Giordania: Re Abdallah incontra il leader di Hamas. Mentre si contano le sedie vuote.

Il rappresentante dell’Anp lascia il tavolo dei negoziati mentre il numero uno di Hamas si accomoda al tavolo del re. Incontro lampo ieri ad Amman tra il re e il segretario di Hamas Khaled Mishaal. A fare da mediatore tra i due, il principe ereditario del Qatar, lo sheikh Tamim Ben Hamad al Thani. Presenti anche i vertici del governo e delle istituzioni giordane.

 

 

di Marta Ghezzi da Amman

 

Re Abdallah II ha ribadito la "vicinanza" della monarchia al popolo palestinese e il suo sostegno all’Autorità nazionale palestinese, nell’ottica di una piena cittadinanza per i palestinesi all’interno del progetto di 'due Stati', con una Palestina definita all’interno dei confini del 1967 e con Gerusalemme Est capitale.

L’unica via, ha detto il sovrano - durante la conferenza stampa che ha seguito l’incontro con Mishaal - è quella di negoziati ufficiali tra Israele e l’Anp, sotto l’egida della comunità internazionale.

Dal canto suo, il segretario di Hamas ha posto l’accento sull’importanza di rapporti bilaterali nell’interesse del suo popolo e della sicurezza e stabilità della regione.

Mishaal ha concluso l'intervento, riaffermando la sua idea di una "Palestina libera per i palestinesi e una Giordania per i giordani".

Per il momento, l’ipotesi della riapertura della sede di Hamas in Giordania non compare nell’agenda del governo, ma tutto fa supporre che gli incontri di ieri avessero come scopo un 'riappacificamento' tra le autorità giordane e il partito islamista.

Il quartier generale di Hamas è stato costretto a traslocare a Damasco nel 1999, quando Mishaal, assieme ad altri tre esponenti di primo piano del partito islamista palestinese, furono espulsi dalla Giordania con l’accusa di "minare la stabilità del paese".

La Fratellanza musulmana giordana - commentando l’incontro - lo ha definito "storico": l’apertura della corona ad Hamas, mentre all’interno del paese si discute di legge elettorale ed elezioni amministrative, segna infatti una nuova vittoria per i 'fratelli giordani'. Proprio venerdì scorso, i vertici del Fronte Nazionale d'Azione si sono uniti, dopo settimane di assenza, alle proteste di piazza, trascinando con sè centinaia di persone.

Ad arenarsi sono stati invece i negoziati di pace tra l'Anp e Israele, organizzati nella capitale giordana dal re su richiesta di Stati Uniti, Nazioni Unite, Unione Europea e Russia.

Dopo un iniziale entusiasmo, e cinque incontri ‘esplorativi’, gli attriti tra il caponegoziatore israeliano Isaac Molho e il rappresentante palestinese Saeb Erekat sulla questione dei confini hanno portato a una brusca sospensione del dialogo, con l’abbandono, almeno per il momento, di Erekat.

Durante i colloqui dell’ultimo mese, Mahmoud Abbas, presidente dell’Anp, invitato da re Abdallah, aveva ribadito i punti non negoziabili delle richieste palestinesi: stop agli insediamenti e ritiro di Israele entro i confini del 1967.

 

30 gennaio 2012