In Iraq si muore 'quasi' come nel 2003

3 gennaio 2011 - Dall'inizio dell’invasione a guida americana del 2003 fino al ritiro del 31 dicembre scorso, nel paese sono state uccise 162 mila persone, l'80% dei quali civili. Alla fine del 2011 gli americani morti in Iraq hanno raggiunto quota 4.474. E nonostante gli orrori di questi ultimi anni, il dramma iracheno sembra non veder luce: il livello di violenza attuale non sembra cambiato dalla metà del 2009, e il 2011 si è chiuso con diverse migliaia di vittime.

 

 

Il presidente del Parlamento iracheno, Osama al-Nujaifi, si è scagliato contro la persistente violazione dei diritti umani nel paese, sostenendo che potrebbero minare le fondamenta del processo democratico.

Le dichiarazioni del sunnita al-Nujaifi cadono nel pieno di una grave crisi politica che da due settimane vede contrapposti il governo a guida sciita e il blocco sunnita al-Iraqiya.

In un discorso televisivo, il presidente del Parlamento ha sottolineato come lo sviluppo della nazione sia intrinsecamente legato al rispetto dei diritti umani dei cittadini iracheni, che continuano a subire “violenze, arresti arbitrari, torture e attacchi alle loro proprietà”.

Quasi contemporaneamente alle dichiarazioni di al-Nujaifi, in Iraq veniva diffuso il rapporto dell'IBC sulle vittime del post-Saddam: dall'inizio dell’invasione a guida americana del 2003 fino al ritiro del 31 dicembre scorso, nel paese sono state uccise 162 mila persone, l'80% dei quali civili. Alla fine del 2011 gli americani morti in Iraq hanno invece raggiunto quota 4.474.

Nonostante gli orrori di questi ultimi anni, il dramma iracheno sembra non veder luce: secondo l’Iraq body count (IBC) l'attuale livello di violenza non è cambiato dalla metà del 2009, anche se gli attacchi sono leggermente diminuiti rispetto alla terribile guerra interconfessionale del 2006-07.

"La violenza ha raggiunto un picco alla fine del 2006, ma si è mantenuta a livelli alti fino alla seconda metà del 2008, e quasi il 90 per cento delle persone ha trovato la morte entro il 2009”.

Si tratta di un bilancio che differisce notevolmente dalle stime del governo iracheno, se si calcola che nel suo rapporto pubblicato domenica il 2011 si sarebbe chiuso con 2.645 vittime contro le 4059 denunciate dall’IBC.