Egitto

Denominazione ufficiale:
Jumhuriyyat Misr al-‘arabiyya – Arab Republic of Egypt
Capitale:
Il Cairo
Popolazione:
80.949.116 abitanti
(Fonte: Central Agency for Public Mobilization And Statistics, ottobre 2011)
Lingue:
L’arabo è la sola lingua ufficiale del paese (art. 2 della Dichiarazione costituzionale –DC – del marzo 2011).
Data l’industria cinematografica che ne consente la diffusione capillare, l’arabo dialettale egiziano possiede uno status privilegiato ed è d’uso corrente a livello quotidiano. Mentre le lingue europee, segnatamente l’inglese e l’italiano, sono abbastanza diffuse specie tra la popolazione giovane per motivi commerciali e culturali, minoranze alloglotte esistono tra la percentuale di popolazione di differente etnia. Nella zona dell’Alto Nilo, nel sud del paese al confine con il Sudan ed intorno all’importante centro di Aswan, la comunità nubiana conserva alcuni tipi di lingue nubiane. A nord, in prossimità di Alessandria, un consistente gruppo di egiziani d’origine greca utilizza abitualmente il neo-greco mentre al Cairo esiste una comunità di lingua armena. Ristretto a poche oasi è invece l’uso del berbero.
Religioni:
Musulmani sunniti 90%, copti 9%, cristiani 1%.
L’islam è la religione di Stato (art. 2 della Costituzione).
(Fonte: CIA World Factbook)
Forma di governo:
Repubblica presidenziale, retta dal febbraio 2011 da un Governo militare transitorio.
Capo dello Stato :
Hosni Mubarak (1981-2011). Dal febbraio 2011 Mohamed Hussein Tantawi, in qualità di Presidente del Consiglio supremo delle forze armate.
L’art. 25 della DC, tuttavia, individua il Capo dello Stato nel Presidente della Repubblica.
Questi custodisce il principio di sovranità popolare, garantisce il rispetto della Costituzione e l’applicazione del principio di governo della legge (rule of law).
Difende inoltre l’unità nazionale e la giustizia sociale, in accordo con la Costituzione. Il Presidente della Repubblica deve essere egiziano, nato da genitori egiziani e deve essere d’età non superiore ai 40 anni (art. 26 DC.).
L’art. 27 D.C. stabilisce che il Presidente viene eletto attraverso elezioni a suffragio universale diretto.
Il candidato deve godere del supporto di almeno 30 membri eletti della Majlis al-sha'b e della Majlis al-shura o in alternativa deve godere del supporto di almeno 30.000 cittadini in possesso del diritto di voto in almeno 15 provincie differenti. Il mandato presidenziale ha durata quadriennale (art. 29 DC), rinnovabile per un solo mandato successivo.
Il Presidente, entro 30 giorni dalla propria elezione, nomina almeno un vice-Presidente che ne assolve le mansioni in caso di impedimento ostativo (art. 31 DC).
Potere legislativo:
Il potere legislativo spetta al Parlamento bicamerale, ai sensi degli artt. 32-45 della DC che ne regolano il funzionamento.
Tuttavia, durante l’attuale fase di transizione, la medesima carta (art. 56) ascrive al Consiglio supremo delle forze armate la prerogativa eccezionale di adottare atti normativi.
L’organo legislativo è composto dalla camera bassa, Majlis al-Sha‘b e dalla Majlis al-Shura, in veste di camera alta.
La prima consta di almeno 350 seggi, metà dei quali devono venire occupati dai rappresentanti dei contadini e dei lavoratori (art. 32 DC).
I deputati sono nominati attraverso elezioni dirette, pubbliche e segrete.
Ai sensi dell’art. 33 DC, la Majlis al-Sha‘b verrà investita dell’autorità legislativa a seguito della prima tornata elettorale. Da quel momento la camera disporrà della funzione legiferante, della responsabilità di fissare le politiche pubbliche generali, i piani di sviluppo economico e sociale e di redigere annualmente la legge di bilancio.
La durata della legislatura della camera bassa è fissata a 5 anni, a partire dalla data della composizione (art. 34 DC).
L’art. 35 DC stabilisce la composizione della Majlis al-Shura: tale camera sarà formata da un numero di rappresentanti definito dalla legge ordinaria e comunque non inferiore a 132 membri. Di essi, i 2/3 verranno nominati attraverso elezioni dirette, pubbliche e segrete e la restante parte sarà nominata dal Presidente della Repubblica.
La durata della legislatura della camera alta è fissata a 6 anni, a partire dalla data della composizione (art. 36 DC).
Le funzioni della Majlis al-Shura sono delineate all’art. 37 DC: elaborare suggerimenti e raccomandazioni su manovre ritenute necessarie per preservare l’unità nazionale e la pace sociale e al fine di proteggere gli elementi fondamentali della società ed i suoi alti valori.
Potere esecutivo:
Ai sensi dell’art. 56 della DC, il Consiglio supremo delle forze armate assolve le funzioni presidenziali e dunque detiene il potere esecutivo.
L’art. 57 DC contempla l’esistenza di un Gabinetto di governo dotato dei compiti elencati ai commi 1-8, tra i quali: partecipare, in coordinazione con il Consiglio supremo delle forze armate, alla definizione delle politiche pubbliche, supervisionandone l’implementazione; dirigere, coordinare e seguire il lavoro dei ministeri; adottare ordini esecutivi ed amministrativi, regolamenti e decisioni, osservandone l’implementazione; preparare disegni di legge, regolamenti e decisioni in bozza, redigere la bozza della legge di bilancio; vigilare sull’esecuzione delle leggi, preservare la sicurezza dello Stato e proteggere i diritti dei cittadini.
Cronologia:
1952, luglio: Rivoluzione degli Ufficiali Liberi. Muhammad Najib e Jamal ‘Abd al-Nasir guidano la marcia degli ufficiali. Il Re Faruq è spinto ad abdicare in favore del figlio Fu’ad II.
1953, giugno: L'Egitto è proclamato Repubblica. Muhammad Najib è il primo Presidente.
1954: Nasser diventa Primo ministro. La stipula del Trattato d’evacuazione pone fine alla presenza militare britannica.
1956, luglio: Nasser nazionalizza la gestione del Canale di Suez per finanziare la costruzione della diga di Aswan.
1956, ottobre: “Crisi di Suez”. Invasione di truppe inglesi, francesi ed israeliane a seguito dell’atto di nazionalizzazione.
1956, novembre: Stipula del cessate-il-fuoco. Ritiro delle truppe da parte di Gran Bretagna, Francia e Israele.
1958, febbraio: Egitto e Siria si uniscono nella formazione della Repubblica Araba Unita (RAU).
1961: la Siria abbandona il progetto della Repubblica Araba Unita.
1967, maggio: Egitto e Giordania stipulano un accordo di mutua difesa.
1967, giugno: “Guerra dei sei giorni”. Israele sconfigge gli eserciti di Egitto, Giordania e Siria e occupa la penisola del Sinai, le alture del Golan, la Striscia di Gaza e la Cisgiordania.
1970: Morte di Nasser e successione del suo vice Anwal al-Sadat.
1971: Adozione di una nuova Costituzione. L’Egitto assume la denominazione di Repubblica Araba d’Egitto.
1973, ottobre: “Guerra dello Yom Kippur”. Egitto e Siria attaccano Israele nel tentativo di reimpossessarsi dei territori precedentemente perduti (Sinai e Golan).
1979: Firma degli Accordi di Camp David tra Egitto e Israele. L’Egitto riacquista il Sinai.
1981: Assassinio del Presidente al-Sadat ad opera di Takfir wa al-hijra, gruppo islamista armato distaccatosi dalla Fratellanza Musulmana. Hosni Mubarak, vice-Presidente, succede alla carica di Capo di Stato.
1987: Mubarak inizia il suo secondo mandato.
1989: L’Egitto viene riammesso nella Lega Araba dopo l’espulsione a seguito del processo di Camp Davd.
1997: Inizio di una stagione di violenze operate da gruppi armati. 58 turisti sono uccisi in una località culturale nei pressi di Luxor. La Jama’a islamiyya è ritenuta responsabile.
2000: Accordo tra Egitto, Libano e Siria per la costruzione di un gasdotto finalizzato al trasporto del combustibile egiziano fino al porto libanese di Tripoli.
2004: Uccisione di 34 turisti israeliani nel Sinai.
2005, febbraio-aprile: Manifestazioni di protesta contro il governo ad opera di gruppi riformisti, tra i quali Kifaya.
2005, luglio: Numerosi turisti sono uccisi da un’auto-bomba a Sharm el-Sheykh. Un attentato eseguito con le stesse modalità, in aprile, aveva fatto 20 morti a Dahab sul Mar Rosso.
2005, dicembre: Le elezioni parlamentari si concludono con scontri tra la polizia ed esponenti della Fratellanza musulmana i quali, candidati come “indipendenti”, ottengono il 20% dei seggi.
2006, novembre: L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) rende noto che l’Egitto ha intrapreso un programma di nuclearizzazione civile. Mubarak promette riforme costituzionali e aperture democratiche durante un dibattito in Parlamento. Parallelamente viene condotta una fitta campagna di arresti ai danni degli esponenti della Fratellanza musulmana.
2007, marzo: Un referendum approva emendamenti della Costituzione. Il 76% dei voti sono favorevoli. L’opposizione lamenta brogli elettorali.
2007, ottobre: Manifestazioni degli esponenti della stampa d’opposizione in merito alla censura dei mezzi d’informazione.
2008, aprile: Tribunali militari emettono sentenze d’arresto per membri della Fratellanza musulmana in merito a presunti illeciti nel finanziamento dell’organizzazione. Più di 800 esponenti sono arrestati in un mese. La Fratellanza risponde boicottando le elezioni municipali.
2009, febbraio: Il leader d’opposizione Ayman Nur viene liberato dopo aver scontato una pena detentiva di 3 anni su 5 comminati. L’opposizione afferma che la sentenza aveva avuto carattere politico e non penale.
2009, maggio: Scontri tra la polizia egiziana e allevatori copti a seguito di una campagna di sterminio dei maiali motivata dal propagarsi della “febbre suina”.
2009, agosto: 26 esponenti di Hezbollah sono processati al Cairo con l’accusa di organizzare attentati in Egitto e di inviare aiuti in armi ad Hamas.
2010, gennaio: Nuovi scontri tra la polizia e membri della comunità copta.
2010, febbraio: Muhammad el-Baradei, ex funzionario ONU, torna in Egitto in veste di oppositore e dichiara di volersi candidare alle elezioni presidenziali del 2011.
2010, giugno: La Fratellanza musulmana non ottiene alcun seggio nelle elezioni della Majlis al-shura.
2010, novembre: Nuovi scontri tra forze di polizia e copti a Giza. La comunità cristiana aveva manifestato l’intenzione di costruire una nuova chiesa.
2011, gennaio: Un’auto-bomba fa strage di copti dinnanzi ad una chiesa di Alessandria. Parallelamente iniziano le proteste di piazza, incoraggiate dalle contemporanee rivolte in Tunisia. Il Presidente Mubarak opera un rimpasto ministeriale che non sortisce effetti.
2011, febbraio: Data l’intensità delle manifestazioni e gli scontri tra rivoltosi e forze armate, Mubarak lascia il potere, delegandolo al Consiglio supremo delle forze armate.
2011, marzo: Viene nominato Primo ministro Essam Sharaf e vengono approvate, tramite referendum, alcune modifiche costituzionali. Queste rappresenteranno la base di partenza per la stesura della Dichiarazione costituzionale, adottata nello stesso mese.
2011, aprile: L’ex presidente Mubarak ed i figli, ‘Ala’ e Jamal, sono arrestati con l’accusa di corruzione.
2011, aprile-ottobre: Le proteste in tutto l’Egitto e nella simbolica piazza Tahrir continuano. Al centro delle contestazioni il Consiglio supremo delle forze armate.
