Egitto: le ong internazionali insorgono contro la magistratura egiziana, ecco l'appello

Diventa sempre più scottante la questione che riguarda il processo in corso in Egitto alle ong nazionali e internazionali. Dopo gli inutili tentativi degli Stati Uniti di fermare l'offensiva della magistratura, ora intervengono le grandi organizzazioni internazionali. E denunciano: c'è una campagna di diffamazione attuata dai media statali, perché sono ong che lavorano sui diritti umani e che una legge ingiusta vorrebbe mettere a tacere.

 

 

 

di Angela Zurzolo

 

“Ogni istanza che il governo egiziano intende sollevare sulle organizzazioni dovrebbe essere portata avanti in maniera cooperativa e trasparente, all'interno di un processo chiaro, consultivo e non intimidatorio”: così ammonisce l'appello firmato da un gruppo di organizzazioni internazionali*, tra le quali anche Amnesty.

A nulla sono valse le pressioni degli Stati Uniti. Ufficiale, ormai, la notizia dell'avvio di un processo a carico di 43 persone accusate di finanziamenti illeciti a ong egiziane e straniere.

La realtà è che in Egitto una sistematica violazione del diritto alla libertà e all'associazionismo delle organizzazioni è in atto da tempo.

Molti i progetti bloccati da crescenti restrizioni e pressioni: incursioni, interrogatori, confisca di danaro – e ora, il processo.

Accusate di aver violato l'Association Law del 2002, molte ong si erano viste negare ripetutamente il diritto alla registrazione, senza ricevere adeguate giustificazioni.

I magistrati Sayed Abu Zeed e Ahraf el Ashmawi sono convinti che “le ong coinvolte nell'inchiesta abbiano condotto un'attività politica che non ha nulla a che fare con il lavoro per la società civile”.

Nel mirino della magistratura, ci sono organizzazioni no-profit che operano per lo sviluppo e la difesa dei diritti umani e che potrebbero avere un ruolo chiave nel processo di transizione democratica.

“Molte hanno come scopo quello di alleviare le sofferenze attraverso la promozione degli interessi dei più poveri. Implementano lo sviluppo della comunità e forniscono servizi sociali di base – che significano acqua, servizi igienici, cibo, salute, educazione e la creazione di programmi di lavoro”: spiegano i rappresentanti delle ong internazionali.

Alcune delle organizzazioni in questione lavorano con delle agenzie umanitarie, altre partecipano a progetti locali e hanno partner governativi e non governativi. L'obiettivo comune è quello di “soddisfare i bisogni fondamentali del popolo egiziano” e “diffondere i valori democratici e dello Stato di diritto, salvaguardando i diritti umani fondamentali e le libertà civili”.

Dopo la rivoluzione, le aspettative erano tutte focalizzate su un piano di riforme giuridiche e procedurali capaci di valorizzare i diritti rivendicati dai manifestanti di Piazza Tahrir. Per molti questo ultimo attacco alle ong sarebbe la riprova dell'incapacità del nuovo Egitto di rompere con l'era Mubarak.

L'appello rivolto al Cairo ribadisce la necessità di affermare nel paese: “il diritto alla libertà di associazione, che comprende a sua volta il diritto all'esistenza, all'iniziativa, alla libera organizzazione. Gli Stati hanno l'obbligo di sostenere e proteggere questi diritti in base al diritto internazionale”.

Dal documento emergono anche delle critiche nei confronti dei media di proprietà statale, accusati di aver avviato una campagna di diffamazione nei confronti delle organizzazioni per i diritti umani, chiamando in causa l'esistenza di un “progetto straniero contro gli interessi dell'Egitto”.

In qualità di organizzazioni internazionali non governative, i firmatari dell'appello si dichiarano a favore della trasparenza finanziaria e rispettosi della sovranità dello Stato d'Egitto.

Ma chiariscono: “Non è né giusto né ragionevole negare la registrazione per motivi rimasti occulti e poi indagare sulle attività di queste organizzazioni improvvisamente e senza spiegazioni”.

Infine denunciano: è necessario riformulare una legge sulle associazioni che sia coerente con gli standard internazionali sui diritti umani ratificati dal governo egiziano. E appare sempre più urgente la necessità di stabilire criteri chiari per la registrazione di tutte le organizzazioni.

* I firmatari dell'appello sono: Euro-Mediterranean Human Rights Network (EMHRN), Human Rights Watch, transparency International, No peace without justice, Project and Middle East democracy, Human rights first, Arab program for human rights activists, Arab coalition for Darfur, Alkarama foundation, Article 19, International alliance of women, The Observatory for the Protection of Human Rights Defenders, a joint program of the International Federation for Human Rights (FIDH) and the World Organization Against Torture (OMCT), Arab Network for Human Rights Information (ANHRI), Afro-Asian Peoples’ Solidarity Organization (AAPSO), Amnesty International , The International Center for Not-for-Profit Law (ICNL-LLC).
 

 

16 febbraio 2012