Iraq: attentato all'arcivescovado caldeo di Kirkuk, cresce la paura per le minoranze

L'obiettivo doveva essere una parlamentare turkmena (sunnita), ma a essere colpito è stato il vescovo di Kirkuk, mons. Sako. Gli attentatori provenivano da Baghdad, due sono stati uccisi e uno è agli arresti. Intanto in tutto il paese cresce la tensione tra sunniti e sciiti, ma a rimetterci sono anche le tante minoranze che vivono da sempre in Iraq.

 

 

 

di Francesca Manfroni

E' successo all'una e quarto di oggi. Due persone hanno cominciato a fare fuoco contro le guardie davanti le mura dell'arcivescovado caldeo di Kirkuk.

I due terroristi hanno sparato da una macchina bianca, ma le guardie hanno subito risposto al fuoco. Nello scontro sono state ferite 5 persone, tutti poliziotti. Due aggressori sono stati uccisi.

Il vescovo, illeso, era appena tornato insieme a un sacerdote da una visita alla chiesa parrocchiale di S. Maria della Vergine.

Per ora la polizia ipotizza che l'obiettivo potesse essere la vicina di casa di Sako, Jala Niftaji, membro del Parlamento, eletta tra le fila del partito di Iyad Allawi. Solo tre giorni fa la donna aveva subito un attacco contro la sua casa.

Da settimane al-Iraqiya, formazione sunnita, è in rotta con il partito del premier al-Maliki, bacino del voto sciita. Il vuoto di potere che si è venuto a creare dopo l'ordine di cattura emanato contro il vicepresidente sunnita Tariq al-Hashemi è molto preoccupante e fa temere il peggio. 

Al-Hashemi continua infatti a negare tutte le accuse, e si è rifugiato nel nord dell’Iraq, nella regione semi-atuonoma del Kurdistan.

Dal canto suo, al-Iraqiya sta boicottando le sedute in Parlamento e accusa il premier al-Maliki di cercare di accentrare nelle sue mani tutto il potere. Molti analisti temono che possa scatenarsi una nuova guerra civile.

 

11 gennaio 2012