Cinema curdo a Roma: l'altra faccia della 'democratica' Turchia
Il 4° Festival del Cinema Kurdo che si sta svolgendo a Roma ha portato sul grande schermo storie di una terra sconosciuta alla gran parte del pubblico italiano. Si tratta della regione anatolica, il Kurdistan, terra che conserva le più antiche tracce dello sviluppo umano, testimonianze dei primi insediamenti comunitari datati migliaia di anni. Alcuni di queste, come Hasankeif e altri siti situati nella valle del Tigri, stanno per scomparire sotto le acque della Diga di Ilisu, nell'ambito di un grande progetto idroelettrico che interessa l'intera regione curda.
di Bruna Felici - Un ponte per...
La loro storia racconta l'altra faccia dello sviluppo della Turchia, paese modello per molte realtà della regione, ma soprattutto anello di congiunzione tra Europa e Oriente.
Nel regione curda è quotidiano lo scontro tra le popolazioni locali e il governo di Ankara, risultato del netto rifiuto delle richieste di riconoscimento identitario del popolo curdo, in ragione della difesa dell'unità nazionale.
Da anni i curdi chiedono l'avvio di un dialogo pacifico e democratico tra le loro comunità locali e lo Stato centrale, che produca il riconoscimento dell'autonomia culturale, sociale, politica ed economica dei curdi all'interno di uno Stato nazionale nel quale si ritrovino a convivere le tante componenti multiculturali del paese.
In tal senso va letta la recente proposta politica “progetto per un Kurdistan autonomo e democratico”, lanciata dal Congresso della società democratica (DTK), nella quale sono presenti idee per riorganizzare la convivenza dei popoli turco e curdo in Turchia su basi democratiche, che la trasformerebbero in una convivenza pacifica.
In questi due anni nell'area curda è invece aumentata la pressione militare, con uno Stato di polizia che motiva le sue ragioni con la difesa dell'ordine democratico dall'attacco terroristico che si celerebbe dietro le richieste politiche curde.
Si registrano quotidiani scontri armati, manifestazioni che degenerano in violenza, persecuzioni e arresti di giornalisti e attivisti dei diritti umani.
Sono quasi 100 i giornalisti nelle carceri turche, la maggior parte dei quali è di origine curda.
Un clima descritto con intimidazioni continue, fatte di violenza e attentati nei confronti dei media e degli organi di informazione di lingua curda, come ci racconta un giornalista presente all'incontro “Libertà di stampa e d'opinione” organizzato nell'ambito del Festival.
Le accuse sono di attività terroristiche secondo la recente legge anti terrorismo turca che ritiene una grave minaccia al paese tutte quelle attività svolte per chiedere la legittimazione dell'identità curda.
Secondo alcuni dati, la legge antiterrorismo avrebbe fatto salire le condanne per terrorismo da 273 a 6345 nel periodo tra il 2005 e il 2009.
Ma non sono solo i giornalisti ad essere arrestati. Negli ultimi due anni sono avvenuti arresti di politici curdi, membri di organizzazioni della società civile, avvocati, sindacalisti, studenti e moltissimi minori tuttora trattenuti nelle carceri turche in dure condizioni di detenzione.
Roberto Natale, in rappresentanza della Federazione della Stampa Italiana, ha raccolto la richiesta di aiuto e gli appelli a favore della libertà di stampa in Turchia.
Nel suo intervento ha proposto il lancio di iniziative nazionali e internazionali per sostenere il diritto alla libertà di espressione, nonché forme di pressione sulle istituzioni europee per chiedere alla Turchia il rispetto dei principali diritti umani.
16 gennaio 2012
Prosegue la campagna di raccolta firme avviata da Educational International, federazione mondiale dei sindacati degli insegnanti, determinati a sensibilizzare la comunità internazionale sulla questione dei 25 sindacalisti curdi, condannati a scontare 6 anni e 5 mesi di prigione, dall'Alta Corte di Smirne, in Turchia.
"L'incidente di Uludere è stato un massacro di massa". E' questa la conclusione del monitaraggio compiuto da una delegazione di due associazioni di Diyarbakır nella zona dei bombardamenti aerei che mercoledì sera hanno copito Ortasu (in lingua curda Uludere), nella provincia sud-orientale di Sirnak, in Turchia.
"Come Congresso Nazionale Kurdo (KNK) facciamo appello all’opinione pubblica internazionale, alle ONG democratiche e alle altre organizzazioni internazionali democratiche affinché condannino le azioni dello Stato turco. Inoltre, chiamiamo l’UE e gli USA, così come tutti gli altri Stati, a porre l’embargo e a congelare le loro relazioni con la Turchia".
Un sondaggio del Christian peacemaker team fa luce sull'opinione dei curdi sui curdi sotto assedio da parte dei bombardamenti iraniani e turchi, tesi a piegare la guerriglia del Pkk e del Pjak. Se in questi mesi il governo regionale curdo iracheno è apparso quantomeno 'confuso' sul tipo di risposta da dare ad Ankara e Teheran, i curdi che vivono nel nord dell'Iraq hanno invece delle idee molto chiare.
Ancora un mese caldo in Turchia. Il processo noto come 'Kck operation' segna una nuova battuta d'arresto. A breve invece il verdetto sulla vicenda di Roj Tv, con le piazze europee che si mobilitano per protestare contro il governo di Ankara.
C'è un sempre più crescente divario fra chi promuove la Turchia di oggi come una 'democrazia' e quanti vivono sulla propria pelle la stessa Turchia come terra di detenzioni arbitrarie, repressione politica e distruzione militare.
Sulla Siria, Arabia Saudita e Qatar si sono trovati subito d’accordo. Eppure per un certo periodo di tempo si è detto che il piccolo emirato era uno spin-off dell’Iran, e che la sua agenda di politica estera ricalcava da vicino quella di Tehran.
Ben 51 persone, di cui 48 avvocati, sono stati condotti in carcere perché sospettati di svolgere attività di intermediazione tra Abdullah Öcalan, leader del Pkk, e il Kck (Unione delle comunità curde), che per Ankara è "l'ala urbana” del Partito curdo dei lavoratori.
Gli Usa considerano il Pkk un'organizzazione terroristica. Di qui l'appoggio fornito alla Turchia nella lotta ai guerriglieri curdi e ora la cessione di quattro droni impiegati in Iraq per sorvolare le montagne di Kandil.
Ieri, alla Città dell'Altra Economia di Roma, c'è stato incontro organizzato da Europa Levante con il deputato curdo del BPD. La sala era affollata: tante le associazioni italiane che si battono per i diritti del popolo curdo e la pace in Anatolia e Mesopotamia, così come molti giovani curdi del vicino centro Ararat.
"La mia detenzione e l'accusa di essere un membro di un'organizzazione illegale è un'intimidazione verso tutti gli intellettuali e democratici della Turchia e una monovra della campagna per isolare i curdi".
Continuano gli arresti nei confronti dei sostenitori della causa curda in Turchia. Ora è la società civile a mobilitarsi, in terra turca ma anche all'estero. Si parla di crimini contro i diritti umani, di cui la Turchia potresse dover rispondere in Germania. Qui alcuni avvocati hanno presentato una denuncia contro il primo ministro turco presso la procura generale di Karlsruhe. 