Iraq. Dopo la Exxon, ora anche la Total fa arrabbiare Baghdad

Il governo iracheno è determinato a evitare che altre imprese petrolifere straniere, seguendo l’esempio della ExxonMobil, possano concludere contratti con il governo regionale del Kurdistan, malgrado il divieto di Baghdad. Nel frattempo, l’affare Exxon continua a minare i rapporti tre le due autorità.

 

 

 

 

 

di Giovanni Andriolo

 

 

La scorsa settimana il vice primo ministro iracheno per l’energia, Hussain al-Shahristani, ha mandato un velato avvertimento a Parigi durante un incontro con l’ambasciatore francese Denys Gauer.

Dopo aver espresso la volontà, da parte dell’Iraq, di costruire buone relazioni con la Francia, specialmente nel campo dell’energia e delle maggiori industrie strategiche, Shahristani ha ricordato al numero uno della diplomazia d'otralpe come le imprese francesi che operano nel settore petrolifero non siano tenute a firmare contratti con parti non governative irachene o con governi locali.

Il riferimento, nemmeno troppo velato, era diretto all’impresa francese Total, che si era recentemente dichiarata interessata a investire nella regione curda.

Baghdad è già coinvolta in una disputa con il Kurdistan iracheno riguardo alle esportazioni di petrolio: il governo iracheno ha dovuto chiedere l’intervento del presidente Barak Obama per far sì che la ExxonMobil interrompa le esplorazioni in territorio curdo, situazione che potrebbe minacciare la stabilità del paese.

Oltre alla Total, anche la norvegese Statoil sta puntando ad accordi di esplorazione in Kurdistan, o almeno così riferiscono fonti aziendali.

L’accordo con la Exxon, che interessa sei aree, ha urtato il governo di Baghdad, che considera illegale qualsiasi contratto petrolifero firmato con il Kurdistan.

Malgrado ciò, Iraq Oil Report racconta che la ExxonMobil starebbe proseguendo i lavori preliminari per lo sviluppo dei sei blocchi esplorativi concordati con il governo del Kurdistan nell’ottobre scorso, ignorando così la richiesta delle autorità di Baghdad di interrompere le operazioni.

In ognuno dei blocchi - continua l'IOR - la Exxon starebbe apprendendo molti dati riguardo alla conformazione geologica del terreno, che si ritiene contenga ingenti quantità di petrolio e gas naturale.

Il governo iracheno considera illegali tutti i 48 contratti petroliferi già firmati dalle autorità curde e ha intimato all'Exxon di bloccare dei lavori.

Da parte sua, il Kurdistan prosegue lo sviluppo autonomo del suo settore petrolifero, malgrado le obiezioni di Baghdad.

A maggio, le autorità curde hanno annunciato nuovi piani per la costruzione di infrastrutture capaci di esportare due milioni di barili al giorno di petrolio in Turchia, oltre a una serie di altri progetti per accrescere la collaborazione energetica con Ankara.

Un tentativo, quello curdo, di svincolare le proprie esportazioni da Baghdad e dagli oleodotti iracheni.

L’affare Exxon rappresenta però soltanto una tra le numerose dispute crescenti tra Baghdad e Erbil.

Se a gennaio 2011 un accordo politico aveva permesso la ripresa delle esportazioni di petrolio dai pozzi curdi, queste si erano fermate nell'aprile dell’anno successivo a causa di accuse reciproche di non rispetto dei termini dell’accordo.

Da quel momento, lo scontro è degenerato.

Attualmente, Baghdad persegue una politica di isolamento delle imprese che hanno firmato accordi con il governo curdo, e ha escluso la Exxon dalla gara di appalto di maggio scorso per l’esplorazione di 12 blocchi nel sud del paese. 

Tuttavia, prima di firmare il contratto con l’autorità curda, l'Exxon aveva concluso un'intesa con Baghdad per lo sviluppo intensivo del giacimento di West Qurna 1, per portare la produzione a 2,825 milioni di barili al giorno in sette anni.

Intanto a Qurna i lavori proseguono: lo scorso mese la company americana ha firmato un contratto da 100 milioni di dollari con la statale Iraq Drilling Company per lo scavo di 20 pozzi nel giacimento.

Tuttavia, il destino dei lavori resta incerto.

Baghdad sta infatti attendendo gli sviluppi della questione per valutare come procedere nei riguardi della Exxon e dei suoi lavori a Qurna.

Nel frattempo, il presidente del Kurdistan Massoud Barzani ha annunciato di aver ricevuto rassicurazioni, in aprile, da parte di Rex Tillerson, amministratore delegato della Exxon, secondo cui la compagnia statunitense intenderebbe portare avanti il progetto curdo.

L’ultima dichiarazione pubblica di Tillerson risale a marzo, quando il manager ha comunicato agli investitori che la Exxon si era impegnata a onorare entrambi i contratti, con Baghdad e con Erbil.

 

 

4 luglio 2012