Iran: "il grande condottiero vince senza combattere"

"Fatico a credere che la Casa Bianca creda davvero a un Iran che voglia colpire l'America, tanto più sul suolo americano. La partita è un'altra, e si gioca su un altro terreno. E gli Usa la stanno perdendo. Intervista a Antonello Sacchetti*.

 

 

 

di Marta Ghezzi da Amman

L’ultima volta che ci siamo sentiti conversavamo dei guai fiscali di Ahmadinejad. Ora, sembra che l’Iran avrà ben altro di cui preoccuparsi. Secondo lei, questa può essere l´ennesima mossa tattica degli Usa, in un momento di grande crisi interna?

Direi che il dato più lampante di questa storia è il rafforzamento dell'asse Stati Uniti-Arabia Saudita. È la ripresa di un rapporto privilegiato che negli ultimi anni era stato messo un po' in crisi dagli eventi mediorientali e dall'approccio di Obama all'Iran.

Il messaggio agli iraniani dell'allora neopresidente per il capodanno persiano nel marzo 2009 sembra davvero appartenere a un'altra era politica. D'altra parte era il momento della speranza, dell'entusiasmo. Quasi 3 anni dopo, l'America è in crisi, il mondo intero vive una fase economica e politica molto incerta.

Mi colpisce la radicalità dei giudizi politici dei vertici americani su una base di indizi così debole. Questo vuol dire che, al di là dei fatti realmente accaduti, il significato politico è chiaro: l'Iran è un avversario, con l'Iran non c'è più spazio per il dialogo.

 

Cosa teme la Casa Bianca? Di incrinare i rapporti con l´Arabia Saudita, di perdere terreno sul fronte della lotta al terrorismo, o ha davvero paura dell´Iran?

Fatico a credere che la Casa Bianca creda davvero a un Iran che voglia colpire l'America, tanto più sul suolo americano.

La partita è un'altra, e si gioca su un altro terreno. Gli Usa la partita la stanno perdendo in Medio Oriente. In Afghanistan non si capisce davvero quale possa essere la via d'uscita, dopo 10 anni. Ricordo che si tratta della guerra più lunga mai combattuta dagli Usa.

E lì l'Iran gioca su un terreno familiare, con mezzi leciti e legittimi in alcuni casi, e con metodi meno leciti e meno legittimi in altri. Teheran può essere un fattore palese di stabilizzazione per tutto il Medio Oriente e può allo stesso tempo giocare sotto traccia un ruolo destabilizzante, in Afghanistan come in Iraq.

Ma è soprattutto in Afghanistan - a mio modesto avviso - che si gioca la vera partita. Teheran mira da sempre ad avere un ruolo di potenza regionale, non è un mistero. Se ci stia riuscendo non lo so, ma di sicuro ci sta provando e in modo - se mi è consentito dirlo - anche molto intelligente.

Molti iracheni e molti afghani guardano all'Iran con sospetto e paura, ma molti altri no. C'è un'affinità linguistica con l'Afghanistan e religiosa con gli sciiti iracheni. Questo si traduce in termini di controllo economico e in infiltrazioni politiche e militari.

Teheran non ha scatenato nessuna delle guerre che si sono combattute in Medio Oriente negli ultimi cento anni. Se alla fine la Repubblica Islamica non solo non è stata spazzata via, ma è viva e vegeta, beh, viene in mente Sun Tzu e l'arte della guerra: "Il più grande condottiero è colui che vince senza combattere...".

 

Dopo lo scandalo finanziario, dopo il discorso all´Onu del presidente, dopo questa nuova accusa, l´Iran dove sta andando? Tu titolavi ieri "la notizia é che l´iran é di nuovo una notizia". Cosa dobbiamo aspettarci? E soprattutto, quale potrebbe essere la risposta saudita, vera-presunta vittima del complotto?

Questa vicenda sta mettendo in imbarazzo Teheran, è indubbio. La lettera all'Onu, le dichiarazioni di risposta pressoché immediate, ne sono la dimostrazione.

La risposta saudita non può essere unilaterale. Riyad non potrebbe mai sostenere una guerra con l'Iran, non ne ha i mezzi. La cosa curiosa è che finora i sauditi non hanno nemmeno richiamato il loro ambasciatore da Teheran.

Di sicuro però, nell'eterno confronto geopolitico con l'Iran, questo presunto complotto è una carta preziosa, da giocare con attenzione e - credo - con molta furbizia. Altre sanzioni sono assai probabili e per l'Iran questo sarebbe un problema grosso.

C'è crisi economica, c'è fibrillazione politica. Si vota in primavera per il Parlamento, tra un anno e mezzo per il presidente. Questa crisi potrebbe giocare contro l'ala filo Ahmadinejad, perché sono chiamati in causa elementi dei pasdaran.

Ma potrebbe anche essere l'elemento che ricompatta la classe politica. Francamente io ho molti dubbi su questa vicenda e come me credo la pensino molti iraniani, anche chi non ha di certo simpatie per i vertici politici del suo paese.

 

Come la vivono gli iraniani?

La situazione in Iran è dura. Molti preferiscono non esporsi in questo momento. Ricordiamoci che due candidati delle ultime presidenziali sono agli arresti domiciliari e che molti appartenenti al cosiddetto fronte riformista sono in carcere.

Dal giugno 2009 la situazione è andata sempre peggiorando. E al momento non sembrano esserci spiragli, vie d'uscita.

 

*Antonello Sacchetti, fondatore e direttore della rivista on line Il cassetto - L'informazione che rimane, esperto di società e politica iraniane, ha scritto tre libri sull'Iran: I ragazzi di Teheran (2006), Misteri persiani (2008) e Iran. La resa dei conti (2009), tutti per Infinito Edizioni.

photo by B. Kateri Tekakwitha on flickr

17 ottobre 2011