Buon compleanno, Bahrein
Ad un anno dall’inizio della rivolta, il Bahrein ha festeggiato l’anniversario tra violenze, feriti e arresti. Le forze di sicurezza erano schierate già da lunedì mattina, a Manama. Pearl Square cinta d’assedio, come del resto tutta la capitale: le vie d’accesso bloccate da mezzi blindati, i sobborghi isolati e i villaggi dei dintorni occupati da polizia e esercito.
di Marta Ghezzi da Amman
L’immane schieramento di forze non ha però impedito ai manifestanti di raggiungere la piazza e tentare l’occupazione simbolica, ad un anno di distanza.
Cariche della polizia, lanci di fumogeni e lacrimogeni si sono susseguiti per tutta la giornata di ieri.
Testimoni sostengono di aver sentito colpi di arma da fuoco, ma le autorità non confermano. La risposta dei manifestanti è stata a colpi di pietre e bottiglie incendiarie.
Violenti scontri tra dimostranti e forze dell’ordine si registravano ieri in tutto il paese, con epicentro nel piccolo villaggio di Sanabis, dove agenti di sicurezza hanno fatto irruzione delle case, sparando fumogeni e compiendo arresti di massa.
Alla fine della giornata, le autorità dichiaravano l’arresto di una trentina di persone, tutti responsabili dei disordini, ma fonti non ufficiali farebbero salire il numero dei fermati almeno a 68, tra i quali figurerebbero anche minorenni.
Arrestata e trattenuta per tutta la giornata anche la famiglia di Nabil Rajab, direttore del Bahrein Centre for Human Rights, compresi i due figli piccoli, accusati di sommossa e rilasciati solo in serata.
Sulla natura dei disordini, il ministero delle Comunicazioni ha diramato ieri un comunicato nel quale riconduceva le violenze di piazza a pochi facinorosi, facendo così eco all’intervento televisivo di lunedì del re Hasan bin Isa Al-Khalifa, durante il quale il monarca si diceva convinto della possibilità di una riconciliazione nazionale, capace di superare le momentanee divergenze, e felice della determinazione con cui gli attori in campo perseguono, ancora dopo un anno, i loro obiettivi.
Convocata per oggi una conferenza stampa delle opposizioni per chiarire i fatti di ieri.
Da chiarire anche la questione Formula 1. Programmata per il 22 aprile prossimo, la corsa rischia di saltare per il secondo anno consecutivo.
Di oggi una lettera confermata da parlamentari inglesi e bahreiniti che chiede lo svolgimento della competizione, essendo la situazione sottocontrollo e limitata a sporadici episodi di disordine.
15 febbraio 2012
Già dispiegati centinaia di uomini di sicurezza addestrati (e non solo) direttamente da Scotland Yard, aspettando domani. Il 14 febbraio il Bahrein compirà un anno dall’inizio dei disordini e si prepara a festeggiarlo con una nuova occupazione. Il luogo prescelto è la Freedom Square, la grande piazza che apre le porte della capitale Manama, già teatro di scontri tra manifestanti e polizia.
Il 14 febbraio il Bahrein ricorderà il primo anno dall’inizio delle proteste: la Primavera nel piccolo Stato a maggioranza sciita, retto da una dinastia sunnita, era iniziata con l’occupazione di Pearl Square. Occupazione repressa nel sangue, mentre a non trovare alcun impedimento sono stati invece i 53 milioni di dollari in armamenti vari arrivati dagli Stati Uniti.
I venti della 'Primavera' non soffieranno sulla penisola araba, almeno per ora. Secondo il giornalista Sooud Sultan Al Qassemi esiste una rete di interessi così potente da resistere a ogni tentativo di riforma politica, fatta di tribù, religione, monopoli e giornalisti asserviti al potere.
Dopo i primi avvertimenti, la polizia ha caricato. La manifestazione di venerdì sera, indetta in solidarietà con i detenuti e le famiglie degli attivisti arrestati durante le marce di protesta, era quasi finita quando le forze dell’ordine in assetto anti-sommossa si sono scagliate contro la piccola folla che già iniziava a disperdersi. Colpito anche il presidente del Centro per i diritti umani del Bahrein, che dal canto suo esulta: "Stanno creando un’intera generazione di citizen journalist e di attivisti per i diritti umani”.
Le autorità del Bahrain sembrano aver accolto le richieste della Commissione d'inchiesta indipendente e operano una 'revisione' delle condanne inflitte ad alcuni manifestanti che si erano "macchiati" di reati di opinione.
Abdulhadi al Khawaja è stato condannato all’ergastolo con l’accusa di terrorismo. Sua figlia Zainab è stata rilasciata sotto cauzione. In Bahrein c'è un'intera famiglia che sta pagando per la libertà di tutti.
Anche il Bahrain fa i conti con le 'armi della primavera araba'. Gli ultimi scontri nel paese hanno avuto come 'protagonisti' dei potenti gas lacrimogeni. Nonostante la commissione di inchiesta sugli scontri di marzo, la repressione continua.
All’interno del mondo arabo il Golfo Persico è una macro-regione “eccezionale” per diverse ragioni. A parte lo Yemen, tutti i paesi che lo compongono possiedono ordinamenti monarchici e tutti quanti appaiono, nella dicitura di Noah Feldman, “anomali”.
di Giovanni Andriolo