Iraq. Giornalisti ancora nel mirino
25 giugno 2012 - Secondo un documento ufficiale ottenuto dall’Osservatorio sulla libertà di stampa, le forze di sicurezza avrebbero ricevuto ordini da alcune autorità religiose determinate a boicottare il lavoro di oltre 44 media.
Nel mirino, note tv ed emittenti radiofoniche locali – come Baghdadiya e Sharqiya – e internazionali (BBC, Radio Monte Carlo, Radio Sawa e Radio Voice of America).
La notizia s’inserisce nel crescente dibattito in corso sulla stretta di cui sono vittime gli operatori dell’informazione e sulla grave crisi politica in corso in Iraq.

Continuano le violazioni dei diritti del lavoro, supportate da una legislazione anti-sindacale dell’era di Saddam Hussein. La recente ondata di attacchi contro i rappresentanti degli operai del settore petrolifero ha scatenato la dura reazione dei sindacati internazionali.
Ancora un giornalista in carcere e di nuovo nel Kurdistan iracheno. E’ Hamin Ary, redattore capo del mensile Chirpa magazine, arrestato per aver deciso di pubblicare un articolo considerato blasfemo.
Il voto della Freedom House è 5,5. Ma al di là della pagella, è lo status assegnato a fotografare la situazione: il 'nuovo' Iraq non è un paese libero. Il rapporto ricostruisce le tappe fondamentali dell’azione politica americana e della nuova dirigenza irachena, dal 2003 ad oggi.
E' vero. Molti giornalisti sono rimasti uccisi durante la guerra. Ma ancora oggi la stampa si sente continuamente esposta a minacce e si autocensura. Baghdad al primo posto nell'Indice di Impunità.
Dopo averne testato le potenzialità, l'imperativo per molti governi è diventato regolamentare internet. In uno dei paesi più pericolosi al mondo per i giornalisti, si trema per un disegno di legge - l'Information technology crimes act - che propone l'ergastolo per chi “compromette l'unità dello Stato”. E la libertà di parola rischia di morire prima ancora che la rete araba possa nascere.
A quasi nove anni dall’inizio della guerra l’Iraq di oggi è un paese diviso e costantemente sull’orlo di una guerra civile. Intanto il governo di Baghdad sta iniziando a sigillare le sue frontiere, in attesa del vertice della Lega Araba che si terrà il prossimo 29 marzo.
“Non c'è gloria in questa terra ad eccezione della morte, i libri sono droga che distrae la gente dal paradiso”: così gli 'assassini' cercano di convincere la gente ad abbandonare l'amore per la letteratura a Baghdad. Cinque anni dopo la distruzione, Al-Mutanabbi Street rinasce in un progetto di Beau Soleil. Il racconto di una scrittrice irachena.