Iraq: il nuovo "grande gioco" tra Stati Uniti e Iran
L’imminente partenza degli Stati Uniti dall’Iraq sembra aprire le porte all’influenza iraniana sul paese, sia a livello politico che economico. Tuttavia, si tratta di un processo già in atto da qualche anno, e precisamente dalla caduta di Saddam Hussein.
La partenza degli Stati Uniti dall’Iraq sembra aver dato nuovo vigore alle dinamiche di avvicinamento dell’Iran al 'paese dei due fiumi'.
Secondo diversi reportage internazionali, la presenza iraniana in Iraq sarebbe più che visibile: dai gruppi di pellegrini nei luoghi sacri iracheni dello sciismo, fino alle marche di molti prodotti presenti sugli scaffali dei mercati.
Ma l'influenza di Teheran sul suo vicino non è certamente un fenomeno iniziato nel 2011. Con la caduta di Saddam Hussein è di fatto crollato anche il più importante 'muro' contro l'espansionismo iraniano ad ovest.
Negli anni '80 la tensione tra l’Iraq di Saddam e la Repubblica islamica è sfociata in una sanguinosa e drammatica guerra tra i due paesi, con Baghdad che a quel tempo poteva contare sul sostegno politico e militare americano.
In questa direzione va letta la decisione da parte dell’amministrazione di Bush padre di lasciare Saddam al potere dopo la Guerra del Golfo dei primi anni ’90.
Ma la successiva scelta di Bush junior di intervenire in Iraq ha invece posto le basi per lo sviluppo di nuove dinamiche nella regione.
La caduta di Saddam ha infatti significato la perdita della supremazia del gruppo sunnita sulla scena politica del paese e la consegna del potere nelle mani degli sciiti iracheni, senza contare che l’attuale governo guidato da Nouri al-Maliki è dovuto scendere a patti con l’imam Moqtada al-Sadr, rappresentante dello sciismo radicale anti-statunitense sponsorizzato da Tehran.
Anche sul fronte economico la partnership tra i due paesi appare ormai consolidata: l’estate scorsa, il vicepresidente iraniano Mohammed Reza Rahimi ha guidato una delegazione di 170 industriali a Baghdad, una visita che ha fatto storcere il naso ai diplomatici statunitensi nel paese.
A Basra (Bassora), importante città nel sud del paese (e vicinissima al confine), un’impresa iraniana sta fornendo da qualche anno energia elettrica (un bene molto prezioso in Iraq oggi) e beni a basso costo.
Inoltre, è di qualche settimana fa la notizia che investitori iraniani starebbero negoziando con il governo iracheno per finanziare la ricostruzione della rete ferroviaria.
A livello politico, fa invece discutere la decisione di al-Maliki di ignorare le ripetute incursioni militari iraniane sul territorio curdo nell’Iraq settentrionale, così come a livello internazionale la scelta di non votare l'espulsione della Siria dalla Lega araba.
La crescente influenza iraniana in Iraq non può quindi che preoccupare seriamente gli Stati Uniti, nonché i paesi vicini, in primis Arabia Saudita e Israele.
Non a caso, gli Usa hanno annunciato che parte delle truppe che lasceranno l’Iraq non tornerà a casa, ma sarà dispiegata nell’area del Golfo Persico, soprattutto in Kuwait.
Da parte sua, l’Arabia Saudita sta cercando di correre ai ripari, accrescendo le pressioni sul presidente siriano Bashar al-Assad e finanziando Iraqiya, l’alleanza politica irachena a guida sunnita.
Fonti: Associated Press, Iraq Business News, Iraq Oil Report, MENA Financial Network
28 novembre 2011
Alcune imprese iraniane starebbero negoziando con il ministero dei Trasporti iracheni una serie di accordi per effettuare interventi di restauro e manutenzione alla rete ferroviaria nazionale e alle vetture danneggiate dalla guerra, in modo da favorire l'interscambio tra i due paesi (e non solo).
La Siria non ha bisogno che qualcuno la spinga nel baratro della guerra civile, come sta facendo la Lega araba. In prima fila, il Qatar e l'Arabia Saudita, 'i falchi' del Golfo, mentre la Giordania sembra temere lo spettro di un devastante conflitto regionale. 