Dalla società civile, l'iniziativa "un 2012 di pace per l'Iraq"
Riceviamo l'appello di un gruppo di attivisti, accademici, educatori, giornalisti e rappresentanti di molte organizzazioni irachene, uniti per lanciare un'iniziativa per la pacificazione del paese e scongiurare una guerra civile.
"Il nostro obiettivo - spiegano gli attivisti - è quello di invitare al perdono e alla comprensione reciproca per una convivenza senza violenza. Solo in questo modo riusciremo a trasformare il 2012 in un anno di pace".
"Con questa iniziativa vogliamo porre fine a quelle pratiche che incoraggiano l'odio tra la gente. Condanniamo quindi tutte le dichiarazioni politiche che incoraggiano la violenza in qualsiasi forma, e facciamo appello a tutte le autorità perché adottino e sostengano la nostra iniziativa".
"A tal fine - proseguono i rappresentanti della società civile - chiediamo un sistema giudiziario indipendente e rispettoso della legge, così come il supporto dei media, che devono essere dei partner chiave nel promuovere una cultura basata sulla tolleranza, l'amore e la pace, contro il linguaggio dell'odio e delle minacce".
L'iniziativa, che verrà portata avanti in tutte le province del paese, si tradurrà in una serie di attività aperte alla partecipazione di tutti gli iracheni.
Coloro che ne faranno parte, indosseranno una fascia bianca sul petto, come simbolo del rifiuto di ogni forma di violenza.
30 gennaio 2012
Feriti da colpi di arma da fuoco, arrestati illegalmente, malmenati: sono i giornalisti che operano nel Kurdistan iracheno. Il 16 gennaio avevamo
E' stata una vera e propria “occupazione”: la parola agli studenti delle università irachene, che raccontano i timori della società e rivelano il fallimento dell'intervento statunitense. Criminalità aumentata, conflitti confessionali, corruzione, povertà e molto malcontento. E la situazione sta per degenerare. Tanti, troppi gli interrogativi ancora aperti.
La Banca centrale irachena ha dichiarato di essere sotto “attacco valutario”. Nelle aste della banca degli ultimi mesi è aumentato vertiginosamente l’acquisto di dollari statunitensi, che finirebbero per foraggiare il mercato nero di Siria e Iran.
Sulla scia dei molteplici attentati che continuano a insanguinare il paese, la stampa americana – dal New York Times al Washington Post – non fa che sostenere l’idea per cui il conflitto tra sunniti, sciiti e curdi era "inevitabile" con l'uscita di scena dell'esercito Usa. Siamo sicuri?
Il Consiglio dei ministri iracheno ha approvato per il 2012 un bozza di bilancio molto più “generosa” rispetto agli anni precedenti. Il bilancio riflette le priorità del paese nell’anno in cui muoverà i primi passi nella piena sovranità, dedicando quasi metà della spesa pubblica a tre settori: energia, sicurezza e servizi sociali.
E' giunta l'ora di chiedergli conto dei crimini commessi in Iraq. I medici e gli abitanti di Falluja tornano con forza ad accusare il governo statunitense di aver impiegato uranio impoverito e fosforo bianco nel corso dell’assedio della città, datato 2004. Gli effetti sui neonati continuano a essere "catastrofici", e il pensiero va al Giappone annientato dall’atomica americana.
Un nuovo rapporto fa luce sul drammatico fenomeno delle Private military and security companies (PMSCs). Si tratta di un lavoro realizzato per le Nazioni Unite, che dimostra come l’Iraq sia diventato il paese più privatizzato al mondo in materia sicurezza. E si scopre che in alcuni paesi, dalla Libia alla Gran Bretagna, i 'veri' protagonisti del 2011 sono stati proprio i mercenari.
La questione della legge sugli idrocarburi in Iraq sembra essere ancora lontana dal trovare una soluzione. Il Parlamento ha deciso di posticipare il dibattito sulla bozza presentata dal governo, a causa della reiterata assenza alle sedute dei membri della lista di opposizione Iraqiya. Da parte loro i sunniti chiedono infatti un "nuovo intervento" degli Stati Uniti.
Bambini e giovanissimi travolti dal terrorismo e dalla guerra, vite spezzate e famiglie distrutte. E' questo il filo rosso che unisce la Palestina all'Iraq in “Festa di rovine”, l’ultimo libro di Miriam Marino*.
In una recente intervista all'Iraq Oil Report, il vice primo ministro iracheno, Hussain al Shahristani, chiarisce la posizione ufficiale del governo iracheno sulla questione del contratto non autorizzato tra la ExxonMobil e le autorità della regione del Kurdistan.
Gli attentati di Baghdad sono solo l'ultimo esempio della crescente tensione interconfessionale in Iraq. Il tono dello scontro è stato dettato dalla battaglia in atto proprio nel cuore del governo iracheno. Ma si tratta di una contrapposizione che riflette il più ampio conflitto tra l'Iran e la Turchia rispetto alla situazione siriana.
Ho davvero voglia di piangere, ma le lacrime non ne vogliono sapere di scendere. Giovedì mattina ero venuto al pronto soccorso alle 7. Improvvisamente ho sentito diversi boati. "Oh mio Dio, sono esplosioni!", ho pensato, e dopo poco un’ambulanza è arrivata con le molte vittime di una serie di attentati che hanno colpito tutta Baghdad.
Il 20 dicembre 2011, la IEITI - l'Iniziativa per la trasparenza dell'industria estrattiva irachena (Iraqi extractive industries transparency initiative) - ha diffuso il rapporto sulla concordanza delle entrate del settore petrolifero in Iraq nel 2009. Si tratta di un documento molto importante, poiché fa luce sia sull'importanza dei proventi dell'oro nero che sulla sua gestione.
Se c’è una parte del mondo che non è mai stata completamente decolonizzata, quella è il Medio Oriente. Partendo da questa premessa, Seumas Milne fa coincidere il giorno della caduta di Hosni Mubarak in Egitto con l’inizio di una “implacabile controrivoluzione” delle potenze occidentali e dei loro alleati del Golfo, nel tentativo disperato di schiacciare o comunque manipolare le rivoluzioni arabe. 