Iran: quanto l’embargo europeo 'danneggerà' l’Italia

E' proprio la FederPetroli Italia a lanciare l’allarme: le recenti sanzioni dell'Unione nei confronti del greggio iraniano metteranno in una situazione critica il sistema di approvvigionamento energetico italiano, incidendo pesantemente sul suo costo, a vantaggio dei mercati asiatici emergenti.

 

 

di Giovanni Andriolo

 

E’ Michele Marsiglia, il presidente della FederPetroli Italia (Federazione internazionale del settore petrolifero), a commentare, con una nota a margine di un incontro con alcune industrie del settore, le ripercussioni delle sanzioni in campo petrolifero adottate dall’Unione Europea contro l’Iran.

"L'embargo iraniano rappresenterà un grande problema per la situazione petrolifera italiana, […] FederPetroli aveva già esternato lo scorso anno, in sedi istituzionali, l'apprensione per quello che si sta verificando oggi con l'Iran".

Le sanzioni europee presentate lo scorso lunedì prevedono infatti il divieto di trasporto, acquisto e importazione dentro il territorio europeo del greggio e dei prodotti petroliferi provenienti dalla Repubblica islamica.

I contratti già conclusi potranno essere rispettati fino al prossimo primo luglio, e le misure saranno riviste entro il primo maggio.

Le sanzioni proibiscono anche l’esportazione di tecnologie per il settore energetico e nuovi investimenti nell’industria petrolchimica iraniana.

"L'Iran - continua Marsiglia - come già da tempo detto, oltre ad essere un importante fornitore non solo per il nostro paese, è un produttore di greggio di elevata qualità per la produzione di prodotti derivanti dalla raffinazione, usati in grandi quantità da alcune raffinerie italiane".

A giugno 2011, l’Iran costituiva di fatto la seconda fonte di approvvigionamento di greggio per il nostro paese(dati Unione Petrolifera). E il nostro settore energetico di 'scossoni' nell’anno appena concluso ne ha subiti già molti. Con buoni risultati, dicono.

Fino al 2010, la Libia era il principale fornitore di greggio per l’Italia, che acquistava dalla Jamahiriya (Repubblica) più di un quarto del greggio totale annuo. A partire dall'aprile 2011, tuttavia, la quota importata si è azzerata.

Alla crisi nordafricana si è poi sommata quella siriana: il 2 settembre 2011, l’Unione Europea ha approvato un pacchetto di sanzioni a danno delle esportazioni di greggio da Damasco. Nel 2010, l’Italia importava il 3,2% del proprio greggio dalla Siria, e a luglio 2011 la percentuale è salita a 3,4% sul totale delle forniture: le sanzioni europee hanno però sancito l’interruzione dello scambio commerciale tra i due paesi, anche in ambito energetico.

L’Italia, pertanto, si è trovata nel corso del 2011 a dover sopperire l’interruzione di flussi da parte di due paesi, Libia e Siria, che nel 2010 avevano fornito assieme il 26,3% del greggio importato nell’anno.

Gli operatori del settore sostengono di aver agito con tempismo: una riarticolazione del sistema di importazioni petrolifere ha permesso al paese di fare fronte al rischio di carenza di greggio.

I dati dell’Unione Petrolifera mostrano infatti che se nei primi sei mesi del 2010 le importazioni di greggio verso l’Italia ammontavano a quasi 38 milioni di tonnellate, tra gennaio e giugno 2011 le stesse hanno raggiunto complessivamente 35 milioni di tonnellate.

Questo risultato, malgrado la voragine lasciata dalla chiusura dei rubinetti libico e siriano, è ottenuto grazie al mutamento della percentuale di petrolio che l’Italia importa da altri paesi: nel mese di giugno 2011 il maggior importatore in Italia è stato l’Azerbaijan, seguito, come si diceva, dall’Iran, e poi Iraq, Russia e Arabia Saudita tra gli altri maggiori fornitori.

Un 2012 segnato dalla chiusura del rubinetto iraniano potrebbe però costare molto caro a un’Italia che sta affrontando già diversi problemi a livello economico e finanziario.

Malgrado il ministro degli Esteri Giulio Terzi abbia avvertito che le importazioni dall’Iran potranno essere sopperite da importazioni da altri paesi (tra cui la “redenta” Libia), il presidente Marsiglia sottolinea le difficoltà strutturali che il processo potrebbe presentare: “L'adeguamento degli impianti per altri tipi di greggi similari, la scelta di nuovi fornitori e le variabili temporali, comporteranno dei problemi non da poco”.

Infatti, oltre alle difficoltà temporali e contrattuali di saltellare da un fornitore all’altro di anno in anno, l’Italia dovrà affrontare i costi strutturali per rinnovare gli impianti di raffinazione di greggio, molti dei quali adattati al tipo di prodotto acquistato dall’Iran, in modo tale da renderli compatibili al petrolio proveniente da altre aree.

Infine, avverte Michele Marsiglia, le sanzioni non faranno che favorire altri paesi, soprattutto gli emergenti asiatici, a danno del settore energetico nazionale: “Non siamo il solo paese che acquista greggio iraniano e, in questo momento, potrebbero essere privilegiati paesi con rapporti di cooperazione con la Repubblica iraniana non a favore dell'embargo, mi riferisco ai paesi asiatici, già importatori da qualche tempo, in larga misura del greggio iraniano. Saranno favoriti per forza di cose i mercati spot di prodotto, questo comporterà il calo dei margini su tutta l'industria del settore petrolifero”.

 

 

26 gennaio 2011