Iraq. Auto blindate per i parlamentari

La decisione del Parlamento iracheno di allocare 50 milioni di dollari del bilancio annuale per l’acquisto di auto blindate per i parlamentari ha sollevato un’ondata di polemiche e proteste in tutto il paese. Tanto che gli 'eletti' del popolo sarebbero sul punto di fare un passo indietro.

 

 

di Giovanni Andriolo

 

Secondo diverse testate giornalistiche locali, il voto sull’acquisto dei veicoli blindati sarebbe avvenuto in modo rapido, senza dibattiti o obiezioni, e avrebbe coinvolto tutti i maggiori gruppi politici.

La coalizione del primo ministro Nouri al Maliki, il blocco sunnita Iraqiya, l’alleanza dei partiti curdi e il movimento sciita di Moqtada al Sadr sembrano infatti aver votato a favore della spesa. Si sarebbe trattato, quindi, di un raro caso di accordo tra le (litigiose) forze politiche irachene.

Un dato che assume caratteri quasi grotteschi se si considera che altre decisioni, di importanza di gran lunga più vitale per l’economia e la società irachena, sono in stallo da anni: ad esempio, la pluriennale bagarre sulla legge sugli idrocarburi, la disputa territoriale tra il governo centrale e la regione autonoma del Kurdistan, così come la diversificazione di una economia divenuta ormai monosettoriale e segnata da alti picchi di disoccupazione.

La decisione presa dal Parlamento a fine febbraio 2012 prevede l’acquisto di un veicolo blindato per ogni eletto e altri 25 veicoli da distribuire a discrezione del portavoce del Parlamento, Osama al Nujaifi, membro del blocco Iraqiya, per una spesa totale pari a 60 miliardi di dinari (circa 50 milioni di dollari).

La decisione è giunta nello stesso giorno in cui un’ondata di attentati ha provocato 42 vittime e il ferimento di più di 250 persone, attacchi in seguito rivendicati da al-Qaeda.

La notizia dell’acquisto dei veicoli blindati ha sollevato le proteste di molti, nel paese. La giornalista Wassan al Shimmari ha sottolineato come i mezzi blindati non siano una spesa necessaria: i legislatori vivono in aree sicure, dentro e fuori la 'Green Zone', nel centro di Baghdad, ampiamente fortificato, dove hanno sede governo e Parlamento.

Al Arabiya spiega inoltre come al di là dei veicoli blindati, i parlamentari iracheni ricevano già fondi di bilancio necessari a pagare 30 guardie del corpo, importanti salari mensili, generose pensioni, appezzamenti di terreno e passaporti diplomatici.

Tuttavia, il loro stipendio mensile è diminuito in seguito alle proteste di un anno fa contro la corruzione dei funzionari pubblici.

Il bilancio del 2012 risulta essere il piano di spesa iracheno più esoso di sempre, basato come è su proiezioni di profitto dalle esportazioni di petrolio che prevedono la vendita nell’anno di una media di 2,6 miliardi di barili al giorno, su un prezzo di 85 dollari a barile.

Il bilancio prevede inoltre la distribuzione di un quarto del profitto in pagamenti in contanti a tutti i cittadini iracheni: anche questa, a ben vedere, il governo ha messo a punto una misura per placare il malcontento della popolazione. Tuttavia, diversi funzionari spiegano che ciò non avverrà fino almeno alla fine di giugno, o comunque fino a quando non sarà stato recuperato il deficit del paese, che si aggira sui 12,7 miliardi di dollari.

Il giorno dopo la decisione dell’acquisto dei veicoli, l’Ayatollah Ahmed al Safi, rappresentante a Karbala del Grande Ayatollah Ali al Sistani, ha inveito durante la preghiera del venerdì nella città – santuario irachena, sostenendo che la sicurezza debba essere per tutti gli iracheni, non soltanto per alcuni.

La rabbia causata dalla decisione ha spinto alcuni gruppi a retrocedere sui propri passi, soprattutto Moqtada al-Sadr che si è affrettato a sconfessare il suo voto, giudicando l'operazione “una vergogna”.

Quasi una settimana dopo l'approvazione della misura, altri parlamentari iracheni hanno dichiarato di voler riconsiderare l’acquisto dei veicoli, in seguito all’ondata di disapprovazione scoppiata tra la popolazione irachena. Avvertendo la rabbia crescente, al Nujaifi ha quindi chiesto ai parlamentari di abbandonare la legge, sebbene abbia puntato il dito su una “ingiusta campagna mediatica”.

Al-Nujaifi ha infatti ricordato come cinque parlamentari siano stati uccisi negli ultimi anni e “decine” di altri siano stati bersaglio di attacchi falliti mentre svolgono "il proprio dovere per servire la nazione e la madrepatria". 
 

 

6 marzo 2012