Iraq: perché l’affaire ExxonMobil può dividere il paese

In una recente intervista all'Iraq Oil Report, il vice primo ministro iracheno, Hussain al Shahristani, chiarisce la posizione ufficiale del governo iracheno sulla questione del contratto non autorizzato tra la ExxonMobil e le autorità della regione del Kurdistan.

 

 

di Giovanni Andriolo

Durante il mandato di Hussain al Shahristani come ministro del Petrolio (2006-2010), l’Iraq è stato teatro del maggiore boom petrolifero della sua storia, malgrado la difficile situazione della sicurezza, che peraltro non ha affatto scoraggiato decine di compagnie petrolifere internazionali, protagoniste di importanti accordi già siglati per lo sviluppo del settore degli idrocarburi.

Sulla carta, questi contratti dovrebbero rendere l’Iraq il maggior produttore di petrolio al mondo in soli sette anni.   

Il 18 ottobre, una di queste, la ExxonMobil, ha firmato ben sei contratti con le autorità della regione del Kurdistan iracheno, ma senza l'autorizzazione del governo di Baghdad, che al contrario sta tentando da tempo di accentrare il controllo del settore petrolifero. 

Intervistato dall'Iraq Oil Report, Shahristani ha innanzitutto espresso soddisfazione per l'andamento delle prime tre gare di appalto, spiegando però che la prossima non riguarderà come accaduto finora dei giacimenti già scoperti, ma alcune aree che devono ancora essere sottoposte a esplorazione.

Si tratta di 'blocchi' selezionati per il loro potenziale di gas, pur essendoci la possibilità che vengano scoperte anche ingenti quantità di petrolio.

Il vice primo ministro ha però sottolineato che il paese non è ancora pronto a sviluppare ulteriori strutture di produzione di greggio, dopo aver concluso contratti per la produzione di 12 milioni di barili al giorno; il governo preferisce infatti attendere e vedere come evolverà la domanda globale dell'oro nero, anche con riferimento alla crisi che sta investendo la zona euro e altre aree del mondo. 

Invece, per quanto riguarda il gas, la questione è un po' diversa: l’Iraq ha bisogno di più gas per i suoi piani di generazione di energia su larga scala, senza contare la domanda che viene dai vicini, in primis Turchia e Unione europea.

Infine, venendo al tema 'caldo' dell'intervista, quello dell'affaire ExxonMobil, Shahristani chiarisce che le autorità irachene stanno ancora discutendo su come rispondere all'iniziativa della compagnia statunitense di firmare il contratto senza l’approvazione del governo centrale. Una volta presa una decisione, il governo stabilirà anche se la Exxon potrà partecipare alla prossima gara.

Indipendentemente da come si concluderà questa vicenda, il vice primo ministro rassicura però sulla solidità dei rapporti tra Iraq e America: Washington concorda infatti sulla necessità che i contratti petroliferi debbano essere approvati dal governo centrale. 

Il punto - insiste Shahristani - è che il petrolio può diventare un mezzo per unire l’Iraq e favorire uno sviluppo prosperoso del paese, ma può trasformarsi anche in uno strumento di divisione, guerra civile e conflitto interregionale, tra governatorati e tribù.

Se le risorse di greggio non saranno gestite centralmente e i proventi non saranno distribuiti a tutti gli iracheni - avverte il vice primo ministro - il petrolio diventarà un'arma molta pericolosa.

Una gestione autonoma di questa preziosa risorsa da parte del Kurdistan può diventare infatti un precedente per le altre regioni, soprattutto per Basra (Bassora), dove viene prodotto il 70% del petrolio iracheno.

E se una simile tendenza dovesse davvero prendere piede, il primo a rimetterci sarebbe proprio il Kurdistan: la regione semiautonoma sta beneficiando, tramite il sistema di redistribuzione del petrodollar budget, del 17% dei proventi del petrolio di Basra; qualora invece la regione del sud decidesse di comportarsi come il Kurdistan, quest'ultimo perderebbe la sua quota di proventi.

Per questo Shahristani ritiene che il petrolio vada gestito centralmente, in modo da evitare frizioni all’interno del paese.

La questione della Exxon pone quindi in evidenza l’importanza e l’urgenza di giungere a una nuova legislazione nazionale che chiarisca le diverse procedure e le autorità competenti per la gestione del settore.

 

 

Fonte: Iraq Oil Report

2 gennaio 2012