Secondo la tv di stato israeliana, il tribunale Onu si appresterebbe a incriminare Mustafa Bader a-Din, una figura centrale del movimento sciita, per la morte dell'ex premier libanese, avvenuta nel febbraio 2005
Ornella Sangiovanni - Osservatorio Iraq Hoshyar Zebari rivela di aver evitato diverse visite al'estero, per non dover spiegare cosa sta succedendo a Baghdad. E sui tempi del nuovo governo dice: ottobre? Si spera.
Mentre l’Iraq rimane preda di una profonda crisi politica e di un crescente livello di violenza, gli Stati Uniti hanno ribadito questa settimana la loro intenzione di iniziare a ridurre il numero delle truppe da combattimento nel Paese entro settembre.
Domenica scorsa, il vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden ha detto che i lunghi negoziati con il governo iracheno sulla spartizione del potere non saranno interessati dal programmato ritiro delle truppe statunitensi.
“C’è un governo di transizione. C’è un governo in carica che funziona. La sicurezza irachena viene assicurata dagli iracheni, con la nostra assistenza. Stiamo per avere, e avremo ancora, 50.000 soldati laggiù”, ha detto Biden al canale statunitense ABC News in un’intervista.
Nel frattempo, l’amministrazione Obama ha intensificato la pressione sui leader iracheni per superare un impasse politico di ormai cinque mesi, che ha impedito la formazione di un nuovo governo.
Il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha detto che Washington è sempre più preoccupata per la situazione di stallo, mentre il ritiro delle forze americane si fa imminente. I politici iracheni devono anteporre gli interessi nazionali a quelli personali e costituire rapidamente un governo – ha affermato. Leggi
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