Iraq: Rasmussen complice nelle torture ai prigionieri di guerra
Uno scandalo rischia di travolgere l'attuale segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen. Come primo ministro danese - in carica dal 2001 al 2009 - Rasmussen avrebbe infatti autorizzato il trasferimento di prigionieri iracheni alle autorità di Baghdad, pur sapendo che queste persone sarebbero state barbaramente torturate.
Secondo le rilevazioni del giornale danese Politiken, la consegna avrebbe avuto comunque luogo per evitare di "danneggiare la cooperazione bilaterale", mentre il Copenhagen Post rincara la dose sottolineando che il governo danese era a conoscenza dei maltrattamenti subiti dai prigionieri nelle carceri irachene, dalle bruciature di sigaretta fino alle percosse sui genitali.
Ad alcuni sono state tagliate di netto le dita delle mani, con tanto di prove fotografiche allegate.
Ma che Rasmussen non fosse un pacifista era noto. Oltre ad aver recentemente sponsorizzato l'intervento militare in Libia, il numero uno dell'Alleanza atlantica è stato anche uno dei più ferventi sostenitori dell'attacco all'Iraq del 2003, necessario - a suo avviso - proprio per impedire a Saddam Hussein di torturare il suo popolo.
Una commissione governativa sul coinvolgimento della Danimarca nella seconda guerra del Golfo è prevista entro la fine dell'anno, con l'obiettivo di verificare la complicità delle forze armate e del governo danese in questo scambio di prigionieri che avrebbe riguardato almeno 95 persone (se non molte di più, si parla anche di 500 prigionieri), 62 delle quali sarebbero state consegnate alle autorità irachene e quindi torturate.
Ma prima che la commissione veda luce, il Copenhagen Post scommette che l'ex ministro della Difesa di Rasmussen potrebbe essere chiamato come testimone in un processo imminente, legato a una causa intrapresa da sei iracheni arrestati nell'inverno del 2004 e successivamente torturati per ordine delle autorità di Baghdad.
Secondo il diritto internazionale, e precisamente la Convezione Onu contro la tortura, i soldati non possono infatti affidare dei prigionieri di guerra ad un'altra autorità "se esiste il sospetto di maltrattamento o torture".
La Danimarca non è che l'ultimo paese ad essere accusato di aver commesso questo crimine: i documenti diffusi da Wikileaks nei mesi scorsi dimostrano come tale pratica fosse comune anche a Gran Bretagna e Stati Uniti, solo che l'amministrazione Obama si è immediatamente rifiutata di avviare le indagini necessarie a verificare le responsabilità.
Sul fronte britrannico invece, la commissione creata dal governo per accertare le responsabilità delle forze armate di Sua Maestà è già stata boicottata da diversi movimenti per i diritti umani, che non credono nell'indipendenza di questa inchiesta.
10 gennaio 2012
Processate George W. Bush. E’ questo l’appello lanciato da diverse organizzazioni, tra cui Amnesty International, dopo la sentenza del Tribunale di Kuala Lumpur (in Malesia), che ha confermato le imputazioni per crimini di guerra e torture rivolte all’ex presidente Usa e all’ex premier Tony Blair. Intanto, Bush salta un incontro in Svizzera per 'precauzione'.
La notizia è stata ripresa solo dall’americana CBS, ma il primo processo per crimini di guerra contro Bush e Blair potrebbe fare luce sulla guerra in Iraq del 2003, individuandone cause e responsabilità. 