Iraq. Lo scontro tra islamisti e governo curdo si gioca sulla pelle dei giornalisti
Ancora un giornalista in carcere e di nuovo nel Kurdistan iracheno. E’ Hamin Ary, redattore capo del mensile Chirpa magazine, arrestato per aver deciso di pubblicare un articolo considerato blasfemo.
di Maria Letizia Perugini
Hamin Ary giornalista curdo, redattore capo del mensile in lingua araba e curda Chiarpa magazine, è stato arrestato dalle autorità irachene per aver dato spazio, sul proprio giornale, a un articolo considerato 'blasfemo'.
Il pezzo in questione è firmato da Goran Halmat, un altro cronista curdo che vive ormai da anni in Norvegia, in esilio volontario.
Pubblicato per la prima volta nel 2010 su Facebook, e riproposto il 3 maggio di quest’anno sulla rivista di Ary, l'articolo s'intitola "Me and God", ed è una conversazione immaginaria tra l'autore e Dio.
Ma la diffusione di questo articolo ha scatenato le proteste degli islamisti della regione curda irachena, fino a chiamare in causa lo stesso Parlamento di Erbil.
Il 6 maggio la commissione per i diritti e gli affari religiosi del Kurdistan ha quindi incontrato l’Unione degli Ulema, dei Giornalisti e i rappresentanti del Chiarpa magazine per discutere della questione. E, nonostante le scuse ufficiali presentante dai colleghi di Ary, la commissione ha deciso di sospendere a tempo indeterminato la pubblicazione del giornale, e il giorno seguente, il 7 maggio, è scattato l'arresto di Ary.
A condannare l'accaduto, anche il capo del governo regionale, Nechirvan Barzani, che lo ha additato come "un grave attacco all’Islam", lamentando la mancanza nella regione di una legislazione più restrittiva nei confronti della libertà dei media.
Ventiquattro ore più tardi, due mila persone rispondevano alla chiamata degli ulema e dei partiti islamici, riversandosi nelle strade della città per chiedere la morte di Halmat e protestare contro le “offese all’Islam”.
A difendere il giornalista, Reporters without borders, secondo cui Ary è stato arrestato in base all’articolo 372 del codice penale iracheno che condanna “le offese che violano la sensibilità religiosa” e che prevede fino a un massimo di tre anni di prigione, invece di essere sottoposto alla legislazione regionale.
In Kurdistan esiste infatti la legge regionale numero 35, che riguarda specificamente i mezzi di comunicazione e che non contempla pene detentive.
Ma al di là dei problemi legati alla libertà di stampa, l’arresto di un giornalista per blasfemia potrebbe essere letto come 'merce di scambio', un 'regalo' agli islamici perché abbassino il livello dello scontro in atto nella regione.
D’altra parte la tesi che l’arresto di Ary sia solo la punta dell’iceberg di una questione che ha ben più ampie dimensioni deriva dal fatto che le grandi proteste contro il governo curdo sono arrivate l’8 maggio, quando ormai il giornalista era già stato incarcerato e la pubblicazione del giornale sospesa.
25 maggio 2012

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