Donne tra democrazia e dittature
Fino alla metà del ventesimo secolo i dittatori mediorientali "liberavano" le donne nei giorni buoni, per poi ritrattare da populisti mascherati da democratici quali erano. I successi elettorali dei partiti islamici in Egitto, Tunisia e Marocco non hanno fatto che accrescere le preoccupazioni circa le politiche e le leggi rigurdardanti la famiglia e le questioni di genere, e questo nonostante le rassicuranti dichiarazioni dei loro leader (nuovi e vecchi).
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“Fra 15-20 anni, la gente ricorderà ancora questa conferenza, come un momento storico del movimento per il boicottaggio di Israele. E ci sarà chi si rammaricherà per non esserci stato”. Queste le parole con cui la giornalista Helena Cobban ha descritto la conferenza nazionale statunitense per la campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS).
Mouad Belghouat, alias L'haqed ("l'arrabbiato"), era stato condannato a quattro mesi di prigione per "aggressione" nei confronti di Mohamed Dali, membro dell'alleanza pro-monarchica. In arresto dal 10 settembre scorso, il giovane rapper ha lasciato ieri il carcere di Oukacha, avendo già scontato la pena, ed ha festeggiato la liberazione con un concerto in onore dei suoi sostenitori. "Continuerò a denunciare le ingiustizie del regime, non è questo il momento di tacere", ha ricordato l'attivista, divenuto un'icona del movimento di protesta nel regno alawita.
L'attacco alla libertà di stampa e ai giornalisti durante la Primavera araba è stato fortissimo. Egitto e Libia ne detengono il primato. Sebbene l'allerta resti alta, ci sono alcuni dati che fanno pensare all'inizio di un cambiamento, soprattutto grazie all'entrata in scena del citizen journalism.
Dopo 66 giorni di sciopero della fame, Khader Adnan ha messo fine alla sua protesta. Il 21 febbraio l’Alta Corte di giustizia israeliana, che aveva accettato di esaminare il suo ricorso, ha cancellato l’udienza solo pochi minuti prima dell’inizio: uno degli avvocati di Adnan era riuscito a negoziare un accordo con il procuratore militare, ottenendo il suo rilascio. Il prossimo 17 aprile Khader sarà di nuovo libero.
“Quanti altri uomini devono ancora morire per una missione che non sta avendo alcun successo?”. Se questa domanda l'avesse fatta un attivista o un membro della società civile non ci sarebbe stato nulla di strano. Ma a farla è stato invece un ufficiale dell'esercito Usa, per giunta rivolgendosi al Congresso americano.
Appesi per i polsi al soffitto, insultati e percossi brutalmente con cavi elettrici e bastoni di legno, unghie dei piedi strappate, genitali torsi fino a far perdere conoscenza, umiliazioni verbali di ogni tipo. Succede nelle prigioni afgane, in cui le pratiche di tortura non sono molto diverse da quelle del più famoso carcere di Abu Ghahib in Iraq. Solo, stavolta non abbiamo le foto.
Nuove retate turche contro i cittadini curdi, questa volta soprattutto minorenni e scrittori accusati di "terrorismo". Gli ultimi eventi hanno riguardato le manifestazioni in ricordo dell’arresto di Ocalan e tra i fermati c’è anche Mehmet Guler, giornalista e collaboratore di Ragip Zarakolu, quest'ultimo possibile candidato ai Nobel.
I media iracheni parlano di industria petrolifera e settore energetico affidandosi solamente ai comunicati stampa del governo. Dati e informazioni provengono direttamente dalle fonti statali. E la credibilità?
Nonostante la dichiarazione d'intesa firmata da Hamas e Fatah all’inizio di questo mese a Doha, sono ancora tanti i nodi da sciogliere per il raggiungimento di una piena riconciliazione tra le parti che costituisca le fondamenta di un governo ad interim solido e capace di portare i Territori a nuove elezioni.


di Lorenzo Kamel
di Renata Pepicelli
di Pietro Longo
di Hassan Blasim