Iraq. E se la ExxonMobil stesse bluffando?

Negli ultimi giorni si susseguono voci su possibili sblocchi dell’affaire ExxonMobil, che da diversi mesi contribuisce a mantenere alta la tensione tra Baghdad ed Erbil. Tuttavia, l’incongruenza delle “versioni ufficiali” dimostra come la compagnia Usa sia diventata il nuovo terreno di scontro tra le forze politiche.

 

 

 

di Giovanni Andriolo

 

A marzo, la ExxonMobil sembrava voler rinunciare ai contratti di esplorazione con le autorità curde, per dedicarsi 'soltanto' ai giacimenti in territorio iracheno. Poi ad aprile cambia di nuovo idea, decidendo di rinunciare al giacimento iracheno di Qurna per proseguire le esplorazioni nel Kurdistan.

Questo, in sintesi, il susseguirsi delle voci ufficiali legate alla posizione del colosso petrolifero statunitense sulla questione degli accordi con il Kurdistan.

In tutto ciò, la compagnia a stelle e strisce non ha ancora rilasciato dichiarazioni; tuttavia, hanno sopperito ampiamente a un tale silenzio il governo iracheno e l’autorità regionale curda. Con versioni diametralmente opposte.

Sarà forse che la preparazione dell’imminente conferenza londinese sull’industria della raffinazione, dal titolo “Iraq Refinery 2012”, sta impegnando gli alti vertici del ministero dell’Energia iracheno al punto da risolvere la querelle con una semplice dichiarazione (falsa?)?

O forse è il governo della regione semiautonoma del Kurdistan a voler gettare scompiglio nella contesa, proprio mentre i politici iracheni si preparano a volare nella capitale britannica a caccia di nuovi contratti?

La verità è poco chiara. Restano pertanto le dichiarazioni ufficiali, che, nella migliore delle ipotesi, dovrebbero risultare le più attendibili.

Così, il 2 aprile il ministro del Petrolio iracheno Abdul Kareem Luaibi dichiara che la ExxonMobil ha già inviato ben due lettere al suo dicastero, confermando la propria decisione di congelare gli accordi di esplorazione petrolifera con il governo regionale del Kurdistan.

L’impresa statunitense, infatti, era stata esclusa dalle gare d’appalto del 2012 per contratti di esplorazione sugli idrocarburi in Iraq a causa della decisione di firmare, senza l'autorizzazione di Baghdad, un accordo di esplorazione con le autorità curde.

Una presa di posizione, quella dell’interruzione dei rapporti con il Kurdistan, che avrebbe sbloccato l’annosa questione che vede la Exxon al centro di uno scontro a distanza tra Baghdad e Erbil.

Tuttavia, è di qualche giorno dopo la notizia, riportata dall'Iraq Business News, secondo cui la Exxon avrebbe deciso di abbandonare il contratto sul giacimento gigante di West Qurna-1 nell’Iraq meridionale, per potersi dedicare agli affari in Kurdistan.

L’impresa petrolifera statunitense è già attiva nel giacimento di Qurna, dove produce circa 370.000 barili di petrolio al giorno, a seguito di un contratto firmato con le autorità irachene.

Questa nuova versione è stata rafforzata, il 7 aprile, dalla dichiarazione del governo del Kurdistan: secondo quest’ultimo, l’amministratore delegato della Exxon, Rex Tillerson, avrebbe recentemente confermato di persona al presidente curdo Masoud Barzani la volontà di proseguire le operazioni di esplorazione nella regione. 

La trama s’infittisce. O meglio, le dichiarazioni ufficiali si contraddicono.

Nel frattempo, mentre sembra lecito domandarsi chi stia mentendo - Baghdad o Erbil? – altrettanto legittimamente sorge un dubbio: e se invece fosse la ExxonMobil a fare il doppiogioco, il famoso terzo, che gode mentre i due litiganti approfondiscono a suon di dichiarazioni il solco incolmabile con cui stanno dividendo il paese?

In questo momento, in mancanza di dichiarazioni ufficiali da parte della Exxon sulle proprie posizioni, così come in assenza di una prova inconfutabile (illuminante sarebbe, ad esempio, se il ministero iracheno esibisse alla stampa le due lettere che sostiene di aver ricevuto dalla compagnia stessa), tali domande non possono trovare risposte certe.

Tuttavia, resta un dato di fatto innegabile: fintantoché non verrà approvata una legge sulla gestione degli idrocarburi, che regolamenti in Iraq l’intero settore, sarà alto il rischio di sempre maggiori frizioni tra il governo centrale e le autorità locali, così come il pericolo di iniziative autonome da parte di compagnie straniere.

 

11 aprile 2012