Cultura e dintorni

Yalla Shebab! Talenti in movimento, tra cultura e cambiamenti politici

Anticipata da una settimana di workshop e da una serata-evento dedicata alla Palestina con l'anteprima italiana di "Gaza Shield" e la presenza di Nabil Salameh dei Radiodervish, la seconda edizione dello Yalla Shebab Film Festival si preannuncia ancora più ricca e internazionale.

 
 
 

I cinque semi delle mele del Golan

Le mele sono l’unico commercio che lega Israele e Siria, e un importante mezzo di sostentamento per i drusi del Golan occupato. Attraverso le storie degli abitanti di Majdal Shams, questo documentario racconta di resistenze e nazionalismi durante gli anni immediatamente precedenti al conflitto che ha spaccato in due la madrepatria.

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Se l'ufficio stampa di Hezbollah ti augura buon compleanno

Quello di Neil MacFarquahar, corrispondente dal Medio Oriente per il New York Times dal 2001 al 2005, è un viaggio in un Medio Oriente lontano dagli abituali cliché, tra le vite di quelle donne e di quegli uomini pionieri dell'attuale cambiamento politico e sociale che interessa la ragione. 

Libano, al via il Festival di Baalbeck

Superare la crisi e rilanciare la cultura. Questa l'ambizione del prossimo Festival internazionale di Baalbeck, grazie al quale per due mesi il Libano proverà a dimenticare i suoi problemi.

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Afghanistan. Sound Central Festival: il reportage/2

"Non si tratta di cambiare la cultura afghana, ma, al contrario, di fare in modo che siano gli afghani a prendere l'iniziativa e ad esprimersi liberamente di fronte al mondo".

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"Contro il pregiudizio resta la cultura": incontro con Ahmad Rafiq Awad

Ricordare la Nakba, e insieme raccontare la vastità della produzione culturale palestinese: a Roma l’iniziativa per presentare “Re Churchill”, ultima opera di Ahmad Rafiq Awad. Che parla di pregiudizi occidentali, del potere della conocenza e di un’identità “che non muore, come i diritti”. Incontro con lo scrittore per parlare del suo ultimo lavoro, e della vivacità culturale della sua terra.

"Diplomazia 2.0": Google riconosce la Palestina

Il colosso informatico Google riconosce lo Stato di Palestina: con una piccola rivoluzione virtuale, dal popolare motore di ricerca scompare la definizione di "Palestinian Territories" per fare posto a quella di "Palestine". Benvenuti nell'era della "diplomazia 2.0". 

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Afghanistan. Sound Central Festival, se i veli ondeggiano a ritmo di rock

Chi pensava all'Afghanistan solo come a una zona di guerra e di vecchi conservatori col turbante, in questi ultimi 4 giorni si è dovuto ricredere: ragazzi (e ragazze) di tutte le età hanno invaso Kabul, tra punk, metal e musica rap, tele, colori, bombolette spray e break dance a tutto spiano. E' il "Sound Central Festival".

"Gli arabi" visti da Eugene Rogan

Da Solimano il Magnifico a George W. Bush, dagli scontri tra ottomani e mamelucchi sino alla guerra del Golfo: sono oltre 400 gli anni di storia raccontati dalle 796 pagine del professore Eugene Rogan. 

Sahara Occidentale. "I diritti umani non sono una moneta di scambio". Incontro con Aziza Brahim

La cantante e percussionista Aziza Brahim parla della cultura come strumento di lotta per l’autodeterminazione e come voce della disillusione del popolo saharawi nei confronti della comunità internazionale sulla questione del Sahara Occidentale.

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Israele/Palestina. Il figlio dell'altra, quando il dramma è anche familiare

"Le Fils de l'Autre", titolo originale dell'opera indipendente della regista francese Lorraine Lévy, è prima di tutto un bel film. Elemento non facile quando si approccia la questione israelo-palestinese. 

"Re Churchill": in un’opera teatrale il 'paradigma' palestinese

Tradotto in italiano e pubblicato dalla casa editrice Camenia, arriva in Italia "Re Churchill", opera teatrale dello scrittore palestinese Ahmad Rafiq Awad. Che nel suo tour farà tappa anche a Roma, il prossimo 4 maggio, per un’iniziativa in memoria della Nakba. 

A Venezia Gilles Kepel racconta la sua nuova "passione araba"

Domani a Venezia, Gilles Kepel racconta il suo "viaggio in Oriente", un pellegrinaggio durato due anni e che lo ha visto visitare tutti i 'luoghi sacri' della rivoluzione. Di qui la sua nuova "passione" araba.

Afghanistan. Ghazni, il “nuovo” centro dell'Islam tra minareti e tesori trascurati

La città di Ghazni è stata nominata ufficialmente "centro della cultura e della civiltà musulmana" per il 2013. Nonostante la guerra, i ritardi e le negligenze burocratiche, il “gioiello” afghano si prepara a rinascere.

Cittadine a metà, la maledizione delle donne arabe: incontro con Hyam Yared

Hyam Yared è un’autrice libanese, nata a Beirut nel 1975, dove ha iniziato la sua carriera. Una scrittura senza tabù, la sua, che mette a nudo i limiti della società libanese. Protagoniste delle sue pagine, le donne. 

Egitto. Il sorriso beffardo della Monnalisa per le strade del Cairo

Il Cairo continua ad essere il centro del destino della “rivoluzione” egiziana. Le sue strade sono lo scenario di manifestazioni continue, che sfociano sempre più spesso in sanguinosi e prolungati scontri. Ma quelle strade sono testimoni anche di una nuova vitalità, creativa e non violenta.

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Iran. Una canzone per Bushehr

Si chiama "Sharveho Damman" ed è dedicata a Bushehr, colpita martedì scorso da un violento terremoto. Un omaggio alle vittime, ma anche a una città e alla sua tradizione musicale. 

"Un maiale a Gaza" e l'amara ironia dell'occupazione

Cosa succede se un pescatore palestinese si ritrova tra le reti un maiale? "Le cochon de Gaza" è un insieme di comicità, attualità politica e critica sociale nel tentativo di raccontare la realtà dell'occupazione. Ma il risultato non è dei migliori.

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Palestina. Le radici della cultura e la resistenza della memoria. Intervista a Salman Natour

Raccontare la Palestina oggi potrebbe ridursi a una 'memoria della morte'. E invece la cultura è ancora viva, anima i vicoli di Haifa e arriva fino ai campi profughi dove sono custodite le chiavi di case abbandonate e il legame con la terra natia. Incontro con Salman Natour*, scrittore e intellettuale, che lavora sul concetto di 'memoria'.

Siria: morire per testimoniare. Gli scatti di Olivier

Olivier Voisin era un fotografo francese, partito per la Siria per documentare la guerra. Questa la sua missione, questa la ragione della sua morte. Oggi i colleghi gli dedicano una retrospettiva, per non dimenticare l'umanità dei suoi scatti. 

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