Sette giorni di ordinaria follia in sette brevi da Israele e Palestina/19

1 – Dopo 15 giorni di fermo al porto di Alessandria il convoglio umanitario “Music for Peace” è riuscito a entrare a Gaza. Le motivazioni dell’attesa stanno nel carico dei container, in grado di rappresentare una seria minaccia alla sicurezza di Israele.
Sette ambulanze, materiale per persone audio-lese e attrezzature mediche a volontà. Forniture che, dato l’elevato tasso di pericolosità, non hanno generalmente il permesso di entrare nella Striscia. Potrebbero finire nelle mani di pericolosissimi dottori.
2 - Può stare tranquillo Mario Balotelli, calciatore della nazionale azzurra, italiano solo quando segna. Secondo il quotidiano Yediot Ahronot infatti la madre adottiva avrebbe origini ebraiche, quindi l’attaccante “è uno di noi”, a prescindere dalle sue origini ghanesi.
Strano, perché invece in Israele è stata appena arrestata A.J. Mathias, 6 anni, nata e cresciuta nel paese ma colpevole di avere genitori filippini. Lei quei goal di testa però mica li sa fare.
3 – Polemica intorno al dono del governo israeliano diretto agli sfollati di Mirandola, cittadina dell’Emilia colpita dal terremoto: quattro le casette mobili regalate da Tel Aviv per ospitare un asilo nido.
Un gesto che ha provocato le reazioni contrariate della popolazione locale. Costruire case agli emiliani con una mano e distruggerne ai palestinesi con l’altra è sembrato un equilibrismo eccessivo. Anche per un terremoto.
4 – Rendere la Palestina 2.0. E’ questa l’idea di fondo di Bashar al-Masri, architetto palestinese che ha dato vita al progetto di Rawabi, la prima “new city” dei Territori Occupati. Una città moderna in pieno stile Dubai “pensata per professionisti che vogliono scrollarsi di dosso l’atmosfera antiquata dei vecchi centri abitati”.
Oltre 1 miliardo di dollari l’investimento, per un progetto che ha ricevuto la benedizione del Qatar e della Camera di Commercio israelo-palestinese. Il fatto che la “new city” sorga in uno stato che tecnicamente non esiste è un dettaglio del tutto secondario.
5 – Prima si leggeva che il concordato tra Santa Sede e Germania nel ’33 “significò riconoscere il regime nazista”; oggi invece che fu firmato “per preservare i diritti della Chiesa in Germania”. Si è risolto così, con una didascalia ritoccata, il contenzioso che per un decennio ha diviso Israele e Vaticano sulla foto di papa Pacelli nel museo dell’Olocausto a Gerusalemme.
Parallelamente, a Roma, via libera alla mostra sul massacro di Sabra e Chatila, precedentemente censurata dal Comune per una nota “non storicamente corretta”. In Israele come in Italia è tutta questione di censura. Pardon, di didascalia.
6 – Dopo 5 anni di blocco, imposto dai costi e dalle continue proteste palestinesi, riprende la costruzione del Muro di Segregazione. Dai box israeliani confermano: era solo un pit-stop per cambiare le gomme.
7 – Esordio sul web per “IDF Ranks”, gioco delle forze armate israeliane cui si accede via Facebook e Twitter. Online sarà possibile arruolarsi nell’esercito e giocare alla guerra, aiutando a diffondere informazioni e pubblicità sulle truppe e le loro attività.
“Vuoi difendere Israele? Diventa un soldato virtuale” lo slogan di lancio. Estasiati i palestinesi: di soldati reali con armi reali a presidio di un’occupazione reale erano annoiati. A morte.
8 luglio 2012
