Emirati Arabi Uniti: la Cina si avvicina

I rapporti tra Emirati Arabi Uniti e Cina sembrano destinati a crescere, non soltanto a livello economico, ma anche politico e strategico. Qualora le relazioni si rafforzassero, lo scenario globale potrebbe subire, nei prossimi anni, sensibili riallineamenti negli equilibri internazionali.

 

 

 

 

di Giovanni Andriolo

 

 

La recente visita del primo ministro cinese Wen Jiabao negli Emirati Arabi Uniti sembra marcare una nuova fase nei rapporti tra i due paesi.

Dal 1984, anno in cui Cina ed EAU hanno avviato le relazioni diplomatiche, questa è la prima volta che un politico cinese di tale livello si reca in visita nel paese del Golfo.

Si tratta di un incontro che suggella il rapido progresso dei rapporti bilaterali.

Era il 2008, quando il vicepresidente degli Emirati, lo sceicco al-Maktoum, volava in Cina, seguito l’anno successivo dal generale al-Nahyan, vicecomandante supremo delle forze armate emiratine.

In queste occasioni, i due politici arabi avevano incontrato il presidente cinese Hu Jintao e avevano firmato una serie di accordi, soprattutto nei settori petrolifero e commerciale.

Dal punto di vista economico, le relazioni tra i due paesi sono avanzate: gli Emirati Arabi sono attualmente il secondo maggior partner commerciale della Cina in Medio Oriente, e rappresentano un mercato capace di attirare un terzo del commercio totale tra il colosso asiatico e i paesi del Golfo, che ammonta a circa 100 miliardi di dollari.

Secondo le statistiche dell’Ambasciata cinese ad Abu Dhabi, il volume di interscambio commerciale tra i due paesi è cresciuto del 35% all’anno nell’ultimo decennio, con circa 32 miliardi di dollari nei primi undici mesi del 2011: un aumento del 38,6% rispetto al 2010.

Nel 2011, le esportazioni cinesi sono aumentate del 28%, fino a raggiungere la cifra di 24,3 miliardi di dollari, laddove le importazioni cinesi sono cresciute di uno stupefacente 88,9%, per un totale di 7,6 miliardi di dollari.

Dal 2007, la Cina è diventato il secondo maggiore partner commerciale degli EAU, dopo l’India, raccogliendo all’incirca l’8% del commercio estero totale degli Emirati.

L’economia cinese poggia sugli EAU come un punto di smercio dei suoi prodotti nella regione: circa il 70% delle esportazioni cinesi negli Emirati viene poi riesportato negli altri paesi del Golfo, in Africa e addirittura in Europa.

Questo elemento diventa importantissimo nell’analisi della struttura commerciale della regione, poiché rende gli Emirati Arabi Uniti una sorta di hub commerciale internazionale a cavallo di tre continenti.

Gli EAU sono quindi il paese arabo che attrae maggiori investimenti cinesi: secondo il dipartimento dello Sviluppo economico di Abu Dhabi il numero di aziende cinesi che operano nel paese raggiunge la cifra di tremila; inoltre, ci sono circa 200 mila cinesi che vivono e lavorano nel paese.

D’altra parte, l’economia degli Emirati Arabi, differenziata certamente rispetto a quella di altri paesi del Golfo, ma pur sempre trainata dal settore petrolifero, non può non restare indifferente di fronte alla sete di greggio della Cina, paese il cui aumento dei consumi negli ultimi anni supera quello di tutti gli altri.

Pechino rappresenta inoltre un partner influente in quanto membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Da parte sua il colosso asitico è attratto da ciò che gli EAU possono offrirgli: le potenzialità economiche e commerciali, il ruolo importante che il paese gioca nel mercato globale di petrolio, il suo status di grande produttore di petrolio, i suoi contatti con diversi mercati nel mondo.

La visita di Wen negli Emirati ha portato alla firma di un accordo tra la Banca centrale emiratina e quella cinese, finalizzato a mantenere una certa stabilità nel cambio tra il dinaro emiratino e l'yuan cinese, in modo tale da favorire così l’interscambio dei due paesi anche nel futuro. Va poi sottolineato l'accordo di cooperazione tra la compagnia nazionale di petrolio di Abu Dhabi (ADNOC) e la sua controparte cinese (CNPC). 

I due paesi hanno infine siglato un memorandum d’intesa nel campo delle energie rinnovabili, finalizzato a rafforzare gli investimenti congiunti per lo sviluppo di tecnologie sostenibili avanzate e della 'green economy'.

A livello politico hanno emesso una dichiarazione congiunta sulla volontà di stabilire un partenariato strategico, come punto di partenza per un futuro documento di relazioni bilaterali in svariati settori, dalla cultura alla sicurezza, fino alla difesa.

La visita di Wen negli EAU ha indubbiamente sollevato le relazioni tra i due paesi da un livello di cooperazione a un vero e proprio partenariato strategico.

Un sodalizio che potrebbe portare a grandi cambiamenti nell’equilibrio della regione mediorientale. Se infatti oggi gli Emirati Arabi Uniti, assieme agli altri membri del Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG) appaiono tra i paesi in ambito arabo più vicini alle istanze statunitensi e, in generale, nordatlantiche, in futuro una sempre maggiore alleanza con la Cina potrebbe ricalibrare sensibilmente gli orientamenti non soltanto degli Emirati Arabi, ma anche dell’intero CCG.

D’altra parte, la Cina sta perseguendo negli ultimi anni una strategia che è stata definita con l’immagine del “filo di perle”: questa prevede il rafforzamento delle relazioni politico-commerciali nei paesi della costa asiatica, dal Mar Rosso fino all’Indocina.

 

13 febbraio 2012