.
Gli attentati di Baghdad sono solo l'ultimo esempio della crescente tensione interconfessionale in Iraq. Il tono dello scontro è stato dettato dalla battaglia in atto proprio nel cuore del governo iracheno. Ma si tratta di una contrapposizione che riflette il più ampio conflitto tra l'Iran e la Turchia rispetto alla situazione siriana.
Ho davvero voglia di piangere, ma le lacrime non ne vogliono sapere di scendere. Giovedì mattina ero venuto al pronto soccorso alle 7. Improvvisamente ho sentito diversi boati. "Oh mio Dio, sono esplosioni!", ho pensato, e dopo poco un’ambulanza è arrivata con le molte vittime di una serie di attentati che hanno colpito tutta Baghdad.
Il 20 dicembre 2011, la IEITI - l'Iniziativa per la trasparenza dell'industria estrattiva irachena (Iraqi extractive industries transparency initiative) - ha diffuso il rapporto sulla concordanza delle entrate del settore petrolifero in Iraq nel 2009. Si tratta di un documento molto importante, poiché fa luce sia sull'importanza dei proventi dell'oro nero che sulla sua gestione.
All'inizio di questa settimana, il paese è precipitato in una grave crisi politica, scatenata dalla decisione del Nouri al-Maliki di sfiduciare uno dei suoi tre vice primi ministri, Saleh al-Mutlaq, e dal mandato d’arresto diretto a uno dei due vicepresidenti, Tariq al-Hashimi, accusato di terrorismo.