Iran, rapporto AIEA: nuovi sviluppi, vecchi argomenti

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Pubblicato il rapporto tanto atteso sul programma nucleare iraniano. L’AIEA conferma i dubbi della comunità internazionale sul possibile risvolto militare del programma. Teheran replica affermando come le notizie contenute nel dossier siano vecchie e tendenziose. Intanto, da Washington a Tel Aviv, il clima è molto teso. Il premier Netanyahu ha imposto il silenzio stampa a tutti i suoi ministri. La sensazione è che ci sia una volontà di mettere con le spalle al muro il regime iraniano.
 

 

di Luca Bellusci

 

“Yes, I do have loyalty to the United States, but that is separate from my job as the head of the IAEA”. Con queste parole il direttore dell’AIEA, Yukiya Amano, risponde da Twitter alle accuse di scarsa imparzialità lanciate da Teheran, in merito al nuovo rapporto dell’agenzia per l’energia atomica delle Nazioni Unite.

 

Il rapporto dell’AIEA

Il rapporto di venticinque pagine rilasciato dall’agenzia delle Nazioni Unite per l’energia atomica è un concentrato di accuse, più o meno dirette, verso l’Iran e il programma nucleare che sta portando avanti. Secondo l’agenzia di Vienna, ci sono prove tangibili che indicherebbero come l’Iran abbia il “know how” necessario per fabbricare armi nucleari.

Queste conoscenze derivano da una meticolosa compravendita compiuta dall’Iran sul mercato nero internazionale, già dal 1987. Nello specifico si tratterebbe di documenti elettronici comprati sul mercato nero dell’energia atomica cui, caso strano, anche la Libia avrebbe avuto accesso, come confermato da un ex appartenente a questa rete clandestina, intervistato nel 2007 dalla stessa agenzia.

Nei fatti, Teheran avrebbe condotto diversi test con tecnologie utilizzate solitamente per la costruzione di armi nucleari, come detonatori e apparecchiature specifiche per questo tipo di armamenti.

L’AIEA fa riferimento a due tipi di tecnologie, l’EBW e il Multi Point System, sistemi già utilizzati dalle maggiori potenze mondiali del settore. Ma nel rapporto l’agenzia tiene a precisare come queste tecnologie siano utilizzate anche per scopi civili, anche se limitati.

 

Non si può nascondere l’evidenza

Il nuovo dossier AIEA afferma come il regime iraniano abbia avuto in questi ultimi anni di sconvolgimento geopolitico, la possibilità di avanzare il proprio programma di arricchimento.

Al momento il paese ha le capacità tecniche per arrivare a più del 20% di arricchimento dell’uranio 235, come dimostrato nella centrale di Fordow, vicino a Qom. Questa capacità rappresenta la prima vera preoccupazione dell’agenzia, poiché un ulterirore arricchimento sarebbe il preludio per la possibile fabbricazione di armi nucleari.

Ma la sezione più rilevante del rapporto, che fornirebbe la vera prova che Teheran stia testando nuovi dispositivi nucleari a uso militare, è quella che si riferisce ai test condotti nella base militare di Parchin.

L’AIEA, grazie al supporto di immagini satellitari relative al 2005 e alla condivisione di informazioni con i paesi membri, ha individuato nella base militare una “vasca” per esplosioni controllate che può contenere più di 70 chilogrammi di materiale altamente esplosivo e perciò anche dispositivi nucleari, tale da giustificare un forte allarmismo.

 

Conclusioni

L’Iran si appresta a essere l’unico vero vincitore del big game iracheno, dopo il ritiro americano previsto per fine anno. La tensione politica e militare creata da Washington - ma soprattutto da Tel Aviv - risulta essere lo strumento migliore in questo momento per contrastare con i fatti l’avanzata iraniana nella regione mediorientale.

Il rapporto dell’AIEA, che contiene minuziosi dettagli sul programma nucleare iraniano, non prova però in modo definitivo l’esistenza di un programma militare parallelo e, rispetto al precedente rapporto del 2 settembre scorso, risulta per certi versi ripetitivo. Ma il momento sembra quello giusto per indebolire ulteriormente il ruolo di Ahmadinejad all’interno del governo iraniano.

Infatti, continua lo scontro a distanza tra il presidente e l’Ayatollah Khamenei, che in quest’ultimo periodo ha intensificato la propria pressione con il fine di eliminare qualsiasi futura ambizione politica dell’ex sindaco di Teheran, vedi ultimo scandalo finanziario.

Lo scontro interno in Iran perciò, consente agli USA di prendere tempo e scegliere in maniera ponderata le mosse successive. Ma considerando un alleato molto importante e al tempo stesso irrequieto qual è Israele, un attacco preventivo non farebbe altro che rinsaldare quel legame tra la Guida suprema e il presidente Ahmadinejad, con le relative conseguenze.
 

9 novembre 2011